



VITERBO - Ve lo immaginate un mondo calcistico senza confini di bandiere e appartenenza, ma così intenso nel suo riflettere un Paese da essere più veritiero dei racconti divisivi? Lete ha provato a presentarlo al pubblico, in una formula innovativa e pienamente attuale: quella di uno spot pubblicitario che profuma di valori acquisiti, sia nelle vesti di leali sportivi sia in quelle di spettatori delle azioni. Ecco a voi, quindi, gli Europei di calcio che vorremmo.
La rete è un rifugio sicuro per molti italiani, con la Nazionale che pulsa nel cuore. Per essere scaramantici si dovrebbe parlare del campo, ma il destino, come dice un altro cantante, “te lo crei soltanto tu”. Varrà anche per i piedi, le punte, i talloni dei nostri sogni? È una regola che anche i giocatori riconoscono?
Se non possono coglierla nell’immediato, ci pensano i più piccoli, specchi della nostra sincerità, ad aiutarli. In tre versioni dello stesso claim – una da 90 secondi, la “extended”, una da 30 e una da 15 – la hit di Sangiovanni riscalda con brivido l’intraprendenza di tanti giovani, che crescono sul campo tramutandosi in bomber azzurri. Per sottolineare quanto i gender gap stiano abbandonando la pratica sportiva (e come il girl power sia edificabile), alcune giovani calciatrici e delle ragazze vengono inquadrate al culmine dei propri sogni: le prime si guardano complici in uno spogliatoio, spaventate da progetti più grandi della loro età, mentre le altre giocano la partita del proprio coraggio con le unghie e con i denti.
Inclusiva e narrativa è l’immagine di una tifosa d’eccezione che guarda dagli spalti i pulcini del football, bevendo acqua Lete: si tratta di una madre, che dallo sguardo sembra sentirsi liberata dopo la vittoria del suo o dei suoi bimbi. Non esulta agitando le mani, urlando, scomponendosi, ma sorridendo alla vita in una nuova energia che la vede artefice di un patrimonio valoriale.
Sangiovanni, spigliato e lucente di emozioni proprie anche lui, ha alle spalle uno sfondo nero e un bellissimo mantra in bocca: “Un sogno da inseguire è tutto quello che ho”, forse la colonna sonora del suo meritato successo.
Pugni battuti, partite ai videogame che aggregano senza rinchiudere, un bacio rubato, un bambino e un papà che osservano una giocata e un finale maestoso per lo spot da 90 secondi investono lo schermo di un presente nostalgico, che solo l’amore per un obiettivo e la dedizione a quest’ultimo può permettere di trattare con i guanti. Una società che vive, condivide e resta, nell’abulia di tanti falsi riferimenti che il nostro mondo ci lascia sul cammino.
Qual è dunque la scena magna dello spot più lungo? Un pallone che cade su una strada autunnale e una giovane promessa del calcio determinata ad affrontarlo. Si tratta di una piccola fuoriclasse, a cui è affidata la chiusura del sipario (questo momento sarà poi impreziosito da un collage di magnifici volti). Un messaggio che trae in inganno chi crede che a una donna spetti l’ultima parola: le spetta invece lo stesso attacco che è proprio dei suoi amici, congiunti, colleghi uomini. Ad allargare le vedute è spesso l’incanto della semplicità e concedersela è l'inaccortezza più pura. Forza Azzurri, forza Sangio, viva i sogni e le passioni!