ANNO 16 n° 274
Genitori del bimbo morto: ''Vogliamo la veritą''
Asl: ''Fatto causato dalla mancata diagnosi della malformazione''
19/08/2011 - 19:22

Non hanno presentato alcuna denuncia i genitori di Riccardo, il bimbo nato con parto cesareo nell’ospedale di Belcolle alle 19,45 del primo agosto scorso e morto dodici giorni dopo al Bambino Gesù di Roma dove era stato trasportato poche ore dopo la nascita per essere sottoposto a un delicato intervento chirurgico, necessario a correggere una grave malformazione cardiaca. Un problema che non era stata diagnosticata dall'ecografia morfologica eseguita dalla madre al quinto mese di gravidanza in una struttura privata. ''E non sappiamo ancora se lo faremo – dicono la mamma Isabella, infermiera, e il padre Giancarlo -, decideremo solo dopo aver analizzato le cartelle cliniche con l'ausilio di un esperto di fiducia. Il nostro primo obiettivo - precisano - è evitare che altre famiglie debbano vivere il nostro dramma''.

Isabella e Giancarlo, tuttavia, restano convinti che Riccardo sia morto Nostro figlio e' morto “a causa della concomitanza di alcune circostanze: dall'ecografia morfologica che non ha rilevato il problema cardiaco al ritardo con il quale e' stato trasferito da Viterbo a Roma. Dalle 19,15 all’1,30, circa 6 ore''. A loro dire avrebbe contribuito anche il fatto che l'ospedale di Belcolle, pur essendo il principale nosocomio della Tuscia, non è dotato di strutture per curare casi come quello del loro figlio.

Dopo il parto, il bambino era stato trasferito come da routine nel reparto di pediatria. E' li' che i medici stilano la diagnosi: ''trasposizione dei grandi vasi''. Solo un intervento di altissima specializzazione, forse, potrebbe salvarlo. All'1,30 di notte, il trasferimento a Roma, a bordo di una 'cicogna', un'ambulanza attrezzata, giunta appositamente dal Bambino Gesù. Nel corso della stessa notte viene eseguito l'intervento. Nei giorni successivi, però, emergono problemi al cervelletto causati dalla scarsa ossigenazione. Le condizioni di Riccardo peggiorano progressivamente. Il 12 agosto, il decesso.

“Ora – concludono i genitori – vogliamo che qualcuno dissipi, se possibile, i nostri dubbi. Vogliamo sapere se è stato fatto tutto ciò che era necessario e nei tempi giusti. Vogliamo anche capire perché l’ecografia morfologica non ha evidenziato la malformazione cardiaca. Vogliamo sapere che ha sbagliato e cosa non ha funzionato”.

Di diverso avviso, almeno per quanto riguarda l’operato di Belcolle, il direttore sanitario della Asl Marina Cerimele: ''La donna - spiega – è giunta in ospedale senza alcuna diagnosi o sospetto che potesse trattarsi di un bambino con malformazione. La scelta del taglio cesareo – aggiunge - fu dettata dal diabete di cui è affetta, dalla macrosomia fetale (l'eccessivo peso del bambino, oltre 4 kg) e dal fatto che in precedenza avesse perso un altro figlio''. Secondo il medico, il piccolo ''è stato assistito dalla equipe neonatologica sia in sala parto che in terapia intensiva neonatale, dove è stata fatta la diagnosi e subito attivato il servizio trasporto emergenza neonatale. Quindi non c'e' stato alcun ritardo nel trasferirlo al Bambino Gesù''.

Per quanto riguarda “la mancanza di strutture idonee a Belcolle” lamentata dalla mamma del bimbo, Cerimele replica: “I centri di III livello ad alta specializzazione , in questo caso cardio-chirurgia pediatrica, non possono essere presenti presso tutte le strutture ospedaliere regionali, in quanto occorrono equipe dedicate, attrezzature specifiche e casistiche. Attualmente, in particolare per la diagnosi precoce delle malformazioni congenite e in particolare quelle che possano giovarsi di trattamenti intensivi o chirurgici precoci, l’accertamento viene fatto in utero attraverso la diagnosi prenatale”. Insomma, per il direttore sanitario della Asl il problema sta tutto o quasi nella mancata diagnosi della malformazione.

Anche secondo Massimo Polumbo, primario del reparto di pediatria di Belcolle, il bambino forse si sarebbe potuto salvare se la malformazione fosse stato diagnosticato durante la gestazione e la mamma fosse stata ricoverata in un centro specializzato. ''In questi casi - afferma - il bambino dovrebbe passare dall'utero materno al tavolo operatorio, dove il cardiochirurgo interviene senza perdite di tempo e, soprattutto, avendo a disposizione una diagnosi precisa''.

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