ANNO 16 n° 81
Filippo Rossi rilancia su Viterbo: “È il momento di costruire, non più di aspettare”
L’ex presidente del consiglio critica la politica locale, aprendo al possibile ritorno in campo come candidato sindaco del centrodestra
22/03/2026 - 17:31

VITERBO – “Ho passato anni di depressione viterbese. Ho vissuto separato psicologicamente dalla mia città. Sono tornato”. Con questo breve e enigmatico messaggio, Filippo Rossi torna a rivolgersi pubblicamente a Viterbo e ai suoi cittadini.

Rossi, 60 anni, nato a Trieste, già candidato sindaco della città, è stato consigliere comunale e presidente del consiglio con il sindaco Leonardo Michelini, oltre che ideatore e promotore di Caffeina. L’intervento è accompagnato da un secondo post più articolato, presentato come “La prefazione possibile a un mio possibile libro su Viterbo. Pensieri nati da anni di silenzio”.

Il testo si apre con una riflessione generale sulle città: “Una città non è un insieme di strade e palazzi: è un destino possibile, una forma di vita collettiva sospesa tra passato e futuro. Ogni città contiene un’idea di ciò che potrebbe diventare, una promessa che attende di essere pronunciata”.

Poi Rossi si concentra su Viterbo: “Viterbo vive da troppo tempo in questa sospensione. È una città bellissima, rara, integra come poche altre in Italia, eppure silenziosa, trattenuta, come se temesse di disturbare il proprio stesso potenziale”. E ancora: “Le sue vie medievali custodiscono una memoria antica che sembra aspettare ancora qualcuno disposto ad ascoltarla davvero”.

L’ex presidente del consiglio sottolinea il contrasto tra bellezza e immobilità: “Ogni passo porta dentro un quadro, ogni angolo è un fotogramma che altrove sarebbe celebrato come simbolo civile. I portali scolpiti, le pietre scurite dal tempo, i cortili segreti, la luce obliqua che disegna archi e chiaroscuri: tutto suggerisce grandezza, tutto promette futuro. Eppure la città resta in bilico, immobile”.

Al centro del discorso c’è l’inerzia cittadina: “Viterbo è rimasta ferma più per abitudine che per impossibilità. È come una stanza magnifica in cui nessuno osa spostare nulla, per timore di rovinare una perfezione solo apparente”. Rossi chiarisce: “La perfezione non è immobilità: è un processo, un movimento, la maturazione di una comunità che sa costruire a partire da sé stessa”.

Sul tema dell’attesa scrive: “Ha vissuto una lunga stagione di attesa. Un’attesa densa, quasi teatrale, che ricorda certe pagine di Beckett: una città che guarda il cielo come in attesa di un segnale esterno”. E prosegue: “Così il presente diventa eterno, e l’eterno presente consuma persino il passato”.

La critica alla politica è esplicita: “La riduzione della politica a manutenzione. È la forma contemporanea del populismo pauperistico, una politica che vive inseguendo le micro–richieste quotidiane”. E aggiunge: “L’erba da tagliare, la buca da chiudere, il lampione spento, la strada da riasfaltare. Tutto giusto, tutto necessario. Ma confondere la base con il vertice significa condannarsi alla piccolezza”. Sintetizza poi: “La manutenzione è il pavimento, non la casa”.

Rossi insiste sulla necessità di una visione politica: “La politica serve a questo: vedere ciò che la comunità ancora non vede, formulare domande nuove, costruire risposte per problemi che non hanno ancora un nome”. E sottolinea: “Nessuno può chiedere un campus universitario se non riesce a immaginarlo. Nessuno può chiedere il riuso dell’ex ospedale se non ne percepisce più il potenziale”.

Il post evidenzia anche le potenzialità delle città di medie dimensioni: “La misura, la prossimità, la sicurezza, la lentezza: ciò che un tempo sembrava un limite oggi è risorsa”. Rossi propone così una prospettiva per Viterbo: “In questa trasformazione, Viterbo potrebbe essere un laboratorio ideale”.

Sul rapporto con Roma aggiunge: “La vicinanza a Roma — per anni percepita come destino minore — può diventare la sua occasione più grande. Roma ha bisogno di una città così”.

Rossi riflette anche sul valore della cultura e della storia: “Ci si compiace della propria storia come se bastasse a garantire un avvenire; ci si abbraccia ai monumenti come se conservarli potesse sostituire la responsabilità di immaginare ciò che verrà”. E avverte: “La storia può essere fondamento o prigione”.

Il testo si conclude con un passaggio politico chiave: “Una città non cambia perché possiede potenzialità: cambia quando qualcuno decide di usarle. Cambia quando smette di aspettare”. E ancora: “Ogni progetto politico comincia con un’inquietudine piccola, personale”.

Infine, Rossi chiude con una riflessione sull’azione collettiva: “Viterbo non è una città perduta. È una città non ancora decisa. Ha tutto, tranne la volontà di usarlo”. E l’ultima frase del post recita: “La sospensione può finire. La città può iniziare. E iniziare non significa sperare: significa costruire. Insieme”.

I due messaggi, pubblicati oggi, seguono la recente partecipazione di Rossi a eventi di Fratelli d’Italia e riaprono il dibattito su un possibile ritorno in politica, con ipotesi di candidatura a sindaco per il centrodestra. Al momento, però, non ci sono annunci ufficiali.






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