

Viterbo - Max. Vismara - A finire nella morsa dei 5 due imprenditori viterbesi che in pochi mesi hanno sborsato più di 200mila euro per far fronte ai prestiti ricevuti.
Ieri mattina all’alba un’operazione dei carabinieri condotta dai nuclei di Viterbo, Terni e Orvieto ha messo fine ad un incubo che una coppia di imprenditori locale stavano vivendo da mesi. Tutto è cominciato l’Ottobre scorso quando la titolare di un’azienda commerciale del settore ristorazione ed ittico dopo mesi di vessazioni si è rivolta alla procura di Viterbo chiedendo aiuto per uscire dal vortice in cui lei e il suo compagno erano finiti, la denuncia ha portato alla luce una situazione sconcertante, infatti i due imprenditori in pochi mesi hanno sborsato cifre da capogiro , si parla di ben 60mila euro restituiti solo dopo sei giorni per onorare un prestito di soli 45mila, o della considerevole cifra di 230mila da restituire dopo poche settimane per far fronte ad un “prestito” di soli 90mila.
Ma a far traboccare il proverbiale vaso sarebbero state le continue vessazioni a cui i due malcapitati venivano costantemente sottoposti dai 5, aggressioni sul posto di lavoro, minacce di morte o di violenza sessuale per loro e le famiglie e addirittura la sottrazione di una macchina, tutto questo alla fine avrebbe spinto le due vittime a rivolgersi alla procura, questa mattina dopo mesi di indagini condotte dai militari dell’arma l’epilogo con una conferenza stampa che si è tenuta nella sala conferenze della procura di Viterbo, presenti al tavolo: il Procuratore Paolo Auriemma, il sostituto procuratore Michele Adragna, il comandante provinciale dei Carabinieri Colonnello Andrea Antonazzo, il comandante del reparto operativo dei Carabinieri Col. Guglielmo Trombetta e il capitano del reparto investigativo Col. Marcello Egidio.
“Questo purtroppo è anche un aspetto creato anche dalla pandemia – ha dichiarato il procuratore Auriemma in conferenza stampa – questi imprenditori in difficoltà per il covid purtroppo si sono rivolti a queste persone per avere aiuto, invece sono caduti in una spirale senza fine, subendo vessazioni continue per obbligarli a restituire il danaro con tassi di interesse che in alcuni casi addirittura raggiungevano il 250 %.
In questo caso agli indagati non è contestato solo il reato di usura ma anche il reato di estorsione proprio per le modalità che queste persone adottavano per richiedere i soldi prestati, qui si parla di minacce serie e gravi - ha sottolineato Auriemma – e anche di violenza fisica non di grave entità ,ma comunque presente.
In questo caso è stata fondamentale l’opera di prevenzione con cui la procura coadiuvata dai Carabinieri ha interrotto una serie di probabili azioni criminose che potevano essere generate da questa vicenda, a questo proposito chiedo a voi giornalisti di fare da tramite con la comunità e specialmente con tutti gli imprenditori sottolineando il fatto che se ci si trova in una situazione analoga l’unico modo per uscirne è quello di rivolgersi immediatamente alle autorità.”
Le indagini condotte dai Carabinieri hanno permesso l’individuazione di cinque persone (tra cui una donna) per le quali è scattata la custodia cautelare per i reati di usura e tentata estorsione.
“La prolungata chiusura derivante dalla pandemia ha favorito questo tipo di reato - ha sottolineato il Colonnello Antonazzo – proprio per questo da circa un anno stiamo collaborando con le associazioni di categoria per cercare di capire quali sono i problemi che affliggono i commercianti e quindi fare azione di prevenzione, questa vicenda purtroppo si inserisce pienamente in questo quadro ed è vitale far sentire a proprio agio le vittime che decidono di denunciare l’accaduto, queste 5 persone sono pericolose – ha ribadito l’alto ufficiale – e potevano esserlo ancora di più magari compiendo ulteriori gesti intimidatori, in questo caso l’importante è essere arrivati in soli sei mesi a disinnescare la situazione, ovviamente in questi casi è vitale la sinergia con la procura e in questo caso anche con il prefetto che ha fatto la sua parte per la risoluzione di questa vicenda.
L’importante in casi come questo – ha concluso - è che le vittime percepiscano il pericolo di situazioni come queste che spesso purtroppo vengo viste come opportunità e che in realtà conducono sempre in una spirale, quindi bisogna denunciare sempre alle autorità casi come questi.