



VITERBO - “L’emergenza siccità rappresenta un grave problema per l’agricoltura e non solo. Soprattutto nella Tuscia: territorio cospicuo di cereali ma anche di ortofrutta, ortaggi quindi seminativi. Preventiviamo un calo del 25-30% sulla produzione del grano e avremo ripercussioni anche sulle coltivazioni in pieno campo di frutta e verdura. Stiamo cercando di sovvedere con l’irrigazione ma, se l’acqua continua a non precipitare, dovremmo intervenire con i consorzi di bonifica e con tutti gli strumenti che possano aiutare a captare le acque meteoriche durante i periodi di precipitazioni così da ridistribuirle nei periodi di siccità”.
Il presidente di Coldiretti Viterbo, Mauro Pacifici, propone ‘un’agricoltura di precisione’ affinché lo spreco diventi una formula di prevenzione e non di sperpero. Attraverso irrigazioni più precise e un’azione di monitoraggio, con l’aiuto dei satelliti, per la somministrazione delle acque a seconda delle esigenze del territorio.

Infatti, il drammatico panorama si estende in tutta la penisola italiana. Il livello del fiume Po è sceso dal Ponte della Becca a -3,7 metri rispetto allo zero idrometrico, tra i livelli più bassi degli ultimi 70 anni. “Stiamo affrontando queste tematiche un po’ in ritardo ma se agiamo tempestivamente possiamo organizzarci per affrontare le prossime stagioni sfruttando i fondi del Pnrr”, spiega Pacifici.
“Tuteliamo i nostri terreni anche dai cinghiali, attori del danno agricolo e sanitario – prosegue - tuteliamo quelle culture che oggi devono essere raccolte e non distrutte da questi animali. Difendiamo quel poco che riusciamo a produrre”.

Infine, il presidente di Coldiretti sottolinea l’importanza di intervenire per ristabilizzare il possibile. “L’uomo con la sua intelligenza e lungimiranza deve programmarsi per sopperire a questi cambiamenti climatici. L’emergenza siccità ricadrà nel carrello della spesa dei consumatori che avranno aumenti non giustificati dalla speculazione ma da un andamento climatico che va di pari passo con una guerra in atto. Da noi la conseguenza è un’inflazione galoppante che affatica il consumatore ma nei Paesi poveri questo genera la fame. Dobbiamo iniziare a tutelarci captando più acque possibili attraverso bacini di accumulo”.