ANNO 16 n° 272
Feste della Castagna
Ma questi che c'avranno
da festeggiare?
>>>>>di Codadilupo<<<<<
02/10/2013 - 02:08

VITERBO – Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur (Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata). Se Tito Livio vivesse ai giorni nostri e fosse viterbese, la sua celebre locuzione avrebbe suonato così: Mentre a Viterbo si annunciano le feste della castagna, i castagneti muoiono. Se Sagunto (città dell’impero romano vicino all’attuale Valencia, in Spagna) veniva cinta d’assedio dalle armate del generale Annibale, i castagneti sono stati occupati dal cinipide e altri parassiti che li stanno portando e nemmeno tanto lentamente alla morte.

Ieri mattina, mentre il presidente della Camera di Commercio Ferindo Palombella snocciolava il calendario delle tradizionali feste delle castagna a Soriano nel Cimino, Canepina, Vallerano, San Martino al Cimino, Latera e Caprarola, contornato dai sindaci dei paesi interessati e dall’assessore provinciale all’Agricoltura, i produttori avevano ben altro cui pensare. Il raccolto 2013, nel migliore dei casi, sarà meno di un quinto rispetto al 2000, annata record. In molte località, soprattutto a Canepina, dove è concentrata poco meno della metà della produzione provinciale, e a Vallerano, il crollo sarà superiore all’80%.

Le oltre 2mila aziende, quasi tutte a conduzione familiare, per il quinto anno consecutivo, incasseranno solo le briciole dei 7-8 milioni di euro. Di conseguenza, l’economia locale, già alle prese con la crisi economica, come il resto del Paese, continuerà a ristagnare. E la celebre frase, ''dopo le castagne'', pronunciata da coloro che dovevano compiere un investimento o fare un acquisto, sta diventando un ricordo sempre più lontano.

Quello delle castagne ha costituito fino a pochi anni fa un reddito aggiuntivo per le famiglie. Le doppie, spesso le triple, case, le spese per l’università dei figli, le auto, i mobili, le vacanze, gli elettrodomestici venivano acquistati, o comunque pagati, dopo il raccolto. Per avere un’idea di come e quanto sia precipitata la situazione, basta contare i cantieri edili fermi da anni, fare un giro tra gli artigiani e i commercianti della zona e, soprattutto parlare con gli incazzatissimi agricoltori. Giustamente incazzatissimi.

Ma mentre i castagneti muoiono e con essi l’economia locale, si organizzano le feste che, di per sé sono cosa buona e giusta. Purché siano precedute e seguite da interventi radicali per risollevare dalle macerie un settore essenziale. Invece, sul fronte delle istituzioni, al di là dei vaniloqui di qualcuno, finalizzati solo a fare ammuina, tutto tace.

La Regione Lazio, come ha ampiamente dimostrato l’unitile passerella sui Cimini compiuta in estate dell’assessora all’Agricoltura Sonia Ricci, non sa che pesci pigliare. E forse non gli interessa proprio pigliarli. Del resto sono in ballo le sorti di circa duemila famiglie, troppo poche per avere un peso politico adeguato. La Provincia, per quel che conta, continua a sbandierare collaborazioni con l’Università della Tuscia per affrontare il problema cinipide che, a quasi 12 anni dall’arrivo della micidiale vespa cinese, non hanno ancora dato risultati apprezzabili. I sindaci dei comuni castanicoli parlano, parlano, parlano senza dire nulla. Sembra che abbiano tutti preso lezioni dall'ex segretario della Dc Arnaldo Forlani

Di contro, sui Cimini continuano a essere sparsi illegalmente quintali di micidiali veleni, sotto forma di fitosanitari, che anziché uccidere il cinipide sterminano il torymus, l’unico antagonista naturale in grado di eliminarlo. Inquinando l’aria, il sottobosco e le falde idriche. Tra coloro che stanno a guardare c’è anche la prefettura di Viterbo, alla quale si è rivolto, sebene con notevole ritardo, il sindaco di Canepina Maurizio Palozzi per far convocare una conferenza dei servizi e stabilire, una volta per tutte, a chi competono i controlli per impedire l’uso illegale ancorché pericoloso dei fitofarmaci.

Allora è lecito chiedersi: ma questi che c’avranno da festeggiare?

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