ANNO 16 n° 275
Festa della Madonna del Monte
Conosciuta anche come 'Festa delle Passate' - 14 maggio
03/05/2011 - 12:07

Il 14 maggio torna la Festa delle “Passate”. Come ogni 14 maggio a Marta ritorna la famosa Festa delle “Passate”, la celebrazione in onore della Madonna Santissima del Monte. Questa è la manifestazione più sentita e cara al cuore dei martani ed affonda le sue radici nei riti arcaici di offerta delle primizie primaverili su cui si sono innestati elementi di religiosità popolare. Molte sono le tesi interpretative sulla sua storia, a cominciare da quelle che dovrebbero spiegare l’appellativo di “Barabbata”, nome con la quale la festa è conosciuta ma che non incontra il favore della popolazione di Marta che preferisce chiamarla “Festa della Madonna del Monte o delle Passate”.

Dal punto di vista storico la sua origine può farsi risalire al IX secolo e, propriamente, alle processioni che, ad imitazione di quella dell’Assunta, istituita in Roma da Leone IV (847- 855), vennero in uso in varie città. Il primo documento in cui si parla della festa è un Verbale Consiliare del 1557, conservato nell’ Archivio Storico di Marta. Nella seduta del 9 maggio, infatti, il Consiglio comunale rimetteva ai voti dei Consiglieri la proposta “... perché venardì è la festa della Madonna del Monte li spettabilità diranno il parere loro si vogliano fare la festa secundo il solito dellj anni passati”.

Ciò che maggiormente caratterizza questa celebrazione è il corteo storico che sfila per le vie del paese, che si presenta come una composita “processione offertoriale” che dalle rive del lago sale fino al santuario della Madonna del Monte. È costituito, nell’ordine, dalle categorie dei Casenghi, dei Bifolchi, dei Villani e dei Pescatori, a cui fanno seguito la Banda Musicale, i Ceri, il Clero, le Autorità Civili con il Gonfalone ed il Popolo. I Casenghi, la categoria costituita da coloro che in passato avevano ufficio di “uomini di fiducia” dei proprietari terrieri e avevano compiti di sorveglianza delle tenute e di quelli che vi lavoravano, sfilano a cavallo, aprendo il corteo. Indossano una camicia bianca e hanno alla vita una fascia azzurra, colori della Vergine. Seguono i Bifolchi, quelli che in passato avevano il compito di guidare i buoi aggiogati all’aratro a chiodo durante i lavori di aratura. Sfilano portando gli attrezzi del loro lavoro: concia, giogo, aratro, cerrata, frocette, giunture. Indossano il cappello maremmano, una camicia bianca o celeste con corpetto, pantaloni di fustagno, scarpe grosse da campagna e gambali di cuoio allo stinco. All’interno della categoria dei Bifolchi si trovano i Pastori che possono avere con sé pecore, agnelli e caprette. I Villani, invece, raggruppano gli agricoltori che, nel ciclo di produzione delle colture, svolgono ogni tipo di lavoro. Si tratta di una categoria composita che comprende cinque sottocategorie: i Sementerelli, le Vanghe, i Falciatori, i Mietitori, le Fontane. Seguono i Pescatori, preceduti dal palio azzurro su cui è raffigurata una barca sul lago durante la pesca. Portano in offerta i più bei pesci del lago opportunamente disposti su carri e barche riprodotte in scala o appesi a delle pertiche. I Pescatori, vestiti con camicia bianca, pantaloni blu sorretti alla cintola da pezzi di rete o corde e con in testa il caratteristico basco blu procedono talvolta scalzi.

L’atmosfera inebriante della festa, però, la si comincia a sentire già dal giorno precedente, il 13 maggio, quando le autorità civili, con il clero e il popolo, nel tardo pomeriggio salgono in processione al Santuario per la celebrazione dei solenni Primi Vespri. Al termine del rito religioso, il parroco annuncia i nomi dei “Signori” della festa che hanno il compito di distribuire la tradizionale ciambella ai partecipanti della loro categoria. All’uscita dal Santuario viene innalzato un globo aerostatico in segno di buon auspicio per la riuscita della celebrazione. L’alba del 14 maggio, poi, viene salutata dal secolare rullo dei tamburi, dal suono delle campane, da spari di bombe e dai cori dei Passanti che cantano antichi inni mariani. I partecipanti al Corteo (per tradizione sono soltanto di sesso maschile), si radunano dietro al tamburino ed ai Palii delle quattro categorie portati dai rispettivi “Signori” e girano per il paese cantando e inneggiando a Maria, dando così l’annuncio del giorno festivo.

Intorno alle 8,30 tutti i partecipanti si radunano sul lungolago e verso le nove, mentre le campane della Collegiata suonano a festa, il Corteo si snoda per le vie del paese per raggiungere la chiesa del Monte. Per tutto il percorso, oltre ai canti alla Madonna, si ode un continuo inneggiare: “Evviva Maria. Sia lodato il Santissimo Sacramento. Evviva la Madonna Santissima del Monte. Evviva Gesù e Maria”, in un crescendo di gesti rituali, euforia e gioia. Raggiunta la chiesa viene celebrata la S. Messa cantata e dopo iniziano “Le Passate”, cioè i tre giri della Chiesa che ogni categoria compie entrando nel santuario dalla porta principale, attraversando l’area sacra del presbiterio e uscendo di nuovo sul sagrato dalla porta del convento.

Al termine dei tre giri rituali ogni partecipante riceve la tradizionale ciambella dopo aver lasciato sull’altare l’offerta consistente in prodotti della terra, pesci del lago, formaggi e ricotta. Nel passare davanti al sacerdote officiante che siede in presbiterio con una reliquia della Madonna in mano, detta “La Pace”, ogni persona si china a baciarla. Subito dopo, il Corteo si ricompone e torna al paese, raggiungendo la piazza principale attraverso le piccole strade del Centro Storico, mentre dalle finestre delle case una pioggia di fiori di ginestra, di petali di rose, di erbe profumate cade incessantemente sulla folla.




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