

VITERBO – Un’inchiesta sul maxi appalto per il lavaggio e il noleggio della biancheria dei letti e gli indumenti per il personale sanitario in vari ospedali del Lazio, tra i quali quello di Viterbo, e il 118 è stata aperta dalla Procura della Repubblica di Roma. Si tratta di una maxi gara da 109 milioni di euro in 4 anni, indetta dalla Regione Lazio e aggiudicata all’unica azienda partecipante, la Sogesi, la stessa incaricata della fornitura delle divise all’Arma dei Carabinieri. Ed è proprio spulciando tra le carte dell’indagine per turbativa d’asta sulle divise dell’Arma, che il Pm Paolo Ielo ha individuato la pista da cui è scaturito il nuovo filone d’inchiesta.
La pista individuata dal magistrato, tra l’altro, nei giorni scorsi è stata rafforzata da un circostanziato esposto che segnala come il servizio, ritenuto non remunerativo da tutte le aziende del settore, tranne la Sogesi, non funzioni ancora appieno. Un ritardo che, secondo l’autore dell’esposto, mal si concilierebbe con l’ammontare dell’appalto e l’urgenza con cui la Regione l’aveva posto in gara.
L’inghippo su cui stanno tentando di fare luce gli inquirenti, secondo quanto si è appreso, sarebbe stato causato dal fatto che la Regione non ha previsto nel bando l’avvio contestuale dell’attività in tutte le strutture interessate (il San Giovani, l’Umberto I, il Sant’Andrea, il San Filippo Neri, il 118, le Asl A, E e F di Roma, gli ospedali di Viterbo e Rieti), ma in modo scaglionato nel tempo. Il 30 ottobre scorso, infatti, la Sogesi aveva attivato i servizi al San Giovanni e alla Asl Roma E. Tutto ciò nonostante l’aggiudicazione dell’appalto risalga allo scorso febbraio e il relativo contratto sia stato sottoscritto 4 mesi fa.
In tutto questo tempo, la Regione, sempre secondo l’esposto presentato alla procura Capitolina, non sarebbe mai intervenuta per sollecitare o mettere in mora la Sogesi.
Ma l’esposto segnala anche altre “anomalie” definite “gravi”. Il personale sanitario avrebbe a disposizione solo 2 divise anziché le 5 previste dal bando. Coloro che lavorano all’esterno, come gli addetti alle ambulanze non avrebbero ricevuto le giacche a vento. I letti del nido e le barelle sarebbero rimaste senza materassi. E ancora: gli indumenti da sala operatoria, anziché essere in cotone come stabilisce il bando, sarebbero al 60% in poliestere. Inoltre, la Sogesi, non avrebbe rispettato le norme regionali sulla tutela dell’occupazione, non assumendo il persone delle imprese uscenti ma selezionandolo dalle liste di mobilità.
Se quanto contenuto nell’esposto, e quanto emerso dalle carte già in possesso della procura, dovesse trovare conferma dalle indagini, un’altra pesantissima tegola potrebbe abbattersi sulla malmessa sanità laziale. Per la serie mala tempora currunt.