ANNO 16 n° 184
Gioco d'azzardo nel Lazio: i numeri del biennio tra sale fisiche e boom dell'online
03/07/2026 - 18:36

Il Lazio si conferma una delle regioni dove si scommette di più in Italia, e i dati degli ultimi due anni raccontano una trasformazione profonda del fenomeno. Il baricentro del gioco si è spostato in modo netto dalle sale fisiche allo smartphone, mentre la spesa complessiva continua a crescere anno dopo anno. Dietro le cifre si nasconde un intreccio di volumi record, fragilità sociale che fa del territorio laziale un caso di studio nazionale. Ecco la fotografia aggiornata, ricostruita dai rapporti Azzardomafie di Libera e dal Libro Nero dell'Azzardo di Federconsumatori e CGIL, entrambi elaborati sui dati ufficiali dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM).

Il Lazio terza regione d'Italia per volume di gioco

Nel 2024 la raccolta complessiva del gioco d'azzardo nel Lazio ha toccato circa 16 miliardi e 668 milioni di euro. Di questi, 6,5 miliardi provengono dal gioco fisico e 10,1 miliardi da quello online. Il canale telematico pesa quindi per circa il 60 per cento del totale regionale, in perfetta linea con il sorpasso registrato a livello nazionale.

Tradotto sul singolo cittadino, il dato è impressionante: 2.919 euro pro capite giocati in media da ogni abitante nel corso dell'anno. Si tratta di un valore alto, seppur inferiore a quello di regioni come Campania (3.692 euro), Abruzzo, Molise e Sicilia, tutte oltre la soglia dei 3.000 euro annui. In termini assoluti, il Lazio è la terza regione italiana per volume di raccolta, dietro soltanto a Lombardia (quasi 25 miliardi) e Campania (20,5 miliardi), e davanti alla Sicilia.

I dati preliminari relativi al 2025 confermano la tendenza al rialzo. Sul fronte del gioco online il Lazio registra 1.941 euro pro capite per residente, il valore più elevato di tutto il Centro Italia. E la sola provincia di Roma arriva a concentrare quasi 12,9 miliardi di euro di raccolta complessiva, diventando la prima realtà territoriale del Paese per volume assoluto di denaro giocato.

Roma, la capitale italiana dell'azzardo

Il vero motore del dato regionale è la Capitale. Nel 2024 i romani hanno giocato 8 miliardi e 330 milioni di euro, una cifra superiore persino a quella di Milano e Napoli messe una accanto all'altra. Il confronto con l'anno precedente è eloquente: nel 2023 la spesa si era fermata a 7 miliardi e 733 milioni, il che significa un incremento di 597 milioni in un solo anno, pari a un più 7,1 per cento, superiore alla media nazionale.

La distanza dalle altre metropoli è abissale. Milano si colloca al secondo posto con 3,9 miliardi, Napoli al terzo con 3,4 miliardi: entrambe non arrivano alla metà del volume romano. È un primato che consegna a Roma il ruolo di indiscussa capitale dell'azzardo, con una concentrazione di sale, punti scommessa e apparecchi che non ha eguali sul territorio nazionale.

Il sorpasso dell'online sul gioco fisico

Il fenomeno più significativo del biennio è il definitivo cambio di baricentro verso il digitale con tipologie di casino online come le piattaforme senza autoesclusione come quelle che recensisce il sito gamerbrain.net, ad esempio. Se un tempo il gioco d'azzardo era legato all'immagine della sala slot o del tabaccaio, oggi la quota maggiore delle giocate passa attraverso app, siti e piattaforme di betting accessibili con un semplice tocco sullo schermo.

Il dato laziale del 60 per cento online rispecchia quello italiano. A livello nazionale, nel 2024 la raccolta ha toccato 157,45 miliardi di euro, con un incremento del 6,5 per cento sul 2023: di questi, 92,1 miliardi arrivano dall'online e 65,35 miliardi dal gioco fisico. Nel 2025 il canale telematico ha superato per la prima volta la soglia dei 100 miliardi di euro, con una crescita del 9,5 per cento, portando il volume complessivo a 165,34 miliardi, circa il 7,3 per cento del PIL nazionale.

