ANNO 16 n° 272
Germania ''Auf Wiedersehen'' e la cittą
esplode di gioia per Leonardo Bonucci
30/06/2012 - 09:41

di Domenico Savino

''Chi non salta un tedesco è'' hanno cantato i viterbesi che appena dopo il triplice fischio dell’arbitro Lannoy che ha decretato la vittoria azzurra sulla Germania e  l’accesso in finale. Insieme a loro, a qualche migliaio di chilometri di distanza, cantavano e saltavano anche i giocatori di Prandelli dopo aver schiantato i panzer. Qualcuno l’ha definita la più bella partita giocata contro la Germania: ogni vittoria contro i tedeschi ha un sapore particolare, in questo periodo ancora di più. Addirittura c’è che pensa che la doppietta di Mario Balotelli possa avere effetti benefici intermini di spread. E dire che chi difende gli interessi dell’Italia in campo politico ed economico fa Mario di nome, coincidenze…

La città è imbandierata, vessilli di ogni tipo campeggiano sui balconi. Piazza Unità d’Italia presa d’assalto per vedere la semifinale sul maxischermo. Al Sacrario, luogo deputato dai viterbesi per i festeggiamenti post gara, il nome più gettonato era l’idolo di casa, Leonardo Bonucci. Una diga insuperabile, Gomez si è scontrato spesso facendosi male.

La partita di Leo è stata perfetta, con il compagno di squadra Barzagli formano una coppia insuperabile: difendono come un sol uomo, a turno quando uno va in anticipo, l’altro si stacca per dargli adeguata copertura. Automatismi perfettamente oliati da giornate di allenamenti a Vinovo con Conte. Meccanismi che diventano di routine anche nelle situazioni più complicate quando il pallone scotta, quando c’è da soffrire. Leonardo Bonucci è cresciuto tantissimo in quest’Europeo: partito in sordina come tutta la Nazionale, ha aumentato lo spessore delle sue prestazioni di partita in partita.

Si è adattato sia alla difesa a tre che nel modulo a quattro con grande naturalezza. Leader silenzioso, non si è mai perso d’animo: ha utilizzato i problemi extra calcistici come lo sprone per dare il meglio e ci sta riuscendo. Pilastro e psicologo: quella mano che tappa la bocca di Balotelli contro l’Irlanda è una delle istantanee del torneo che resteranno nella storia. Forse non si saprà mai cosa stesse dicendo Mario e Bonucci lo rivelerà soltanto ai nipotini. Ma è giusto che sia così: certe storie devono restare nel chiuso di uno spogliatoio, o meglio nello scrigno delle mani di Leonardo.

Ai microfoni della Rai ha detto che bisogna stare con i piedi per terra perché c’è una finale da vincere e bisogna credergli. Della Spagna sa tutto e gli iberici stanno imparando a conoscere l’Italia.Ma in finale non si arriva per caso e il merito va diviso tra la sagacia di Prandelli e il gruppo che ha creato. Basato sul blocco Juve di cui Bonucci è parte integrante ha modellato la Nazionale pezzo per pezzo formando un puzzle di tutto rispetto invidiato da inglesi e tedeschi convinti di sbriciolare l’Italia ne sono usciti a pezzi.

Bonucci prosegue per la sua strada e insieme a lui un popolo che adesso ci crede per davvero. In pochi avrebbero puntato sulla finale, i più ottimisti non credevano ad una risposta dopo lo scandalo delle scommesse. Ma l’Italia si è cementata nella avversità, ha tirato fuori lo spirito dei momenti migliori e ha fatto vivere una notte da incubo alla Merkel. ''Se saltelli segna Balotelli, difende Bonucci  e l’Italia…''.






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