


VITERBO - Una vita dedicata a Santa Rosa. Prima facchino, poi presidente del Sodalizio. Massimo Mecarini da quasi mezzo secolo vive il Trasporto della Macchina. Quarantasette anni trascorsi tra prove, responsabilità e quel 3 settembre che, come racconta lui stesso, in realtà non finisce mai. Dall'esperienza dello scorso anno, segnata anche dall'allarme terrorismo, fino al futuro della tradizione e ai giovani che oggi scelgono di indossare la divisa bianca. Il presidente del Sodalizio ci accompagna cosi nel cuore della festa più amata dai viterbesi, con una esclusiva tutta Viterbonews24.

'Il mio 3 settembre non finisce mai'
Presidente, quando inizia davvero il suo 3 settembre?
'In realtà il mio 3 settembre non finisce mai, perché non c'è un giorno dell'anno in cui, per un motivo o per un altro, non debba occuparmi dell'attività del Sodalizio. Chiaramente gli impegni si intensificano mano a mano che ci avviciniamo al Trasporto, ma già dal 4 settembre dobbiamo tornare a programmare tutto quello che verrà dopo.'
Lo scorso anno il Trasporto è stato segnato da momenti di forte tensione. Che ricordo le è rimasto di quella serata?
'Ho un ricordo molto forte. Da un lato la doccia gelata del momento in cui siamo stati convocati in Prefettura e ci è stata comunicata la possibilità di un attentato terroristico. Dall'altro, però, porto con me la risposta pronta e solidale dei Facchini, ai quali spiegammo per grandi linee quello che stava accadendo, e soprattutto quella della popolazione che, superato il momento iniziale in cui fu annunciato che saremmo partiti con le luci accese, ci ha dimostrato grande vicinanza e partecipazione.'
'Quell'esperienza ha accentuato ancora di più il tema della sicurezza, che non è mai abbastanza. Ci ha insegnato che l'imponderabile è sempre dietro l'angolo e che, per quanto si possa pianificare e prevedere tutto, non sarà mai sufficiente.'
Anche quest'anno il Sodalizio accoglierà nuovi Facchini. È un segnale positivo per il futuro?
'Sì. Quest'anno abbiamo arruolato undici nuovi Facchini su quarantacinque aspiranti. È un numero che fa ben sperare per il futuro della nostra tradizione. Un merito va anche al grande lavoro dei comitati delle minimacchine, che forgiano i Facchini del domani. Oggi oltre il sessanta per cento dei Facchini proviene proprio da quel percorso.'
Lei ha vissuto Santa Rosa prima da Facchino e oggi da presidente. Cosa le ha insegnato questa esperienza?
'Ho iniziato nel 1979 e ho portato la Macchina per trentadue anni, di cui trenta da ciuffo. Poi è arrivata la presidenza. Posso dire che la Macchina e il Trasporto sono la metafora della vita: c'è fatica, ci sono momenti in cui il peso ti piega le gambe ed è proprio allora che bisogna dare il meglio di sé, stringere i denti e aspettare che arrivino momenti migliori. Alla fine, però, resta sempre la soddisfazione di avercela fatta.'
'Da presidente ho imparato a mettere da parte l'impulsività e la rabbia, lasciando spazio al buon senso e alla calma, senza perdere la determinazione. Il Sodalizio oggi è il custode di una tradizione che rappresenta una vera istituzione e questo significa confrontarsi ogni giorno con il mondo delle istituzioni, dell'associazionismo e della solidarietà, mantenendo sempre viva la devozione religiosa da cui nasce la nostra festa più bella.'
Che cosa significa davvero essere un Facchino di Santa Rosa?
'Essere Facchino di Santa Rosa è un grande onore e soprattutto un privilegio che non a tutti nella vita capita di avere. L'essenza del Facchino è la fede: è da lì che nascono la forza e la volontà. Per questo dico sempre una cosa: Facchini si nasce, non si diventa.'