

Nulla di nuovo, in termini di ripresa, all’orizzonte delle Piccole e Medie Imprese della nostra provincia. L’andamento del 2013, inizialmente migliorativo, declina nella seconda metà dell’anno, lasciando la percezione di una situazione di stallo, di sostanziale stabilità e di attesa di un ancora lontano traguardo del superamento della crisi. Meno brillante la dinamica produttiva; rallenta l’export verso i mercati dell’Unione Europea, con inevitabili riflessi sui livelli di fatturato. Per contro, emerge qualche timido segnale di miglioramento sul versante del portafoglio ordini interni, rispetto a quanto registrato nella prima metà dell’anno. Ma si tratta di segnali flebili, incerti, parzialmente contraddittori, che potrebbero benissimo capovolgersi nei prossimi mesi e che richiederebbero ancora di essere stabilizzati.
L’occupazione sostanzialmente tiene, alla luce dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali; ma le previsioni per l’inizio del 2014 prefigurano ancora uno scenario improntato ad incertezza e scarsa fiducia da parte degli operatori, circa una possibile inversione di tendenza. E’ l’istantanea scattata da Federlazio con l’indagine congiunturale relativa al secondo semestre del 2013. La ricerca è stata realizzata su un campione di 350 piccole e medie imprese associate, delle quali 46 della Tuscia, le cui caratteristiche settoriali e dimensionali rappresentano fedelmente la composizione dell’universo delle imprese aderenti all’Associazione. La maggioranza delle imprese intervistate ha una dimensione compresa tra i 10 ed i 49 addetti, con una percentuale pari al 48,7%; mentre il 35,9% impiega fino a 9 unità. Il peso percentuale delle aziende con oltre 50 addetti, è pari al 15,4%.
DEMOGRAFIA DELLE IMPRESE
L’analisi della connotazione demografica dell’universo imprenditoriale di questa provincia, elaborata dall’Ufficio Studi della Federlazio su dati Movimprese, denota nel terzo trimestre del 2013 la presenza di 33.808 imprese attive. Nella graduatoria regionale Viterbo è al quarto posto, seguita da Rieti con 13.168 imprese e sopravanzata nell’ordine da Frosinone (38.884), Latina (47.288) e Roma (337.489). Un dato da porre in rilievo: il divampare della crisi economica ha avuto nella Tuscia pesanti riflessi sulla demografia delle imprese: Viterbo presenta un tasso di crescita delle imprese dello 0,15%, inferiore sia a quello regionale (0,43%) ed a quello nazionale (0,21%). Ancora più profondo il divario sul versante delle imprese industriali, con un tasso di sviluppo che è il più basso tra tutti i territori della Regione (-1,1%).
PRODUZIONE
Segnali meno positivi rispetto alla prima metà del 2013, ma improntati ad una complessiva stabilità, quelli provenienti dalle imprese intervistate, circa i livelli produttivi conseguiti nel secondo semestre. I buoni risultati registrati nei primi sei mesi dell’anno, infatti, non si sono confermati nel periodo luglio-dicembre scorso. Diminuisce la percentuale di aziende che danno indicazioni positive (9,1% contro il 13,3% del primo semestre). Elevato il novero di intervistati, dal 20% al 45,5%, che esprimono un giudizio di stabilità. In calo, infine, dal 66,7% al 45,5% coloro che hanno registrato cali produttivi nel secondo semestre 2013.
ORDINATIVI ED EXPORT
Il giudizio prevalente è orientato alla stabilità: il 60%. Per un quinto degli intervistati il volume complessivo degli ordini è valutato in crescita; e un analogo 20% dà, invece, un’indicazione negativa. Connotati finalmente positivi sul fronte della domanda interna. Le indicazioni del consuntivo del secondo semestre del 2013 mostrano il 20% del campione (nella prima metà dell’anno erano il 14,3%), che ha visto incrementare il livello di ordini sul mercato italiano. Un dato confortante, confermato anche dalla quota di aziende che hanno mantenuto stabile il volume di affari: salgono al 60%, rispetto al precedente 21,4%. Scende, altresì, decisamente il novero degli operatori che denuncia un calo degli ordini Italia: si dimezzano, passando dal 64,3% al 30%. Le valutazioni risultano, invece, decisamente meno positive, quando gli intervistati vengono chiamati a pronunciarsi sull’andamento delle esportazioni verso i mercati dell’unione Europea. Appena un terzo del campione Federlazio, che nella prima metà del 2013 aveva registrato aumenti della domanda in ambito UE, ha visto confermato il dato nel periodo luglio-dicembre: dal 57,1% al 20%. Il secondo semestre dello scorso anno ha, invece, evidenziato una tenuta generale della domanda proveniente dai paesi dell’area Extra UE.
