


di Fabio Tornatore

VITERBO - Viterbo prima città in Italia per energia installata pro capite, con 2,49 kw, ma i viterbesi di questa ricchezza non se ne accorgono, o non ne sono consapevoli, o addirittura la rifiutano. Dove, però, vanno a finire i guadagni di tanta energia prodotta? 'Questa ricchezza non viene redistribuita alla gente sul territorio' afferma Famiano Crucianelli, presidente del Biodistretto della Valle Amerina e delle Forre 'ma vanno nei conti correnti dei proprietari degli impianti. Per avere produzione di tutti servono comunità energetiche'.
Da che mondo è mondo chi detiene le produzioni strategiche, come l'energia, vedasi i produttori di petrolio, o di materie prime, decide le sorti di tutti gli altri, ma nella Tuscia questo non accade: una provincia con una fragile economia ancora basata prevalentemente sull'agricoltura che vede grandi impianti con grandi produzioni, ma non ne vede il profitto.
'Quella sulla produzione pro capite è una buona notizia che però diventa una cattiva notizia' spiega Famiano Crucianelli 'una buona notizia perchè vuol dire che si genera molta energia da fonti che non sono quelle fossili. Diventa una cattiva notizia perchè le rinnovabili si fanno a scapito dell'agricoltura. Chi produce energia genera molta ricchezza, ma questa non è diffusa, nè distribuita alle persone, ma va nei conti correnti e nelle banche di chi possiede gli impianti. Per questo è necessario costituire Comunità Energetiche che democraticizzino l'energia, e la ricchezza, prodotte. Le comunità energetiche rappresentano la via maestra per la distribuzione'.