ANNO 16 n° 273
''Fiorito personaggio
dalla debordante
propensione criminale''
Il giudizio del tribunale del Riesame
22/10/2012 - 13:31

VITERBO – ''Personaggio dalla debordante propensione criminale, che ha assecondato i propri sfizi e capricci; approfittatore della propria alta funzione;  ingordo grassatore della cosa pubblica''. Sono solo alcune delle definizioni affibbiate dai giudici del tribunale del Riesame di Roma per definire Franco Fiorito, l’ex capogruppo Pdl al consiglio regionale del Lazio, nelle motivazioni del provvedimento con cui hanno respinto la richiesta di scarcerazione presentata dai legali del ''Batman'' di Anagni,  gli avvocati Carlo Taormina e Enrico Pavia, in carcere a Regina Coeli con l’accusa di peculato.

Fiorito, precisano i giudici  'ha assecondato i propri sfizi e capricci approfittando della propria alta funzione si è comportato uti dominus nei confronti di denaro di cui aveva il possesso in ragione del suo ufficio, impiegandolo per la soddisfazione di spese spesso di natura voluttuaria'.

Fiorito, sostiene il tribunale del Riesame, ''ha trasferito a proprio favore, senza lecita causa, dal gruppo consiliare del Pdl, la complessiva somma di un milione e 357 mila euro''.  Nelle motivazioni, vengono poi ricordate le  varie 'spese pazze' compiute da Fiorito negli ultimi due anni tra cui l'acquisto di una Jeep e di un Suv e le vacanze da sogno come i 6 giorni (dal 15 al 21 agosto del 2011) trascorsi in un albergo a Positano: 4 mila e 700 per la camera e prima colazione.

Nelle motivazioni viene citato anche il carico pendente, per ''per tentata concussione, per fatti risalenti al 2004, quando Fiorito era il sindaco di Anagni''.

L'atteggiamento tenuto da Fiorito nel corso degli interrogatori, ad avviso dei giudici, ha messo in luce ''le sue inequivoche, gravi responsabilità, ma anche la sua personale spudorata rivendicazione in ordine a modalità arbitrarie di gestione delle risorse, con speciale riferimento ai riconoscimenti ed ai compensi che egli stesso stabiliva essere appropriati alla sua carica''.

Per i giudici del Riesame quello dell’ex capogruppo Pdl  è stato ''un atteggiamento consapevolmente e volontariamente teso a misconoscere la supremazia della legge regolatrice dei limiti del suo mandato e di quelli afferenti alla gestione e all'uso delle risorse economiche pubbliche che gli erano state affidate''.

Nelle motivazioni, un provvedimento di circa 11 pagine, i giudici scrivono che ''Fiorito ha già ampiamente dimostrato la sua propensione da ostacolare la genuina acquisizione della prova.  Basti pensare – sottolineano  - al rinvenimento nel tritacarte e nella pattumiera della sua abitazione di frammenti di fatture destinate al gruppo consiliare de Pdl, al rinvenimento di documentazione dei correi Boschi e Galassi, alle false dichiarazioni rese'. Per i giudici, inoltre, appare ‘’goffo' il tentativo di Fiorito di inquadrare la sua vicenda in un contesto di scontro che ha attraversato il gruppo consiliare del Pdl e che avrebbe riguardato principalmente Fiorito da una parte e il consigliere Francesco Battistoni dall'altra''.






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