

VITERBO – (b.b.) Sarebbero stati trovati diecimila euro in contanti nascosti minuziosamente in piccoli mazzetti e orologi di lusso all’interno dell’appartamento del 56enne arrestato all’alba di giovedì dagli uomini della squadra mobile per estorsione e usura.
Un ''tesoretto'' accumulato negli anni, durante i quali S.B., con precedenti per lo stesso tipo di reati, avrebbe prestato soldi con tassi usurai ad alcuni imprenditori della provincia e poi, con metodi tutt’altro che ortodossi, li avrebbe richiesti indietro. A spalleggiarlo, secondo la tesi della procura, ci sarebbe stato il 38enne A.F., ex agente di polizia penitenziaria, già sospeso dal servizio a causa delle numerose assenze non giustificate.
Quattro le vittime accertate per il momento dagli inquirenti, ma il numero sarebbe destinato a crescere. A far scattare le indagini a carico dei due uomini, che da giovedì mattina sono agli arresti – uno in carcere e l’altro ai domiciliari -, la denuncia di un imprenditore dei Monti Cimini finito nella loro rete. Dopo aver ricevuto in prestito dei soldi, ne avrebbe dovuti dare indietro molti di più. Stando a quanto raccontato, durante un colloquio con S.B., sarebbe anche stato minacciato dal suo presunto complice: l’ex poliziotto, presente all’incontro, avrebbe maneggiato per tutto il tempo il caricatore di un’arma da sparo, per incutere timore alla vittima.
Numerosissimi gli episodi contestati ai due, avvenuti a cavallo tra la fine del 2010 e il 2015 e che avrebbero fruttato loro decine di migliaia di euro di guadagni illeciti.
Intanto la procura lancia l’allarme: ''Il tessuto imprenditoriale ed economico della provincia è sempre più permeato dal fenomeno dell’usura. Questo è un chiaro sintomo di come la difficoltà dei privati di accedere a crediti bancari apra la strada all’illegalità''.