ANNO 16 n° 275
Emergenza arsenico
Mille aziende senza
acqua per morositą
07/07/2013 - 00:00

VITERBO – Sono già un migliaio le aziende cui la Talete Spa – la società ad intero capitale pubblico incaricata di gestire il servizio idrico in provincia di Viterbo – ha sospeso l’erogazione dell’acqua per morosità. Anche se dai loro rubinetti, ormai a secco, usciva acqua fuorilegge, contaminata da una quantità di arsenico superiore al limite massimo consentito: 20 milligrammi/litro.

Secondo il presidente di Talete, Marco Fedele, l'escaletion delle morosità. dovute un po' alla crisi economica, un po' all'arsenico ma anche al malcostume, e impone azioni risulutive. ''Negli ultimi 6 mesi - spiega - abbiamo riscontrato circa 2milioni di euro di bollette non pagate. La metà riguardano il terso trimestre 2012 e l'altra metà il primo del 2013''. 

In 12 comuni della provincia, nei quali l’arsenico supera i 20 milligrammi/litro, compreso il Capoluogo, si è così innescato circolo vizioso: gli utenti non pagano le bollette perché l’acqua fornita da Talete non è potabile; la società, con i conti costantemente sull’orlo del crack, sigilla i rubinetti. Ma a far precipitare la situazione dal tragico al grottesco si aggiunge il fatto che la stessa Talete continua a garantire l’approvvigionamento idrico a circa 80mila viterbesi in modo irregolare se non addirittura illegale. Le ordinanze dei sindaci che vietano l’uso dell’acqua a scopi potabili, infatti, scadevano tutte il 30 giugno scorso e, legge alla mano, non sarebbero rinnovabili. Quindi, dal primo luglio scorso, gli acquedotti con una concentrazione d’arsenico superiore ai 20 milligrammi/litro (ce ne sono alcuni che toccano punte superiori ai 30 milligrammi/litro) dovevano essere. Tanto la Asl, su indicazione della Regione Lazio, ha sanzionato con multe che vanno dai 10mila ai 60mila euro i comuni inadempienti e la stessa Talete.

Che la confusione regni sovrana lo dimostra il fatto che la stessa Asl, pur avendo multato il comune di Corchiano e la Talete, nei giorni scorsi ha diffuso una nota in cui spiega che prima di procedere con la chiusura degli acquedotti, bisogna attendere le decisioni del tavolo tecnico convocato dal ministero della Salute. Alla luce di fatti c’è una sola certezza: l’acqua non è potabile e quindi pericolosa per chi la usa a scopi alimentari e anche per lavarsi i denti. Tuttavia, la Talete deve esigere il pagamento delle bollette. E i sindaci non possono rinnovare le ordinanze di divieto. Roba da Paese dei balocchi.

Ma il peggio deve ancora arrivare. Talete, infatti, ha deciso di incrementare la lotta ai morosi, che negli ultimi mesi sono raddoppiati, toccando quota 12-13 mila (anche se una parte non irrilevante non ha nulla a che fare con l’arsenico) ha già inviato circa 1.500 lettere di sollecito agli utenti residenti nei 28 comuni che l’hanno delegata alla gestione del servizio idrico. Altre 8mila saranno spedite entro agosto.

Intanto, Talete ha mobilitato una task force che esegue circa 100 controlli al giorno. Quando arrivano le squadre, o le bollette vengono saldate o i rubinetti restano a secco. Circa la metà degli utenti davanti all’ultimatum decide di pagare. ''Le bollette – sottolinea Fedele – sono l’unica entrata dell’azienda. Se non incassiamo non riusciamo ad andare avanti e a garantire il servizio nemmeno ai cittadini in regola. Abbiamo iniziato dalle aziende – aggiunge Fedele -, ma a settembre estenderemo l’azione di recupero anche alle utenze private. Non possiamo fare altrimenti''.






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