

BOLSENA - Da almeno dieci anni esiste un progetto pilota per una centrale da 5 megawatt a Castel Giorgio, al confine fra Umbria e Lazio. Un impianto dal costo iniziale di 30 milioni di euro ideato dalla italo-austriaca Itw&Lkw Geotermia Italia Spa, che conta poi su 9 milioni l’anno per 25 anni (incentivi con fondi Ue). La differenza essenziale fra l’impianto “sperimentale” e quelli tradizionali è che in questo caso l’anidride carbonica prodotta verrebbe reimmessa nel sottosuolo. E questo spaventa i comitati del territorio. Secondo una pubblicazione del geologo Gianluca Vignaroli sulla rivista scientifica Tectonophysics, “è legittimo presumere che travasando in modo permanente grandi quantità di fluidi da un compartimento ad un altro senza che fra essi vi sia continuità idraulica, si crei depressione in uno e pressione nell’altro”.
Così “si favoriscono i movimenti delle faglie innescando terremoti” e “il travaso permanente facilita inoltre la risalita di fluidi geotermici (cancerogeni) verso l’acquifero superficiale”. “Il che non significa che tutta la geotermia sia da condannare”, specifica Georg Wallner professore di Fisica all’Università di Monaco di Baviera, da anni residente a Montefiascone (Viterbo): “È in questo specifico territorio,per lasua conformazione, che tale pratica si presenta dannosa”. Eppure il progetto ha ottenuto la valutazione d’impatto ambientale dal governo nel 2014, sulla base di una relazione affidata a una commissione composta da un astrofisico (relatore), un avvocato, e un geologo specializzato in ghiacciai alpini. Dopo un primo stop dall’esecutivo presieduto da Paolo Gentiloni, il governo Conte a trazione gialloverde ha dato il suo ok, anche pressato da possibili azioni legali dei privati interessati. Contro il provvedimento pendevano ben 4 ricorsi al Tar del Lazio.
«Subito dopo la bella notizia del riconoscimento del Biodistretto Lago di Bolsena da parte della Giunta Regionale del Lazio, è arrivata una brutta notizia per il nostro territorio: la sentenza del Consiglio di Stato, pubblicata il 7 ottobre, che dà sostanzialmente il via libera alla realizzazione della centrale geotermica di Castel Giorgio. I giudici hanno dato ragione a ITW&LKW Italia, che aveva fatto ricorso contro la sentenza del TAR Lazio con cui il progetto era stato bloccato.
Chiariamo subito: ciò non significa – comunicano da Biodistretto Lago di Bolsena – che non abbiamo più alcuna possibilità di fermare il progetto; diversi percorsi utili a questo scopo sono già stati intrapresi, indipendentemente dall’opposizione davanti ai tribunali.
Ad ogni modo, in questa intricata faccenda giuridica occorre fare un’attenta analisi della sentenza per decidere sui prossimi passi.
Le argomentazioni della sentenza del Consiglio di Stato sono prettamente tecnico-giuridiche e tendono a favorire ITW sistematicamente e a senso unico. Sul piano amministrativo, i giudici ritengono che non era necessario coinvolgere la Regione Lazio nel procedimento presso il Consiglio dei Ministri, perché la Regione non è “interessata” dall’impianto. Come è possibile non considerare che le parti terminali dei pozzi deviati di reiniezione si trovano nel sottosuolo della Regione Lazio? E che di conseguenza essa è esposta a rischio sismico e di inquinamento degli acquiferi?
I giudici del Consiglio di Stato non hanno accolto le osservazioni relative al rapporto ICHESE, non considerando quindi il pericolo dell’innesco sismico e la responsabilità civile e penale di chi lo causa. Sono molti i punti oscuri e contradditori della sentenza, come quello in cui si ammette che “il Comune di Castel Giorgio non fa eccezione, dato che si trova comunque in zona sismica, anche se a sismicità bassa, e nella sua storia ha registrato distruzioni ad opera di terremoti”; basti ricordare, uno fra tanti, quello di magnitudo 4,9 del 1957 che provocò vittime e gravi danneggiamenti. Suscita stupore anche l’affermazione “Sull’impianto realizzato gli organi competenti dovranno esercitare la necessaria vigilanza, provvedendo a sospenderne o a fermarne l’esercizio nel momento in cui, in base ad una corretta e completa istruttoria, emergessero profili di sua pericolosità, a maggior ragione tenendo conto che si tratta di un impianto pilota, volto quindi a verificare se e in che modo la risorsa sia sfruttabile in condizioni di economicità e sicurezza”, in evidente contraddizione con un altro passaggio nel quale i giudici negano la necessità di far valere il principio di precauzione.
Insomma, la sentenza del Consiglio di Stato non certifica in nessun modo che l’impianto di Castel Giorgio non sia pericoloso; evita semplicemente di esprimersi a proposito.
Bolsena non resta dunque a guardare, così scrivono sui social : “Cari amici,
avete avuto sicuramente modo di leggere della sentenza del Consiglio di Stato sull'impianto di geotermia di Castel Giorgio, che ha completamente ribaltato la sentenza del Tar.
Siamo oggettivamente molto amareggiati e dispiaciuti per questo giudizio, ma la partita non è conclusa.
Stiamo ragionando con le amministrazioni ricorrenti, insieme al nostro avvocato, di fare ulteriori passi giudiziari che potrebbero riaprire tutto.
D'altronde, la sentenza, è stata scritta così male, che sembra quasi che il giudice non abbia neanche letto le carte. Ci sono passaggi erronei o inverosimili, come quando si sconfessa il Tar sull'interesse della Regione Lazio al progetto di Castel Giorgio, come a voler dire che ciò che succede sottoterra non abbia alcun interesse rispetto a ciò che accade sopra.
La società si è già spinta a dire che chiederà i danni per questi anni di opposizione, peccato che il Consiglio di Stato, nella sua sentenza al limite del ridicolo, abbia obbligato le parti a dividersi le spese; ciò significa che, alla fine, non si è trattato di ostracismo, ma di un atto che anche il Consiglio ha ritenuto legittimo.
Un'altra cosa, di non poco conto. Per fare questo impianto serviranno milioni di euro. Soldi che l'impresa non ha. Soldi che l'impresa non è riuscita a prendere dallo Stato nella passata annualità di finanziamenti.
Siamo arrabbiati, ma rimaniamo fiduciosi.”