Un aspetto particolarmente insidioso riguarda i piccoli centri. Nei comuni più minuti del Lazio, dove le sale fisiche sono poche o assenti, si gioca ormai quasi esclusivamente online. Bastano uno smartphone e una carta ricaricabile per accedere a scommesse sportive e casinò virtuali, rendendo il fenomeno molto meno visibile ma non per questo meno diffuso.

Le province: Frosinone, Latina e i picchi anomali

Fuori dalla Capitale, il quadro provinciale offre spunti altrettanto rilevanti. In provincia di Frosinone nel 2023 sono stati giocati 1 miliardo e 277 milioni di euro, di cui più della metà (712 milioni) attraverso i canali telematici. Nel 2025 la cifra è salita a 1,41 miliardi, ripartiti tra 686,9 milioni nei giochi di abilità online, 234,6 milioni in slot e videolottery e 166,1 milioni nelle scommesse sportive. Colpisce che si tratti di uno dei territori economicamente più fragili del Lazio, segnato da deindustrializzazione e spopolamento: l'azzardo, come noto, tende a prosperare dove cresce l'incertezza.

In provincia di Latina la giocata media pro capite nel 2023 si è attestata sui 3.073 euro secondo la Caritas diocesana, in crescita del 7 per cento sull'anno precedente. Il capoluogo pontino da solo concentra quasi metà del volume provinciale, con una spesa pro capite di 3.350 euro. Ancora più elevato il dato del Sud Pontino, dove tra Terracina, Gaeta e le isole si raggiungono i 3.766 euro pro capite, con una netta prevalenza del canale online.

I picchi più anomali si registrano però nei borghi. Nel 2023 la spesa pro capite più alta del Lazio è stata quella di San Vittore nel Lazio con 6.812 euro, seguita da Atina con 6.181 euro. Nel 2025 Formia è entrata nella top nazionale, piazzandosi al quarto posto in Italia per raccolta online pro capite con 6.824 euro, quasi il triplo della media del Paese.

Ludopatia: una domanda di cura largamente inevasa

Dietro i numeri economici si nasconde il volto umano del fenomeno. Le stime sulla dipendenza variano molto a seconda della fonte, ma le rilevazioni più citate parlano, per il Lazio, di una platea compresa tra 120.000 e 180.000 giocatori problematici, ovvero persone il cui livello di concentrazione delle giocate supera la soglia patologica.

Il dato più allarmante riguarda però lo scarto tra bisogno e presa in carico. Secondo l'associazione dei concessionari Acadi, le persone effettivamente in cura per disturbi da gioco d'azzardo nel Lazio sono appena 840, a fronte di circa un milione e ottocentomila consumatori giocatori, pari a un terzo della popolazione maggiorenne regionale, distribuiti su circa 6.400 esercizi. Un abisso che racconta quanto la rete dei servizi socio-sanitari fatichi a intercettare una dipendenza che si consuma sempre più spesso in solitudine, davanti a uno schermo.

La normativa regionale tra distanziometro e proroghe

Sul piano delle regole, il Lazio si muove tra restrizioni e continui rinvii. La Legge regionale 5/2013, più volte modificata, prevede per le nuove sale gioco un distanziometro di 250 metri da aree sensibili come scuole, centri giovanili, strutture sanitarie e luoghi di culto, senza applicarsi però agli esercizi già esistenti. A inizio 2025 una nuova disciplina ha introdotto termini precisi per l'adeguamento, con diciotto mesi per la rimozione delle slot dagli esercizi commerciali e alcuni anni per le sale scommesse più vicine ai luoghi sensibili.

La misura ha acceso un forte scontro con i concessionari, che denunciano il rischio per migliaia di posti di lavoro e chiedono moratorie, mentre le associazioni del terzo settore spingono da anni per l'applicazione piena delle norme a tutela delle fasce più deboli. Il braccio di ferro è ancora aperto e definirà il volto del gioco fisico laziale nei prossimi anni.

Con l'online ormai fuori dal raggio d'azione dei regolamenti locali e in crescita a doppia cifra, la vera sfida per il Lazio sarà conciliare libertà di gioco, salute pubblica e sostenibilità sociale. E secondo te, in un contesto in cui il gioco è entrato ormai in tasca a chiunque, gli strumenti attuali bastano ancora a proteggere chi è più fragile?






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