

di Giovanni Masotti
VITERBO - Nel serrato dibattito che si è aperto su queste colonne sulla situazione insostenibile che da lungo tempo regna a Mammagialla irrompe di forza l' ex-sindaco di Viterbo Giovanni Arena, che spezza una lancia a favore delle urgenti richieste e delle proteste dei sindacati dei poliziotti penitenziari alle prese da tempo con una situazione di non gestibilita'.
'Oltre 600 detenuti contro i 400 previsti, forte carenza di personale, che si trova costretto ad emergenze continue, in quanto parecchie delle persone ristrette hanno problemi psichici - sottolinea Arena - Molti poliziotti penitenziari, poi, non possono svolgere determinati servizi per problemi di salute. A fronte di questo - rileva con amarezza l' ex-primo cittadino - i carcerati sono sempre più intolleranti, vedi l’ultimo episodio relativo all’incendio di materassi ed altro materiale infiammabile che ha provocato momenti di panico e l’ intossicazione di alcuni agenti.
È necessario - incalza Arena - che le istituzioni locali intervengano immediatamente presso il Ministero di Giustizia perché ormai all’interno del carcere sussiste una costante incontrollabilita'. La polizia penitenziaria e tutte le sigle sindacali chiedono risposte concrete e immediate, in mancanza delle quali sono pronte a indire una serie di giornate di sciopero. La soluzione è sempre legata alle disponibilità economiche del ministero.
Mi auguro che il Guardasigilli Nordio - insiste Arena - riesca a intervenire al più presto e ad ottenere quanto necessario per ristabilire quella sicurezza ormai inderogabile all’interno del penitenziario di Viterbo, che oggi forse risulta il più problematico del Lazio'. Analoga la posizione del segretario provinciale della Lega Andrea Micci, che mette il dito nella piaga della realtà drammatica di Mammagialla: sovraffollamento della popolazione carceraria, drammatica carenza degli organici della polizia penitenziaria e del personale sanitario. Uno stato di cose che mette a repentaglio la sicurezza degli agenti ed anche quella dei reclusi.
Per questo il dirigente leghista sposa la linea dei sindacati dei poliziotti. 'Noi ci sentiamo di raccogliere in pieno l' accorato appello che viene da loro e lo giriamo immediatamente sia alla Regione sia al Ministero sia all' Amministrazione carceraria perchè lo facciano proprio. Noi come partito - incalza - ci faremo portavoce presso gli organi istituzionali perché questo grido d' allarme venga raccolto al più presto e le soluzioni arrivino. Insomma, che venga riaccesa la luce in questo buio! Noi confidiamo in questo'. A rilanciare, nel frattempo, la lotta sindacale è Daniele Nicastrini, segretario regionale Uspp Lazio.
'Lo stato d' animo degli agenti penitenziari è adesso ai minimi storici - commenta sconsolato e arrabbiato - Al di là delle carenze in numeri, che denunciamo unitariamente come sindacati - evidenzia - posso dire che la situazione in cui versa attualmente Mammagialla non ha precedenti, anche se paragonata addirittura ai tempi già bui in cui, nel febbraio 2020, inscenammo una manifestazione unitaria a Viterbo e fummo poi ricevuti in consiglio comunale e ascoltati dall'allora sindaco Arena. Ricordo che la gestione del Covid fu impeccabile.
Grazie a sacrifici di ogni tipo e a orari pazzeschi le conseguenze della pandemia furono contenute e i reclusi non ne risentirono più di tanto'. Poi il discorso torna all' oggi ed è un grido di dolore. 'La polizia penitenziaria di Viterbo - dichiara Nicastrini - ha perso ogni fiducia nelle istituzioni e nell' amministrazione carceraria, che non ha mai saputo o voluto cogliere le nostre difficoltà. Il carcere è in default. Ogni mattina che usciamo di casa e ci rechiamo al lavoro, preghiamo il Signore prima di entrare in quella sorta di girone dantesco chiedendo di tornare sani e salvi. Se rientriamo nelle nostre abitazioni senza troppi danni, è un miracolo. Purtroppo, basta leggere le cronache dei giornali, non è sempre così!'. E l' incubo prosegue.