FATTURATO
Come indicato nella tabella, il secondo semestre 2013 ha evidenziato nelle imprese del campione una generale tenuta del fatturato: è risultato costante nel 62,5% degli interpellati, a conferma di una stabilizzazione della congiuntura nel periodo luglio dicembre. Viene segnalato in diminuzione solo da un quarto degli intervistati, mentre un 12,5% dichiara di aver avuto un incremento. Esaminando, nel dettaglio, le diverse e non univoche componenti del dato, osserviamo come i livelli di fatturato seguano una dinamica sostanzialmente sovrapponibile a quella della domanda. Con la riduzione della spinta propulsiva dell’export verso i mercati dell’unione europea, si dimezzano, rispetto alla precedente rilevazione, i giudizi positivi, in termini di aumento della fatturazione in tale contesto: scendono dal 33,3% al 16,7%. Si contrae, inoltre, dal 55,6% al 50%, la quota di imprese con livelli stabili, e triplica (dal 11,1% al 33,3%) la percentuale di giudizi sulla perdita di fatturato in area UE. Per contro, la dinamica positiva sul mercato interno ha comportato un significativo ritorno alla stabilità, salita al 60%, rispetto al precedente 31,6%. Dato confermato anche dalla netta contrazione di imprese che in precedenza avevano espresso valutazioni negative: dal 57,9% al 33,3%.
OCCUPAZIONE
Sul fronte occupazionale il quadro delineato dall’indagine congiunturale Federlazio, per il periodo luglio-dicembre dello scorso anno, resta di assoluta stabilità. Si pronuncia in tal senso il 60% delle imprese del campione, mentre scende al 33,3%, rispetto al 42,1% di fine giugno 2013,il novero di intervistati che dichiara di aver ridotto gli organici. Solo il 6,7% ha incrementato l’organico aziendale. Per tipologia contrattuale, le imprese che hanno assunto nella seconda metà dell’anno, hanno preferito avvalersi del contratto a tempo determinato (60%). La tenuta dell’occupazione continua ad essere garantita dal ricorso agli ammortizzatori sociali. Ci permettiamo di citare l’opinione del direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, secondo la quale “Fino a che gli effetti sul lavoro non saranno invertiti, non possiamo dire che la crisi è finita”.
CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI
Alle imprese del campione è stato inoltre chiesto se, nel secondo semestre del 2013, abbiano fatto ricorso a strumenti di sostegno al reddito e per quale tipologia d’intervento. Il 22% delle imprese ha dichiarato di aver richiesto l’attivazione della Cassa Integrazione Guadagni, rispetto al 32% della prima metà dell’anno. Tra queste, il 53,8% ha utilizzato la Cassa Integrazione Ordinaria; il 30,8% quella in deroga; ed il 15;4% la Cassa Integrazione Straordinaria.
CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI ORDINARIA
Nei secondo semestre del 2013 la Cassa Integrazione Ordinaria ha presentato un decremento importante: le ore di CIGO accordate alle industrie di Viterbo hanno subito un calo del - 51,2%, un dato rilevante se confrontato con quello regionale (-13,4%) e quello nazionale (-25,5%). Nel confronto con le altre province , solo Rieti, con un + 86,1% e Roma (+18%), risultano in controtendenza.
CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA
Il ricorso a questo ammortizzatore sociale nella Tuscia è sceso del - 26,6: una contrazione di gran lunga superiore a quella regionale (-5,8%)% e quella nazionale (-10.1%). Un trend negativo confermato in tutti i territori del Lazio, con un picco nella provincia di Rieti (-47,6%).
