

di Massimiliano Morelli
VITERBO - A parte il dio pallone dei grandi, ovvero di chi fa il gioco della grande emittenza pronta a dare in pasto il pallone al telespettatore a ogni ora del giorno, il resto dello sport s’è fermato da un pezzo. Lo sport di base, quello amatoriale, quello che permetteva ai cittadini di staccare la spina dal logorio della vita moderna, come recitava in uno spot ormai datato quel gentiluomo di Ernesto Calindri. Non si scia, niente sport di contatto, qualche fioca speranza per piscine e palestre. Non riapriranno il 18 gennaio gli impianti sciistici. I ministri Speranza e Boccia l’hanno ribadito ieri alle Regioni: prima occorre riaprire le scuole. Tanto che il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, ha inviato una lettera al governo sottolineando come è “assolutamente necessaria un’incisiva azione” per “garantire immediati e adeguati ristori economici” al settore, che rappresenta una “importantissima filiera economica” per Alpi e Appennini. A breve dovrebbe approdare anche il nuovo protocollo sullo sport, comprese le questioni legate alla riapertura di palestre e piscine. MA non potranno essere trattate insieme: se per le palestre il problema dell’utilizzo degli spogliatoi può essere superato vietandone l’utilizzo, per le piscine sarebbe una soluzione non praticabile. In ogni caso l’ipotesi è quella di legare i diversi livelli di sport individuale, di squadra e di contatto; di base, dilettantistico e professionistico - al sistema delle fasce. Ma neanche è detto che il discorso rientri nel Dpcm di venerdì…