

VITERBO – (b.b.) Sono stati processati per direttissima i tre rumeni fermati alle prime luci dell’alba di domenica scorsa. Nella loro auto erano state ritrovate 39 batterie esauste, appena rubate ad un autoricambi a Vetralla.
Sono le 2 e 15 di domenica mattina, quando ai carabinieri di Sutri giunge la segnalazione di un furto: tre uomini in calzoncini corti, di cui uno rasato, sono stati visti caricare delle batterie su un'auto scura e allontanarsi sulla Cassia in direzione Roma.
Pochi minuti più tardi, a Sutri, il posto di blocco. ''La macchina era palesemente carica: da fuori si notava che stava trasportando qualcosa di pesante. L’abbiamo fermata, la descrizione dei tre coincideva – riferisce in aula il comandante della stazione locale, - la perquisizione ha portato a scoprire le batterie nel portabagagli''. 39 in tutto, così come quelle sottratte a Vetralla.
''Le abbiamo appena comprate'', avrebbero riferito ai Carabinieri. Ma, contattato il proprietario dell’autoricambi, arriva la smentita: oltre al fatto che un acquisto compiuto alle 2 di notte risulta alquanto inverosimile, l’uomo avrebbe confermato di essere stato vittima di un furto. Per i tre scattano immediatamente le manette e il fermo.
Convalidato l'arresto, non hanno voluto in alcun modo patteggiare, nonostante i consigli del loro difensore. La bravata dei tre rom, infatti, non sarebbe passata inosservata. Ci sono dei testimoni oculari, che hanno assistito al furto e lanciato l’allarme, pronti a testimoniare in aula. La condanna sembrerebbe certa, visto anche il numero dei precedenti che pesano sulle loro spalle.
L'udienza è aggiornata al prossimo 5 ottobre. Nel frattempo il giudice Autizi ha disposto per i tre imputati l’obbligo di dimora presso il campo nomadi in via del foro Italico, a Roma.