INVESTIMENTI EFFETTUATI
La fase di rallentamento e la situazione di difficoltà degli operatori hanno ridotto l’impulso ai piani di spesa, facendo segnare un andamento sostanzialmente negativo rispetto al precedente semestre. Nel periodo luglio-dicembre dello scorso anno, solo il 20% degli imprenditori intervistati ha dichiarato di aver effettuato investimenti, a fronte del 41% rilevato nel primo semestre.
PROBLEMATICHE CHE HANNO INFLUITO SULL’ANDAMENTO AZIENDALE
Nel confronto con i risultati del precedente semestre 2013 le problematiche che maggiormente hanno influenzato l’andamento delle aziende nella seconda metà dell’anno è sempre il ”ritardo dei pagamenti da parte dei clienti privati, indicato da una quota del 32,2 % delle imprese intervistate, in aumento rispetto al 29,2% di sei mesi prima. “L’insufficienza della domanda” si riconferma quale secondo problema delle imprese (28,8%).
Segue il “ritardo dei pagamenti della P.A.” , con il 13% di rilievo, poi la “mancata concessione o erogazione del credito bancario” (7,2%).
Meno avvertita, la “ impossibilità a partecipare agli appalti” (4,3%)
LA PERCEZIONE DELLA CRISI
Alle imprese del campione oggetto dell’indagine è stato chiesto con quale delle affermazioni riportate nella tabella , riguardanti la crisi in atto, fossero maggiormente concordi. Dalle risposte emerge un prevalente pessimismo, dato che il 61,5% delle imprese ha dichiarato che “Al momento non si intravede alcuna via di uscita”. Un altro 27,4 % ritiene che “Si comincia ad intravedere una luce in fondo al tunnel”, mentre per l’ 11,1% degli intervistati “Il peggio deve ancora venire”.
PREVISIONI
L’indagine della Federlazio ha rilevato anche le previsioni a breve termine, in ordine alle attese degli imprenditori per il primo semestre 2014. Le opinioni espresse indicano un certo miglioramento rispetto al semestre scorso, pur risultando improntate ad una sostanziale cautela che regna tra gli operatori, circa l’andamento dei prossimi sei mesi.
Produzione. La percentuale di imprese che prevede un aumento della produzione fra gennaio e giugno dell’anno in corso sale del 23,1%, rispetto alla precedente rilevazione. Predominanti (53,8%) le risposte che indicano una stabilità del dato.
Nuovi ordini. Per quanto riguarda le attese sul livello degli ordinativi totali aumenta dal 7,7% al 20% la percentuale precedentemente rilevata; scende dal 61,5% al 40% il dato sulla stabilità e risulta incrementato, dal 30,8% al 40% il novero di coloro che prevedono una contrazione della domanda. Significativo il dato relativo al mercato interno, che vede un aumento del +11,1% ed una stabilità indicata nel 66,7% dei casi. Superiori le attese per quanto concerne i mercati dell’area dell’Unione Europea , con una percentuale di ottimisti del 40% a cui si unisce il 60% di coloro che indicano stabile tale contesto. Sulla stessa linea, ma inferiore, si pone il dato sugli aumenti di ordinativi dai mercati Extra UE: il 20% lo indica in aumento, l’80% prevede stabilità
Fatturato atteso
E’ stato chiesto alle imprese del campione di esprimersi anche sulle previsioni di fatturato per il primo semestre del 2014. Il 12,5% degli intervistati esprime ottimismo (in precedenza erano stati il 13,3%); sale dal 53,3% al 62,5%,la percentuale di coloro che prevedono stabilità. Contestualmente scende dal 33,3% al 25% la quota di aziende che pronostica una diminuzione del fatturato totale. Anche all’interno di questo dato previsionale le attese positive per il mercato interno sono al 13,3%; al 33,3% quelle per i mercati UE e al 16,7% quelle dell’area Extra Unione Europea.
Occupazione
Si espande la quota di imprese che prevede una stabilità degli organici fra gennaio e giugno dell’anno in corso: il 53,3 %, mentre soltanto il 6,7% ipotizza un aumento ed il 40 % una diminuzione della forza lavoro.
Investimenti
Di segno prettamente negativo, invece, le opinioni espresse in ordine agli investimenti: nel primo semestre del 2014 soltanto il 13,3% delle imprese prevede di investire: una percentuale inferiore a quella relativa agli investimenti aziendali registrati nel secondo semestre dello scorso anno (20%).