

VITERBO - ''Una primavera di bellezza – L’Italia che vogliamo'' è il titolo del dibattito online avvenuto ieri pomeriggio. Il fulcro della discussione è stata la necessità immediata di una normativa per regolamentare le aree che possono essere idonee e non per la realizzazione di parchi fotovoltaici ed eolici.
L’evento è stato organizzato dal Centro Studi Aldo Moro, insieme a Rivista Ambiente e Il Domani D'Italia e coordinato da Luisa Ciambella.

In questi ultimi anni la Tuscia ha visto vedere autorizzati nel proprio territorio una grande quantità di impianti di fotovoltaico a terra. Il rapporto ISPRA del 2019 sottolinea che nella Tuscia vi è una forte crescita del consumo del suolo: 1,58 metri quadrati per abitanti.
''Tutti siamo favorevoli alle energie rinnovabili e riconosciamo che rappresentano l’unico futuro possibile, ma il nostro paesaggio deve essere tutelato'', ha enunciato Ciambella, consigliere Anci (Associazione nazionale comuni italiani), sottolineando la presenza di parchi eolici e fotovoltaici già presenti sul territorio della Tuscia e numerosi altri in via di autorizzazione.
Ciambella è in prima linea per la tutela del patrimonio paesaggistico della Tuscia. Di recente si è fatta promotrice di un sit-in per la salvaguardia di Ferento. Non lontano dal teatro romano è previsto un progetto di 100 ettari di pannelli fotovoltaici (per approfondimenti: http://www.viterbonews24.it/news/100-ettari-di-fotovoltaico-vicino-ferento,-ai-turisti-offriremo-distese-di-silicio_114539.htm).

''Dobbiamo aumentare la produzione di rinnovabili, come spiega il presidente Draghi – ha affermato Marco Frittella, giornalista, saggista e conduttore televisivo -. Le rinnovabili rappresentano una grande e importante alternativa alle centrarli a carbone. Il patrimonio paesaggistico può venir considerato deturpato, ma bisogna considerare l’effetto del cambiamento climatico che reca danni non solo al paesaggio, ma anche all’economia e alla vita stessa delle persone. Gli agricoltori che si battono contro i pannelli fotovoltaici saranno i primi che combatteranno contro i fenomeni di siccità''.
In aggiunta Frittella ha spiegato che è necessario trovare un punto d’incontro tra le innovazioni tecnologiche ed energie rinnovabili in modo tale da preservare la ricchezza ambientale, ecologica e paesaggistica e allo stesso tempo fornire alla popolazione energia proveniente da fonti non inquinanti.
''Tutto deve essere eseguito per la corretta tutela del nostro paesaggio – ha aggiunto Antonio Rancati, direttore editoriale della rivista Ambiente e segretario generale di Plastic Free -. Bisogna mettere a sistema la pianificazione degli impianti''. Per avvalorare la sua tesi porta l’esempio della città di Gela, in quanto è una città devastata dal petrolchimico, sia dal punto di vista paesaggistico che della salute umana e ambientale. ''Portare il fotovoltaico a Gela permetterebbe un miglioramento della città stessa. Molte case non hanno i tetti – spiega Antonio Rancati - costruire dei tetti con il fotovoltaico integrato rappresenterebbe un beneficio urbanistico ed energetico''.

''Il cambiamento climatico rischia di distruggerci e può uccidere – ha dichiarato Stefania Proietti, sindaca di Assisi -. E’ il nostro sistema di sviluppo che ha portato a questo, dove gli eventi climatici sono diventati imprevedibili e si assiste alla quasi la perdita di ecosistemi come il lago Trasimeno; il clima è un sistema complesso e un battito di ali di farfalla può generare un uragano. Assisi ha una rete di riscaldamento dove un sistema di produzione generalizzato sfrutta il calore naturale: l’acqua calda passa sotto la città fino alla basilica di San Francesco. Non sono energie rinnovabili, ma è un uso intelligente delle risorse. Il vincolo della città impedisce di mettere fotovoltaico sui tetti di Assisi.
Non credo all’efficienza delle tegole fotovoltaiche, ma al fotovoltaico integrato dove si ha anche un minor riverbero della luce solare, in questo modo quando un capannone industriale viene costruito è già di per sé una fonte di energia rinnovabile. Paesaggio ed energie rinnovabili possono sembrare incompatibili, per questo è necessario trovare un punto d’incontro: alcune soluzioni sostenibili possono essere una soluzione, come il teleriscaldamento, che essendo sottostrada non deturpa il panorama o come i capannoni con il fotovoltaico integrato''.

''In alcuni posti vi sono centinaia di pale eoliche, dove molte sono anche spente – esprime Fiorello Primi, Presidente de I Borghi più belli d’Italia - Ricordo che in Umbria facemmo una programmazione inerente alle pale eoliche, infatti vi è un numero eccessivo. Quando si vogliono installare degli impianti fotovoltaici e pale eoliche bisogna tener conto della storia del territorio e, con particolare attenzione, della sua agricoltura. Bisogna tutelare le aree agricole di pregio e dobbiamo assolutamente tutelare il patrimonio storico, artistico e archeologico. Per questo motivo è necessario un piano nazionale dove venga indicato dove non si possono istallare gli impianti di energia rinnovabili e per farlo sono necessarie competenze e professionalità. L’essenza dell’Italia è nei propri Borghi''.
La posizione di Vittorio Sgarbi, anche lui tra i partecipanti, è più radicale. “Il paesaggio che abbiamo in mente è la campagna romana, ovvero quel paesaggio che l’arte ha ripreso nella sua realtà. Quindi non deve essere alterato dall’inferire violento delle pale eoliche, che si sono affermate soprattutto nel meridione. L’agricoltura è stata trasformata, sottomessa e umiliata da questi fenomeni.
L’eolico e il fotovoltaico in Italia non possono andare da nessuna parte, non vi sono luoghi agricoli e paesaggistici che possano permettere il paesaggio umano, però esiste una via d’uscita, ovvero una mediazione dove si possono utilizzare gli edifici già costruiti.
Il paesaggio è un bene comune e un principio inderogabile in qualunque punto d’Italia, per questo siamo contro ogni fotovoltaico ed eolico che possano deturpare una delle ricchezze più importanti d’Italia''.