ANNO 16 n° 274
Giallo di Gradoli,
due avvisi di garanzia
per gli Esposito
Indagati per violenza e minacce
08/07/2011 - 17:01

“I dati certi di questo processo si contano sulle dita di una mano, il resto sono tutte chiacchiere. E vi spiego il perché”. E’ così che l’avvocato Mario Rosati, legale di Paolo Esposito, aveva aperto la sua arringa il 28 aprile scorso nell’Aula 4 del tribunale viterbese.

Il procedimento giudiziario più eclatante dell’ultimo decennio - quello sul duplice omicidio di Tatiana Ceoban e della figlia Elena - stava per volgere al termine (la sentenza di condanna al carcere a vita per Esposito ed Ala è stata emessa il 13 maggio) e, dopo le requisitorie del pubblico ministero Renzo Petroselli e delle parti civili, quel giorno si era aperto il turno del collegio difensivo.

L’avvocato Rosati, convinto di calare l’ultimo asso nella manica, aveva incentrato il suo discorso su una questione soprattutto. E, a udienza conclusa, si era detto certo di aver “dimostrato la debolezza del castello accusatorio”. Adesso, invece, quell’asso gli si è rivoltato contro come un boomerang.

La scorsa settimana la polizia giudiziaria ha infatti notificato al legale un avviso di garanzia per favoreggiamento personale: per il sostituto procuratore Franco Pacifici avrebbe tentato di indurre il teste Gianfranco Righi a cambiare testimonianza.

L’antefatto. Durante il primo interrogatorio dai carabinieri, “Righi – aveva raccontato Rosati durante la sua arringa - dichiarò di aver visto Paolo Esposito sabato 30 maggio (giorno dell’uccisione di Tatiana ed Elena, ndr) fra le 18,15 e le 18,45 nei pressi del fioraio di Gradoli, dove stava sistemando alcune antenne da lui stesso installate. Righi, quel giorno, parlò con il mio assistito – aveva aggiunto il legale – Gli chiese quando sarebbe andato a sistemare il suo ripetitore, ed Esposito rispose che sarebbe andato a prenderlo ad Orvieto il lunedì successivo, e cioè il 1° giugno”.

Poi però Righi aveva ritrattato. “Venne riascoltato il 18 novembre dai carabinieri e spostò la sua ricostruzione di una settimana, quindi disse di aver parlato con Esposito sabato 6 giugno”, aveva detto Rosati, sostenendo che, però, non era possibile. “Le telefonate che Righi fece ad Esposito per sapere se la sua antenna fosse arrivata furono ben quattro, tutte risalenti a martedì 2 giugno. Se avesse visto Esposito sabato 6 giugno, lo avrebbe dovuto contattare il 9 giugno. I tabulati telefonici ci dicono che non è così”. E questo avrebbe significato che “Esposito al momento del presunto delitto, e cioè le 18,15, non era nella villetta di Cannicelle (dove sarebbero state uccise Tania e la figlia, ndr)”.

Per l’accusa, tuttavia, sarebbe stato Rosati a convincere Righi a spostare la data: “Se dici che lo hai incontrato il 30 maggio Paolo se la cava”, gli avrebbe detto.

Ma i colpi di scena sul giallo di Gradoli non sono ancora finiti. Perché altri due avvisi di garanzia, per violenza e minacce a pubblico ufficiale, sarebbero stati spiccati dalla Procura a carico dei genitori dell’elettricista, Maria Lorenzini ed Enrico Esposito. Sempre secondo l’accusa, i due, insieme a Rosati, avrebbero apostrofato più volte l’assistente sociale Angela Poscia, incaricata di redigere la relazione sulla piccola Erika – figlia di Esposito e Tatiana – data poi in affidamento ad una casa famiglia.

Rosati, assistito dai colleghi Enrico Valentini e Pierfrancesco Bruno, sarà interrogato lunedì prossimo dal pm pacifici.

Perplesso per la divulgazione della notizia l’avvocato Valentini, che ha preferito non rilasciare dichiarazioni; amareggiato e altrettanto perplesso Rosati che ha dichiarato: 'Ho fiducia nelle istituzioni e aspetto che si faccia chiarezza'.

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