


VITERBO - Il 2025 è appena iniziato e già l’Italia è costretta ad affrontare una nuova ondata di femminicidi. Solo nei primi giorni di aprile, sono stati due i tragici omicidi di donne che hanno scosso profondamente l'opinione pubblica. La notizia del ritrovamento del corpo di Ilaria Sula, trovata in una valigia, e il femminicidio di Sara Campanella sono solo gli ultimi in una lunga lista che continua a crescere, alimentando indignazione e frustrazione. Un fenomeno che sembra non fermarsi, e che mette in luce la necessità urgente di un cambiamento profondo.
'È successo di nuovo, ancora e ancora. Due vittime in due giorni, due sorelle strappate brutalmente dalla loro vita – ha dichiarato Bianca Piergentili, Coordinatrice Regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio, esprimendo tutta la rabbia degli studenti che si sono mobilitati in tutta la regione – Siamo stanche di vedere come in Italia non si faccia nulla per combattere il fenomeno, per fermare la cultura patriarcale, quella cultura che arriva a uccidere. Due giorni, due femminicidi e il Governo sta in silenzio'. Proprio per dar voce a questa frustrazione, gli studenti delle scuole del Lazio hanno deciso di scendere in piazza e in ogni istituto hanno intitolato le proprie strutture alle donne vittime di femminicidio nel 2025, un segno tangibile della loro protesta e del loro impegno nel sensibilizzare la comunità.
Gli studenti chiedono con urgenza l’attivazione di iniziative concrete contro la violenza di genere, come sportelli antiviolenza nelle scuole e programmi di educazione sessuo-affettiva: 'Da anni chiediamo educazione sessuo-affettiva vera, ma il Ministro Valditara tace', ha sottolineato Piergentili.
La richiesta di un intervento deciso delle istituzioni è sempre più urgente. Gli studenti chiedono un’educazione sessuo-affettiva che parta dalle scuole primarie fino all’università, coinvolgendo tutta la comunità scolastica e accademica: 'Non basta parlare di consapevolezza, bisogna promuovere azioni concrete contro la violenza', affermano dalla Rete degli Studenti Medi di Viterbo che non sono nuovi a questa battaglia: 'Abbiamo lanciato un'indagine che ha rivelato come le università italiane non siano ambienti sicuri – ha dichiarato il sindacato studentesco PerCorso – Non abbiamo visto iniziative concrete dalla Ministra Bernini e chiediamo risposte urgenti.'
Anche il TusciaPride, in prima linea nella lotta contro discriminazione e violenza, ha sottolineato l'importanza di insegnare il valore del consenso fin dalla giovane età: 'Il valore del consenso dovrebbe essere trasmesso chiaramente dalle scuole primarie all'università. 'No' vuol dire 'no', e costringere qualcuno a pratiche non desiderate è sempre violenza', afferma l’associazione.
Questa mobilitazione, che coinvolge migliaia di studenti, è un grido di cambiamento. Gli studenti chiedono che scuole e università combattano la violenza di genere e la cultura patriarcale: 'È ora di decostruire la cultura patriarcale', hanno ribadito i manifestanti, chiedendo alle istituzioni di garantire una società più sicura e inclusiva.