ANNO 16 n° 275
Gigli bacchetta la presidente Polverini:
''Ridurre subito i consiglieri da 70 a 50''
11/10/2012 - 04:00

VITERBO - La convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio Regionale, finalizzata a concludere “l’iter normativo delle decisioni che abbiamo assunto in aula, cioè la riduzione del numero delle commissioni e dei costi di funzionamento del consiglio e dei gruppi consiliari, è stata sollecitata da Rodolfo Gigli (Udc), con una lettera aperta inviata alla presidente Renata Polverini.

“Le chiedo pubblicamente e accoratamente – scrive Gigli - di prendere le iniziative più opportune perché nel Lazio si vada al voto dopo aver trasformato in legge tutto ciò e, soprattutto, dopo aver garantito la riduzione del numero dei consiglieri da settanta a cinquanta”.

Ad avviso di Gigli, se non sarà fatto tutto ciò, “non basteranno candidati carismatici o presunti tali, candidati immacolati o presunti tali. Serve una risposta della politica, che si assume le responsabilità del presente, per costruire qualcosa di nuovo nel futuro. E’ in gioco – sottolinea Gigli - il buon regionalismo, il suo sviluppo per rafforzare le istituzioni democratiche ancor prima del tornaconto politico di questo o quel candidato. A meno che dietro la fretta sul voto di qualcuno, non ci sia la voglia di molti di lasciare le cose come stanno”.

Prima di arrivare alla richiesta di convocazione del consiglio regionale straordinario, Gigli non esita a esprimere ala Polverini la sua delusione per i non detto dalla governatrice in un intervista rilasciata al Corriere della Sera l’8 ottobre scorso. Intervista che gli ha dato lo spunto per scrivere la lettera aperta. “Le dico francamente, forse con una inguaribile ingenuità – chiosa Gigli - che alla luce del difficile passaggio che abbiamo vissuto in consiglio regionale e che si è concluso con l’interruzione traumatica della legislatura, mi sarei aspettato come minimo alcune cose”.

“Cose” che passa ad elencare subito dopo: “Mi sarei aspettato – afferma – che i candidati già in campo o quelli che stanno per entrare per concorrere all’incarico di presidente della regione, ancor prima della data del voto in nome di una ‘emergenza democratica’ che non riguarda solamente il Lazio, avessero messo sul tappeto l ‘esigenza inderogabile di concludere l’iter delle norme che abbiamo deciso di condividere relativamente al funzionamento del consiglio e ai costi della politica”.

E ancora: “Pensavo, cioè, che si sarebbe prima di tutto discusso e concordato di come risanare il sistema, presentandoci agli elettori con una piattaforma di rappresentanza istituzionale più congrua alle necessità dei tempi e delle circostanze. In primo luogo, con la riduzione del numero dei consiglieri ritenendo questa, dopo, la premessa minima e indispensabile, anche se non sufficiente, per ricostruire il circuito positivo tra opinione pubblica, sistema politico e istituzioni. E questo sulla base di una semplice considerazione: non credo - perché tra l’altro non ci sono in circolazione - ai salvatori della Patria, capaci di sopperire con la loro sola presenza al deficit di scelte politiche tempestive o, da soli, in grado di riscattare il volto sfigurato delle istituzioni: Il riscatto della politica avviene con decisioni politiche, non con le brave persone, anche se, si ritengono dotati di poteri miracolosi o rifacendo i conti della spesa”.

Gli aggiunge che si sarebbe aspettato “che la società civile, nelle sue varie articolazioni, (categorie imprenditoriali, sindacati, eccetera) avessero a cuore il problema di fondo posto dalla crisi della Regione Lazio ancor prima della data delle elezioni; anzi a premessa di qualsiasi data, anche ravvicinata, che si ritenga più opportuna. Mi sarei aspettato – prosegue - che sia pure una minima parte dell’inchiostro che il sistema dell’informazione ha speso sul caso, venisse utilizzata per riproporre questo problema di fondo, a premessa del cambiamento strutturale in Regione e quindi di una Regione rinnovata e quindi di un regionalismo basato su scelte coraggiose e non sull’ammontare della massa monetaria disponibile per funzionare”.

Gigli conclude sottolineando che si sarebbe aspettato “da subito un dibattito su questi problemi e su una comune assunzione di responsabilità per rimuovere le cause e risanare la cosiddetta ‘palude’ che si è creata e non semplicemente cambiandone i frequentatori e i gestori”. E precisa di aspettarselo innanzitutto dalla presidente Polverini “da adesso, a prescindere dalla data del voto”.

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