ANNO 16 n° 252
Evoluzione Vinted: da applicazione digitale a nuova filiera di commercio. L’occhio analitico su alcuni spot
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi
Elsa
09/09/2026 - 10:02
di Elsa Berardi

VITERBO - Una rincorsa fortunata dell’audience spettatoriale, figure perlopiù giovanili e quotidiane, ambientazioni in interni e pacchi postali di prodotti hanno aiutato le campagne per Vinted a dominare il mondo pubblicitario. Ma qual è lo spaccato socio-economico che ha consentito a questo servizio di emergere? Quali le sue eventuali – o conclamate – criticità?

Gli esercenti piccoli e grandi, in un 2020 improvvisamente critico e inibitore dei contatti sociali, hanno dovuto acquietare le proprie strategie comunicative e relazionali, in favore di una prospettiva “tecnoliquida” e apripista di e-commerce inediti. Un gioco promozionale certamente innovativo, sebbene autore di nuove (e temute) filiere.

I colossi della rivendita “user to user” di oggetti di seconda mano, forti del clima di generale distacco dai negozi fisici, hanno trovato popolarità in Italia a partire da questo segmento evolutivo: più relazioni di praticità in rete che di reale prossimità sociale. Un’inversione del giro di ruota meno programmata del previsto, che ha indirizzato aziende competenti verso le odierne soluzioni di vendita, ma ha anche lasciato scoperto il contatto diretto.

E il “Vinted italiano”, come si è comportato in questo turbine di riferimenti “face to face” approssimati, spesso completamente rimodulati dal digitale? La nostra socialità e i tipici modi venditore-acquirente non sono un settore debole da ricollocare, ma la longeva base delle scelte di consumo e l’insostituibile valore umano che le concretizza.

La modernità, tuttavia, vuole osservazioni, non sterile sospetto: analizziamo come Vinted ha saputo forgiarsi un nome nel nostro Paese, attraverso la rimediazione di concept pubblicitari esistenti e giovando dal reinserimento di singoli e nuclei in questa cornice.

L’arco di tempo che valuteremo, in questa successione di spot eterogenei, percorre la linea dei più noti advertising dal 2024 al presente: vedremo, quindi, i cambiamenti mietuti da un periodo duro ed emotivamente provante per l’Italia, attraverso una cortina di colore e nuove idee che ha fornito un nuovo indirizzo all’e-commerce tra utenti privati.

 

1. Uno spot del 2024: la fuga della metropoli e il riscatto nei vestiti venduti. Link al video: https://www.youtube.com/watch?v=-gDaon1BRPo

Nella stessa caption inferiore dello spot, la protagonista ideale Martina è immediatamente presentata: il fluire narrativo è affidato proprio a lei, alla sua esperienza verosimile e a una diffusa normalizzazione della scelta di percorsi professionali alternativi. Lo vediamo, sotto il logo del brand, da “Martina, una storia di passioni” – un’entrata legittima nella vita privata di una persona potenzialmente esistente – e dal riferimento della stessa donna a una vita passata frustrante, una giustificazione positiva della scelta di approdare a Vinted. E perché questo? Per vendere capi da “serata in” non più utilizzabili nel contesto agreste, la isla bonita della nuova Martina, che ha capito cosa la rende felice. Dopo un lavoro a Milano non gratificante, dunque, il nostro leading character ritrova i suoi veri panni (è il caso di dirlo) nella semplicità spartana dell’orto, della salopette (acquistata su Vinted) e delle galosce, in uno scambio tra merce venduta e merce acquistata che determina un’evoluzione reale. Spot del genere, improntati sul singolo coraggioso e resiliente, derivano dalla consapevolezza della nostra importanza, nonché di quella delle emozioni autentiche: un nuovo approccio, seminato dai lockdown, nelle giornate piatte che solevamo vivere.

 

2. Un altro spot del 2024: abiti nuovi come investimento famigliare. Link al video: https://www.youtube.com/watch?v=g42rq1KYa1U

“I bambini crescono… E i vestiti costano”: due periodi essenziali, ma tutt’altro che sterili, poiché riflettono situazioni finanziarie conosciute da tutti (ed esperite, purtroppo, da molte famiglie). Il principio fondamentale della second hand, la vendita di prodotti usati, può arginare momentaneamente tali difficoltà e aiutare le mamme e i papà a garantire a i propri figli un guardaroba. Un bambino bellissimo è con la mamma in soggiorno: l’idea è quella di acquistare pantaloni più adatti alla sua attuale altezza. Vinted incanala questo entusiasmo e si presenta a mo’ di giaciglio, ma senza sottrarre valore alla condizione della famiglia (tutto sommato, con un tenore di vita medio): è forse uno degli spot meglio assestati del servizio, il quale, appellandosi a criticità, rilancia e nobilita una soluzione spesso scartata. Un usato di comunità, nonostante gli scambi digitali, e una funzionale alternativa all’accumulo consumistico.

 

3. Dal 2025 arrivano nuove categorie di vendita: un salto precedente in uno spot recente. Link al video: https://www.youtube.com/watch?v=9Hvd0GRYrbQ

Un ragazzo ha capito che può vendere di più – e meglio – grazie alle nuove categorie inserite su Vinted: è su di lui, seduto su un tappeto domestico a organizzare le idee, che si materializzano diversi settori tematici (Moda, Casa, Elettronica). Il non uso di oggetti a proprio tempo acquistati, forse con la promessa di renderli impiegabili, è qui incoraggiato a diventare servizio: il nostro protagonista è giovane e meditativo, ma sappiamo che, tramite smartphone, sta già mettendo in vendita il materiale inutilizzato. Un piccolo passo per gli utenti… Un grande passo per la quotidianità?

 

4. 2026: quell’ “iperrealismo” pubblicitario che ci persuade a cambiare abitudini. Link al video: https://www.youtube.com/watch?v=aGpw0CwThMU

Ebbene, si sa: quello che non usiamo più ingombra spazio nella nostra casa, nella nostra normalità quotidiana, nella nostra vita abituale. La genialità di questo mezzo pubblicitario consiste nell’aver ingrandito le dimensioni degli oggetti: una paperella da vasca diventata un colosso giallo e la lettura di un buon libro disturbata da un vaso ornamentale, che scorta il suo possessore come una presenza aliena. È quest’ultimo che, risoluto, se ne sbarazza sulla nota app, mentre l’oggetto assume tutt’altro carattere e si rivela un’inoffensiva chincaglieria. È l’ironia che abbiamo ripreso a frequentare, integrando spot internazionali dopo la tornata pandemica: l’Italia è per noi stata, in quei frangenti tristemente vicini, motivo e sano ingrediente della risalita collettiva.

Relazioni di vendita online, insomma, che le filiere come Vinted hanno plasmato in una nuova foggia: quella di opportunità permanenti e non passeggere, da accompagnare a regolari salti nelle vetrine fisiche!






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