ANNO 16 n° 274
Farmacie:liberalizzazioni, sì definitivo alla legge
23/03/2012 - 09:30

La mano tesa del governo sulle commissioni bancarie. Un diluvio di ordini del giorno. Una lunga giornata. E poi, la sera, il voto definitivo della Camera: con 365 sì, 61 no e 6 astenuti il decreto sulle liberalizzazioni è legge.

Ora va al Quirinale per la firma e la pubblicazione, entro sabato, sulla Gazzetta Ufficiale. Una legge sulla concorrenza, la prima che l’Italia ricordi, fortemente voluta da Mario Monti e Antonio Catricalà, che ha subito fughe in avanti e aggiustamenti in corsa, ma che ha comunque il merito di affrontare a tutto campo il tema del mercato, dall’Rc auto all’energia, dai petrolieri ai distributori di benzina, dai taxi alle farmacie, dall’acqua ai trasporti, agli enti locali, le professioni, i notai. E porta con sé meno burocrazia per le imprese e molte novità. «Sono molto soddisfatto per questo traguardo importante nel difficile percorso verso la crescita economica del Paese», commenta il premier che, dopo le tensioni del giorno precedente, ha voluto essere presente al voto finale della Camera. «All’opposizione dei tanti gruppi di interesse, titolari di rendite di posizione non giustificabili né salvaguardabili, il governo era preparato», spiega poi un comunicato di Palazzo Chigi. Si è scelta la «via del dialogo e il testo definitivo conclude conferma tutte le priorità del disegno originario».

Non sono mancati, nemmeno ieri, i colpi di scena e qualche schiamazzo da parte della Lega, uno strascico di polemiche sul tema della copertura. Il prossimo passo sarà l’approvazione oggi in consiglio dei ministri di un decreto che ripristina le commissioni bancarie sulle linee di credito concesse dalle banche, soppresse a sorpresa da un emendamento del Pd al Senato. Che si andasse verso una soluzione del nodo che aveva provocato le dimissioni in blocco del vertice Abi, poi congelate, lo si è capito quando il sottosegretario Claudio De Vincenti ha «interamente accolto» l’ordine del giorno presentato da Pd, Pdl, Terzo Polo e Pt. Il testo impegna il governo a «emanare in tempi rapidi» un provvedimento che sani la situazione, prevedendo che la clausola di nullità si applichi solo alle linee di credito non conformi alle regole di trasparenza che saranno approvate dal Cicr (come prevedeva il decreto Salva-Italia).

Prima ancora del voto finale Federfarma ha indetto una serrata di protesta per il 29 marzo. Nel mirino, la norma che fissa un limite di 65 anni per i titolari di farmacia e che rischia, a detta dell’associazione, di portare a molte chiusure. L’Autorità di garanzia sugli scioperi, però, è già intervenuta: manca il preavviso obbligatorio per i servizi di pubblica utilità e il 29 le saracinesche non possono chiudere. In ogni caso, le parafarmacie hanno assicurato l’apertura. Anche gli avvocati tornano alla carica e si mobilitano in congresso a Milano. E c’è polemica sull’emendamento che riporta all’Auhtority per le Comunicazioni la competenza sullo spacchettamento dell’ultimo miglio della rete Telecom. Soddisfatta l’Autorità, molto critico Saglia (Pdl).

La giornata è stata appesantita da un diluvio di 208 ordini del giorno sulle materie più disparate. «È evidente che siano diventati l'unica occasione di confronto fra l'Aula e il governo», ha commentato con una punta polemica il vicepresidente pdl Maurizio Lupi. Il governo ha innanzitutto cercato di chiarire la questione della copertura finanziaria. Se ne è fatto carico il ministro per i rapporti con il Parlamento, Pietro Giarda, che ha ricordato i cinque punti sui quali si è soffermata l’analisi critica della Ragioneria dello Stato. Si tratta di norme introdotte da modifiche parlamentari al Senato e il governo, ha detto, si è rimesso ai pareri «non ostativi delle commissioni».

Comunque, «un decreto attuativo del Ministero dell’Economia chiarirà ogni aspetto finanziario negativo» sui crediti della P.A. mentre sulle 40 assunzioni all’Authority Energia (che si dovrà occupare anche di acqua) «le entrate dall’uno per mille sono di almeno 6,3 milioni per cui coprono i costi». Per il resto il governo «assicura il massimo rigore mantenendo la neutralità finanziaria delle disposizioni».

Ilmessaggero.it






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