ANNO 16 n° 275
Frode da 35 milioni
di euro, arrestato Emanuele Giovagnoli
E' ritenuto il prestanome dell'imprenditore Bellavista Caltagirone
20/03/2013 - 04:30

VITERBO – E’ un viterbese la seconda persona arrestata dalla Guardia di Finanza di Roma nell’ambito dell’inchiesta che ieri mattina ha portato in carcere l'imprenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone, uno dei più importanti costruttori d’Italia. Si tratta del 36enne Emanuele Giovagnoli, originario di Ronciglione ma residente da qualche anno a Capranica. Il giovane è stato ammanettato in esecuzione dell'ordinanza firmata dal Gip di Civitavecchia Chiara Gallo su richiesta del Pm Lorenzo Del Giudice.

Giovagnoli è finito in carcere in quanto legale rappresentante di diritto di alcune società riconducibili a Bellavista Caltigirone. In sintesi, secondo l'accusa, sarebbe stato il ''prestanome'' dell'imprenditore e, in tale veste, avrebbe concorso a realizzare una frode di circa 35 milioni di euro, durante i lavori di costruzione del porto della Concordia a Fiumicino, destinato a diventare uno dei più importanti scali turistici d’Europa, con una capacità ricettiva di circa 1.500 posti barca.

In particolare, Giovagnoli sarebbe stato artefice, insieme a Bellavista Caltagirone, del “sistema di attribuzione fittizia a soggetti terzi di somme di denaro, per un totale di 35 milioni di euro”, almeno 17 dei queli sarebbero stati distratti a favore di due società estere, con sede a Cipro, in tutto riconducibili al costruttore romano, amministratore di fatto del gruppo Acqua marcia. Da qui l’accusa di di “frode in pubbliche forniture, appropriazione indebita e trasferimento fraudolento di denaro a terzi”.

“La condotta ascrivibile all’indagato – scrive il Gip nell’ordinanza di 30 pagine -, attraverso le disposizioni impartite ai suoi sottoposti o ai suoi uomini di fiducia, ha operato affinché la disponibilità di fondi di pertinenza di società allo stesso direttamente o indirettamente riconducibili fossero attribuiti solo formalmente a società in apparenza estranee al gruppo Acqua Marcia, ma la cui attività è, in realtà, direttamente controllata da Bellavista Caltagirone''. E aggiunge: ''La vicenda relativa alla realizzazione del porto di Fiumicino si caratterizza per un intento fraudolento preordinato e finalizzato a realizzare un'opera con caratteristiche costruttive di gran lunga inferiori a quelle previste dagli accordi iniziali e a sottrarre alle casse delle società coinvolte le ingenti risorse ricevute dal sistema bancario'.

Nei mesi scorsi, in seguito all'operazione denominata “Maremosso”, le fiamme gialle avevano esaminato i rapporti economici e contrattuali fra la società General Contractor, appartenente al gruppo Acqua marcia, e altre imprese, cui venivano subappaltati i lavori, riconducibili sempre, direttamente o indirettamente, alla medesima Acqua Marcia. E’ così emerso che il porto turistico era stato parzialmente eseguito con caratteristiche tali “da pregiudicarne la stabilità nel tempo, con il profilarsi di gravi violazioni delle obbligazioni assunte dalla concessionaria nei confronti dell'ente concedente”.

Subito dopo, la procura della Repubblica di Civitavecchia aveva iscritto nel registro degli indagati sette persone, tra le quali lo stesso Bellavista Caltagirone, i legali rappresentanti delle società subappaltatrici e il direttore dei lavori, per il reato di frode nelle pubbliche forniture. Contestualmente dispose il sequestro preventivo dell'intera area del cantiere del porto.

Alla base della misura restrittiva nei confronti di Bellavista Caltagirone e di Giovagnoli c’è il pericolo di reiterazione del reato.

Giovagnoli, figlio di un medico in pensione di una professoressa, appartiene a una famiglia molto conosciuta e stimata a Ronciglione e in provincia.

 






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