

VITERBO – ''Per rendere valido e formale un documento, era necessaria la firma del direttore, ogni atto doveva passare dalla sua scrivania. Solo in un secondo momento veniva protocollato e inserito nei faldoni personali di ogni dipendente''. E' un'ex dipendente dell'ufficio risorse umane a cercar di far luce sull’organizzazione interna dell’Ater ai tempi della direzione di Ugo Gigli.
''Questo iter valeva per ogni atto: il funzionario andava personalmente dal direttore, si faceva apporre la firma sul documento originale. Poi lo portava a me, lo protocollavo e lo inserivo all’interno del faldone del dipendente''. Un meccanismo che valeva per tutto e per tutti all’interno dell’azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica di via Garbini. Anche per quei professionisti, dipendenti Ater, che chiedevano l’autorizzazione a svolgere incarichi esterni. Come l’ingegnere Angela Birindelli, oggi parte civile nel procedimento penale a carico dell’ex direttore Ugo Gigli e dell’architetto Valentina Fraticelli.
Su di lui le accuse di diffamazione, calunnia, distruzione di documenti e abuso di ufficio, su di lei solamente quella di abuso d’ufficio. Per la Birindelli, l’ex numero uno dell’Ater, tra il 2010 e il 2014, avrebbe messo in piedi un vero e proprio piano persecutorio per tagliarla fuori dall’ente: tornata dal suo incarico in Regione come assessore della giunta Polverini, la Birindelli avrebbe trovato intorno a sé terra bruciata. Non un ufficio in cui lavorare, non una scrivania o un computer. Nessun incarico. Ma non solo, improvvisamente sarebbe stata accusata di aver falsificato la firma del direttore sulle autorizzazioni agli incarichi esterni che precedentemente aveva svolto.
''Ho conservato tutti i documenti firmati dal direttore in un mio fascicolo – aveva spiegato la scorsa udienza la stessa Birindelli – non ho mai apposto alcuna firma con il copia e incolla. Quello dell’ex direttore è solo un tentativo di infangarmi, chiaramente legato ai nostri differenti orientamenti politici''. Di qui la denuncia per diffamazione, raccolta dal brigadiere Giuseppe Boemia.
''Dopo la querela dell’ingegnere siamo andati a controllare tutti i documenti che autorizzavano la Birindelli a svolgere gli incarichi esterni – ha spiegato in aula - nel comune di Bolsena abbiamo trovato la copia dell’autorizzazione, mentre a Viterbo abbiamo trovato addirittura il documento in originale, firmato da Gigli''. Un atto di cui però non ci sarebbe traccia negli uffici Ater e che secondo la tesi della procura sarebbe stato distrutto dallo stesso direttore, per infangare la professionalità dell’ex assessore regionale.
A dicembre la prossima udienza.