

Salta, a sorpresa, il vertice che i leader Ue presenti al G20 avrebbero dovuto avere nella seratamessicana con il presidente Usa Barack Obama sulla crisi dell'eurozona anche alla luce del voto in Grecia. Intanto un risultato, il primo giorno di questo G20 a Los Cabos in Messico, è stato ottenuto in chiave Fmi: l'organismo di Washington ha infatti raccolto impegni finanziari, destinati ad aumentare le sue risorse, per 456 miliardi di dollari, oltre i 430 previsti. Saranno - ha spiegato il direttore generale Christine Lagarde, la «seconda linea di difesa» per risolvere e prevenire crisi finanziarie.
Passera. C'è uno «schieramento forte» in Europa di paesi che sono a favore di politiche per la crescita ma «è altrettanto chiaro che non abbiamo tutti con noi»: è il commento del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. «I dettagli non ci sono», premette intervenendo a 'Radio anch'io' su Radio1 Rai. «Il portabandiera di questa posizione è la Germania», spiega anche se la posizione del paese è dipinta quasi in modo caricaturale. «Non credo che la cosa da fare adesso» sia introdurre nuove tasse, ha aggiunto Passera. «L'ammontare del peso fiscale è molto elevato e non vedo spazio per ulteriori interventi».
Borse in ripresa. Borse ancora caute ma in progresso. Piazza Affari, dopo il tonfo di ieri, nonostante le rassicurazioni arrivate dalla grecia con la vittoria della destra pro-euro alle elezioni, cresce di quasi un punto percentuale. Resta alta la tensione sullo spread in avvio di giornata con il differenziale del Btp decennale con il Bund tedesco che segna quota 461 punti base (464,4 la chiusura di ieri).
G20, impegno per la crescita. C'è l'impegno, tanto ambizioso quanto generico, alla crescita e al lavoro e a fermare il «circolo vizioso» fra banche a rischio e governi in rosso. C'è il pressing, americano e non solo, sull'Europa ad «agire ora», cui gli europei hanno risposto ricordando il disastro di Lehman Brothers. E c'è, forse più concretamente, l'impegno dei 'Brics' a rafforzare il capitale del Fmi dotando l'economia di un 'firewall' più potente contro la grande crisi del debito. La prima giornata del vertice dei capi di Stato e di governo del G20, nella punta meridionale della Baja California, segue il copione già anticipato da settimane e che ruota tutto attorno alla crisi europea, ai timori (elettorali e finanziari) per le ondate d'instabilità che partono dal Vecchio Continente, e alla Grecia che dopo il caos politico ritrova con le elezioni un governo legittimo.
L'Europa - si legge in una bozza della dichiarazione finale del G20 messicano - è d'accordo «nel fare i passi necessari per salvaguardare la stabilità» finanziaria. Una sorta di richiamo dei partner internazionali che arriva a pochi giorni dal vertice Monti-Merkel-Hollande-Rajoy a Roma venerdì, e dal consiglio Ue di fine mese, in cui «va definita una chiara road map con interventi concreti per rendere l'euro più credibile», come spiega il premier italiano Mario Monti. «Il G20 - prosegue il documento - si impegna a prendere tutte le misure necessarie per rafforzare la crescita economica e creare posti di lavoro» e a «rompere il circolo vizioso fra banche e debito degli Stati».
Salta il vertice fra i leader Ue e Obama. Mentre si attendeva qualche informazione sull'esito del colloquio fra i leader Ue e Obama è rimbalzata la notizia che quell'incontro è stato «cancellato», come fanno sapere fonti della Casa Bianca. Nessuna motivazione specifica o ufficiale ma solo un vago riferimento al fatto che Obama avrà l'occasione di vedere i colleghi europei oggi, nella seconda giornata di lavori, insieme ad altri incontri a margine del G20. E se c'è chi spiega la cancellazione con il prolungarsi della cena e della discussione sull'Europa con tutti i leader, nel formato a 20, sono in molti a scommettere che dietro il mancato appuntamento ci siano le tensioni emerse nelle ultime ore tra le due sponde dell'Atlantico. Con una Merkel accerchiata. Ancor di più dopo il voto in Grecia che non ha placato le turbolenze sui mercati, rendendo il clima più teso e rilanciando più che mai la necessità di misure da prendere in fretta. Misure che rappresentino davvero una svolta, in grado di ridare credibilità all'euro e fare ripartire l'economia del vecchio Continente.
La cancelliera Merekel intanto continua a dire no agli euerobond e a qualsiasi forma di mutualizzazione del debito. Senza contare la linea dura che Frau Angela mantiene nei confronti di Atene, rinviando al mittente qualsiasi ipotesi di dilazione degli impegni presi dalla Grecia. Una linea in totale controtendenza con quella di Obama, che prima della cena di stasera ha voluto un incontro a due. Un faccia a faccia durato 45 minuti in cui i due leader hanno convenuto della necessità di una maggiore integrazione politica dell'Europa.
Non siamo qui per prendere lezioni. Un'Europa quella sbarcata a Los Cabos che è pronta a confrontarsi con il resto del mondo per trovare una soluzione ad una crisi che riguarda tutti. Ma che rivendica l'autonomia e il diritto delle proprie decisioni. Non disposta ad essere messa all'angolo. Come ha sottolineato con determinazione Barroso. «Non siamo qui per prendere lezioni di democrazia o di gestione dell'economia». Stanotte nessuno parla ma c'è chi ipotizza che dietro la cancellazione dell'incontro con Obama ci possa essere anche questo.
ilmessaggero.it