ANNO 16 n° 274
Fiera di Bagnaia apre i battenti e Battistoni si mette a fare i 'capricci'
Non ha partecipare al taglio del nastro
17/06/2011 - 23:28

“No!”: così, stizzito, ha risposto il consigliere regionale nonché presidente della Commissione Agricoltura della Regione Lazio Francesco Battistoni agli organizzatori della nuova fiera di Bagnaia che, ieri mattina, gli chiedevano di partecipare al taglio del nastro. Secondo i rumors, Battistoni si sarebbe messo a fare “capricci” perché non voleva partecipare alla cerimonia insieme con “l’odiato” sindaco di Viterbo Giulio Marini. Evidentemente si è dimenticato di dovergli, politicamente, il pane e il companatico. E non voleva nemmeno stare al fianco dell'ancora più “odiato” assessore regionale all’Agricoltura Angela Birindelli, rea di essersi rifiutata di interpretare il ruolo del “re travicello” e gestire l’importante assessorato sotto l’etero direzione del suo predecessore, ossia lo stesso Battistoni. E siccome la cerimonia doveva andare avanti, il posto di Battistoni, rimasto imbronciato da una parte, è stato preso dall’assessore comunale al Decentramento Vittorio Galati.

 A coloro che gli si sono avvicinati per chiedergli conto del “gran rifiuto”, Battistoni ha ripetuto: “La ruota gira. Vedrete che girerà anche questa volta”. Lasciando intendere che prima o poi riuscirà a consumare la sua “tremenda vendetta” nei confronti di Marini, della Birindelli, e di quant’altri, una moltitudine per la verità, sono entrati nel suo personale cono d’ombra. Tra questi ultimi c'è perfino la presidente della Regione Lazio Renata Polverini della quale, in privato, direbbe peste e corna. Ma, per non esporsi in prima persona, ha trovato un foglio compiacente disposto a fare sue le critiche alla governatrice, spacciandole per farina del proprio sacco.

 Se uno specialista psicanalizzasse il comportamento di Battistoni giungerebbe alla conclusione che egli sia stato colto da due sindromi, non ancora acuta ma marcate: l'ingratitudine il delirio d’onnipotenza. L'ingratitudine, è presto detto, è quella nei confronti di Marini in primo luogo e poi nei confronti di quanti, tantissimi, lo hanno sostenuto anche se tra un mal di pancia e una smorfia di disappunto. Il delirio d'onnipotenza, invece, gli è stato inoculato dall'elezione al consiglio regionale e dalla breve esperienza di assessore all’Agricoltura. Due circostanze che lo hanno indotto a credere di essere in grado di controllare il suo partito, il Pdl, di conquistare un club dopo l'altro, annettere uno alla volta tutti gli amministratori, impossessarsi della consolle di regia. Insomma, potrebbe aver vagheggiato di essere diventato un leader, un Silvio Berlusconi in sedicesima, in grado di fare e disfare tutto a suo piacimento, sebbene nel ristretto ambito locale

Lo specialista, dopo la diagnosi, gli prescriverebbe anche la prognosi: un grosso bagno d’umiltà. Gli ricorderebbe che quando diventò consigliere provinciale e quindi assessore all’Ambiente della giunta Marini, fu perché venne candidato, dallo stesso Marini, su pressante richiesta del vice presidente della Commissione UE Antonio Tajani, in un blindatissimo collegio del capoluogo. Gli farebbe tornare alla mente che, quando fu candidato, sempre per intercessione di Tajani, alla presidenza della Provincia e decise di poter vincere da solo, isolandosi con una ristretta cerchia di presunti amici, fu sonoramente battuto da un centrosinistra a pezzi, che aveva perso il candidato designato circa un mese prima dal voto ed era stato costretto a sostituirlo in fretta e furia. Infine, gli dimostrerebbe che senza i voti dell’odiato Marini e della sua compagnia non sarebbe mai diventato consigliere regionale e tutte le mattine si sarebbe dovuto recare al lavoro, con i mezzi pubblici e non l’autista, come i comuni mortali per guadagnare 1.200-1.500 euro al mese. A proposito, che mestiere farebbe Battistoni se non fosse stato eletto, con i voti di Marini & Co. consigliere regionale?






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