ANNO 16 n° 274
''Evitati sedici esuberi alla SocoFer''
D’Ubaldo (Fiom-Cgil): Adottato per la prima volta contratto di solidarietà difensivo
14/05/2014 - 00:07

di Domenico Savino

VITERBO – E’ stata scongiurata la mobilità per sedici lavoratori della SoCoFer, l’azienda di Gallese leader da trent’anni nel settore ferrotranviario. La concertazione ha funzionato: intorno ad un tavolo, azienda e sindacati hanno a lungo ragionato sulla possibilità di attivare lo strumento del contratto di solidarietà difensivo che ha permesso di salvare le professionalità esistenti e consentito all’azienda di continuare a produrre abbattendo il costo del lavoro.

E’ la prima volta in provincia di Viterbo che il contratto di solidarietà difensivo viene applicato nel settore metalmeccanico: in precedenza una situazione simile si era verificata solo nel settore ceramico. La SoCoFer produce dagli anni ’70 deviatoi ferroviari e tranviari compresi tutti i loro componenti, per strade ferrotranviarie primarie, alta velocità, secondarie, raccordi privati e stabilimenti. Negli ultimi anni ha pesantemente risentito della crisi del settore: il calo delle commesse connesso alla crisi nella riscossione dei crediti e ad una diffusa difficoltà da parte delle banche nell’erogare liquidità ha portato l’azienda in località Montilapi a guardarsi intorno per far fronte al periodo complesso: a parte qualche caso di cassa integrazione, la SoCoFer è riuscita a tenersi in piedi grazie a commesse private. Tuttavia l’azienda era stata costretta a dichiarare 16 esuberi a fronte di un organico complessivo di 29 lavoratori.

La lunga concertazione con i sindacati ha portato a riflettere sulla possibilità di adottare strade alternative agli ammortizzatori sociali in deroga. E si è scelto di adottare il contratto di solidarietà difensivo, vale a dire un accordo aziendale, stipulato tra il datore di lavoro ed i rappresentanti sindacali nei periodi di crisi temporanea, che ha ad oggetto la diminuzione dell’orario di lavoro di tutti i lavoratori, o parte di essi, al fine di evitare dei licenziamenti di alcuni per giustificato motivo oggettivo.

In questo modo l’agevolazione arriva sia per i lavoratori che per il datore: l’accordo si configura come ammortizzatore sociale ed è prevista la concessione di un trattamento di integrazione salariale per compensare la retribuzione persa dai lavoratori a seguito della riduzione dell’orario di lavoro, mentre per l’azienda è prevista una riduzione dei contributi previdenziali da versare.

Ed è quello che è successo alla SoCoFer con 27 contratti di solidarietà attivati: ''Per la prima volta è stato utilizzato questo strumento – commenta Guido D’Ubaldo, segretario provinciale Fiom-Cgil – che a differenza degli altri ammortizzatori sociali in deroga è costantemente rifinanziato dal Governo, dura dodici mesi ed è rinnovabile per un altro anno. In questo modo le maestranze soffrono meno rispetto alla cassa integrazione e l’azienda ha la possibilità di risollevarsi''.

D’Ubaldo tiene a sottolineare il comportamento virtuoso della SoCoFer stessa: ''Quando un’impresa ragiona senza retropensieri e lo stesso accade per i sindacati si riesce a trovare un accordo soddisfacente per tutti. Pur non essendo la soluzione ai problemi della crisi, il contratto di solidarietà è uno strumento valido che permette di tenere in piedi aziende e posti di lavoro. Il mio auspicio – conclude D’Ubaldo – è che lo capiscano altri imprenditori piuttosto diffidenti rispetto a questo strumento''.

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