ANNO 16 n° 273
Eroi silenziosi in cerca di uno ''status''
Protestano i vigili del fuoco discontinui. In 46 attendono la stabilizzazione

VITERBO – (mdl) Era il 9 luglio quando Giuliano Lipperi, vigile del fuoco discontinuo a Civita Castellana, è morto, colpito da un malore, mentre si apprestava a dare il cambio ai colleghi impegnati a spegnere un incendio.

Sull’onda emotiva della tragedia, in tanti avevano commentato che era ''morto da precario nell’Italia in fiamme''. Poi, passati i giorni, si sono spenti i riflettori e con essi è calato il silenzio sulla condizione dei vigili del fuoco discontinui. Assimilati ''genericamente'' ai ''volontari'', in realtà i discontinui stanno portando avanti una battaglia per il loro riconoscimento di precari dello Stato a tutti gli effetti. Uno 'status' giuridico che al momento gli viene negato e con esso anche la possibilità di stabilizzazione.

Nella Tuscia, dopo la morte di Lipperi, sono rimasti in 46. ''Sono vent’anni che stiamo nel corpo dei vigili del fuoco e da oltre una decina che lottiamo per la stabilizzazione – spiega Emanuele Daga, caprarese, responsabile provinciale dell’Associazione Nazionale Discontinui Vigili del Fuoco e CUB P.I. Vv.Ff – Sono anni che ci fanno false promesse ma ancora oggi siamo in questa situazione paradossale''.

Va precisato che i vigili del fuoco discontinui svolgono ruoli d’ufficio o operativi come i permanenti e percepiscono la busta paga ma giuridicamente sono assimilati ai volontari. Un “ibrido” che comporta ''non poche conseguenze negative, oltre a quelle economiche – afferma Daga - ad esempio, in una attività tra le più rischiose, non viene riconosciuto come tale nessun tipo di infortunio sul lavoro e neppure in caso di morte è riconosciuto un indennizzo''.

''In Italia – continua Emanuele Daga - il corpo del vigili del fuoco è in perenne, endemica carenza di personale durante tutto l’arco dell’anno e in particolare nel periodo estivo quando gli interventi si moltiplicano a dismisura. Il paradosso risiede nel fatto che questa carenza di personale, sarebbe in buona parte coperta e soddisfatta utilizzando i discontinui, già preparati e addestrati. Regolarizzando i discontinui l'amministrazione risparmierebbe anche dei soldi. Per esempio se per le nuove leve servono 6 mesi di addestramento, per i discontinui sarebbero sufficienti 2''.

Ripercorrendo un po’ la storia a ritroso, Daga ricorda che: ''l’ultima, parziale stabilizzazione del personale precario del settore, è avvenuta nel 2007'' e  ''coloro che non poterono rientrare per varie ragioni nel novero degli stabilizzati, continuarono nel loro servizio in stato di precariato''.

''Fino al 2014 le chiamate in servizio ammontavano a 20 giorni ciascuna, reiterabili per quattro e talvolta cinque volte l’anno – spiega ancora il responsabile provinciale dell’Associazione Nazionale Discontinui Vigili del Fuoco - Con tale stato di servizio era allora possibile ottenere il sussidio di disoccupazione, mettendo al riparo, almeno in parte, migliaia di famiglie dalla fame. Dal 2014 in poi, mediante una semplice circolare diffusa nell’antivigilia di Natale, ogni servizio veniva decurtato a dodici giorni, durata che non consentiva più di totalizzare periodi sufficienti a garantire l’indennità di disoccupazione. Nello stesso periodo una serie di microprovvedimenti succedutisi nel tempo tolsero a questi lavoratori anche la qualifica di precari, riducendoli a ''volontari senza nulla a pretendere dall’Amministrazione''.

Per questi motivi è in atto nella Tuscia, come nel resto d’Italia, una iniziativa di sensibilizzazione a livello territoriale del problema. ''Chiederemo ancora altri confronti a Roma – rivela Daga – ma se non otterremo risposte, nei prossimi mesi saremo pronti anche a scendere in piazza''.






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