

di Domenico Savino
VITERBO - Nel campionato sghembo della Viterbese ci può stare tranquillamente la tappa che consente di guadagnare la salvezza matematica pur rimediando una sconfitta in casa del Group Castello che è retrocesso. A questo punto è bene mettere una pietra sopra questa stagione e ripartire dagli errori (tanti) e dalla cose buone (poche) conquistate. Il derby con la Flaminia all'ultima fatica dell'annata vale solo per gli almanacchi e le statistiche.
Chiunque vinca o perda nulla ha più da chiedere alla stagione. Non rischia la Viterbese che qualora dovesse trovarsi a quota 43 in condominio con Orvietana e Deruta è in vantaggio nella classifica avulsa con otto punti conquistati; non guadagna altrettanto la Flaminia che in caso di vittoria al Rocchi e di una particolare congiuntura di risultati potrebbe ritrovarsi a 47 insieme al Castel Rigone ma è indietro negli scontri diretti e quindi il possibile, quanto clamoroso, sogno play off svanisce.
Per la Viterbese è arrivato il momento dei giudizi, quelli definitivi. Si è sbagliato tanto, forse troppo. Dodici giocatori cambiati, tre allenatori che si avvicendano sulla panchina del Rocchi (e altrettanti progetti tecnici) e le dimissioni presidenziali sono un'enormità per un gruppo nato male e cresciuto peggio. Deficit di preparazione atletica nelle prime giornate, un cammino sempre balbettante con cali improvvisi di concentrazione, un gioco poco fluido che ha vissuto degli sprazzi dei singoli più ispirati.
Poi la rivoluzione invernale che ha dato speranza, ma la mancanza di personalità del gruppo ha inficiato sul risultato finale. Quindi le dimissioni di Conticchio dopo la pesante sconfitta di Sant'Antonio Abate e l'avvento per le ultime sei giornate di Biagioni che in poco tempo miracoli non ne può fare e ha portato la nave nel porto della salvezza.
Ora la società di via della palazzina ha anche il tempo a favore per programmare la prossima stagione che alla luce della riforma dei campionati di Lega Pro potrebbe garantire in caso di vittoria un doppio salto. Qualunque sia la compagine che si metterà al timone del vascello gialloblù ha il dovere di riprovarci, di riportare la Viterbese nei professionisti.
E' impossibile pensare che fino a sette anni fa questa squadra stazionava stabilmente in serie C e da qualche tempo è costretta a navigare ai limiti del calcio dilettantistico. Ieri a Città di Castello si sperava nel pareggio tra Orvietana e Pierantonio per ottenere la salvezza. Davvero poco, un'inezia, con il pubblico che continua a essere sempre più disamorato.
Che resti l'attuale società o si verifichi il cambio fa poca differenza, bisogna voltare pagina in modo netto, dare un taglio al passato e formare un gruppo che si quanto più unito possibile tra chi opera dietro a scrivania e chi se la gioca sul campo. C'è un vantaggio non indifferente sulle concorrenti: già da domani si può iniziare a programmare la prossima stagione ed arrivare ai nastri di partenza pronti e carichi con un enorme bagaglio di esperienza e conoscenze.
Tempo di bilanci anche per a Flaminia: la salvezza è un capolavoro di Lillo Puccica. Grande uomo dentro e fuori dal campo, chiamato al capezzale rossoblù con la squadra ultima e sfiduciata, ha lavorato tanto e con profitto conferendo anima, corpo e spirito ad una squadra mai doma che rischia seriamente di terminare il campionato davanti alla Viterbese. Nella stagione sghemba può succedere anche questo.