

VITERBO - E' praticamente ''bruciato'' il raccolto 2012 delle castagne sui Cimini. E' il terzo anno consecutivo. A ridure notevolmente la produzione, in alcuni casi ad azzerarla completamente, sono stati gli attacchi del cinipide, la micidiale vespa cinese che in pochi anni ha infestato tutto il territorio, e di altri parassiti, come la cidia precoce, ai quali quest'anno si è aggiunta la grave siccità in atto.
''Dai sopralluoghi effettuati in questi giorni - dice Maurizio Palozzi, sindaco di Canepina, il paese in cui è concentrata la maggiore estensione di castagneti della Tuscia, nonché consigliere provinciale Pd - abbiamo riscontrato che anche quest'anno il raccolto sarà scarso e, in alcune zone, del tutto assente. L'agricoltura dei nostri territori rischia di subire un colpo mortale''.
Ad avviso di Palozzi, ''di fronte a una crisi senza precedenti, è indispensabile aprire un tavolo permanente con la Regione Lazio e il ministero per l’agricoltura al fine di individuare le modalità per fronteggiare una situazione davvero drammatica''.
Infine, Palozzi annuncia che nei prossimi giorni contatterà gli altri sindaci del comprensorio per mettere a punto una serie di proposte da avanzare alle istituzioni.
''Non si può continuare a far finta di niente di fronte ad un problema che riguarda migliaia di famiglie - conclude – senza dimenticare che la castagna rappresenta una delle eccellenze del territorio, e per questo ancor più meritevole di tutela”.
Per quantificare il danno economico che si sta abbattendo sul comprensorio dei Cimini, basti ricordare che la provincia di Viterbo, con 2.800 ettari di castagneti, una produzione di circa 60mila quintali l’anno, per un valore di 7,5 milioni di euro, detiene il 50% del patrimonio castanicolo regionale. Il comune di Canepina produce da solo il 40% delle castagne e dei marroni made in Tuscia. Nel Viterbese, le aziende sono quasi 2mila e la superficie media è 1,39 ettari, la più alta a livello regionale.
Il Lazio occupa la quinta posizione in Italia per superficie dedicata al castagno da frutto (5.648 ettari, poco più del 7,44% della superficie nazionale). Le aziende sono 6.116 aziende (superficie media aziendale 0,91 ettari) che rappresentano un’incidenza sul dato nazionale del 9%. La produzione media regionale è di 82,4 mila quintali per un valore di 13,5 milioni di euro.
L’esportazione assorbe più di 8mila quintali di castagne per un valore di circa 2,2 milioni di euro. Il primato spetta di gran lunga alla provincia di Viterbo, con circa 7mila quintali di prodotto venduto all’estero, per un valore di 1,8 milioni di euro. Segue la provincia di Roma con 760 quintali, per un valore di 369 mila euro.
I punti di forza del settore sono: l’avanzamento tecnologico della produzione, la qualità e la tipicità del prodotto (1 Dop, Castagna di Vallerano, e 8 prodotti iscritti all’elenco dei tradizionali: Marrone Antrodocano, Marrone dei Monti Cimini, Marrone di Arcinazzo Romano, Marrone di Cave, Marrone di Latera, Marrone Segnino, Castagna di Terelle, Castagna rossa del Cicolano).
Per la lotta all’infestazione da cinipide, il principale problema che affligge la castanicoltura a livello mondiale, la Regione Lazio, tra il dicembre 2011 e il marzo 2012, ha attivato un centro di riproduzione per il torymus sinensis, il principale antagonista naturale della vespa cinese, presso il centro sperimentale Arsial di Caprarola.
Entro l’anno prossimo, quando il ciclo biologico sarà completato, si avranno a disposizione circa 1000 coppie di torymus, il cui numero dovrebbe moltiplicarsi con il passare del tempo. La struttura dovrebbe così diventare “l’arsenale biologico” attraverso il quale ridurre dell'80-90% l'infestazione di cinipide nell’arco di una decina di anni. Successivamente, un altro centro di riproduzione è stato aperto a Velletri, in provincia di Roma.