

Di seguito, la lettera del consigliere regionale del Pd, Giuseppe Parroncini, in risposta al direttore generale della Ausl di Viterbo, Adolfo Pipino.
Egregio Direttore,
In riferimento alla sua nota di risposta, datata 19/07/2011, ritengo opportuno fare alcune riflessioni che non vogliono sollevare “sospetti” come da Lei ventilato ma - decisamente sì - altri “perché”. Dei “perché” che non originano dal semplice gusto della polemica, ma che vengono posti in nome dell’unico interesse che, in qualità di Consigliere Regionale, sono tenuto a rappresentare: l’interesse ad una sanità efficiente, efficace e rispondente alle esigenze dei cittadini.
In tale ottica, il reparto di ematologia di Ronciglione non è l’occasione per aprire un contenzioso sterile e retorico, ma una questione di notevolissima importanza che, concorderà con me, merita ogni approfondimento ed attenzione. Per ciò stesso mi permetterò di insistere, sollecitando, ancora una volta, la Sua collaborazione al fine di comprendere quanto siano insormontabili, al cospetto della strategicità ed eccellenza generale che la riattivazione della struttura di ematologia potrebbe rappresentare, le questioni da Lei addotte.
Dalle stesse si evince che l’impossibilità di ripristinare la struttura sarebbe imputabile alla qualità delle acque e che tale ostacolo sarebbe oggettivamente irremovibile. A fronte di tale spiegazione mi chiedo e Le chiedo se la non idonea qualità delle acque (vista la generale presenza di arsenico nelle acque di quasi tutto il territorio provinciale) impedisca o pregiudichi il funzionamento delle altre strutture e specialistiche dei vari presidi approvvigionati dalle acque medesime.
E comunque mi risulta, dal sopralluogo effettuato, che l’attivazione di un sistema di filtraggio sarebbe notevolmente meno oneroso rispetto alle tariffe per utenze che si stanno perdendo o si perderanno in favore dei sistemi assistenziali di altre regioni (senza contare il danno causato, “davvero oneroso”, per i malati che devono ricorrere a strutture lontane).
Riguardo poi al completamento di Belcolle, penso che non si possa e non si debba subordinare un migliore, più efficace e nel breve periodo realizzabile potenziamento ed ottimizzazione del servizio a tempi di ristrutturazione presumibilmente lunghi e per certi versi imprevedibili.
Ad oggi l’unico dato certo è che la nostra offerta sanitaria si è notevolmente impoverita e ciò è tanto più grave visto il grado di alta specializzazione e qualità di una specialistica che era in grado di attrarre utenza e produrre risultati davvero significativi.
Mi sono permesso di porre altre domande perché così mi impone di fare l’esercizio trasparente e meticoloso del mio mandato, non per volontà di polemica ma per contribuire e concorrere, per quanto di mia competenza, alla risoluzione delle criticità del nostro sistema sanitario ed assistenziale.
Contestualmente considero utile reiterare la mia richiesta di un incontro “de visu” allargato ai Sindaci, al fine di esaminare la questione alla luce di tutte le problematiche emerse.
Cordiali saluti
Giuseppe Parroncini
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Il direttore generale della Ausl di Viterbo, Adolfo Pipino, risponde alle osservazioni formulate dal Consigliere regionale Giuseppe Parroncini, in replica alla nota inviata ieri.
Egregio Consigliere,
Faccio seguito alla sua replica, pervenutami in data odierna, nella quale ha focalizzato alcuni aspetti rivolti alla “necessità” della riapertura del reparto di Ematologia presso il plesso ospedaliero di Ronciglione.
Al riguardo, mi permetto di farle osservare che, tra le motivazioni da lei esposte, non se si è tenuto in considerazione la più importante. Mi spiego. Da addetto ai lavori nell’ambito della sanità da oltre 45 anni, devo tenere conto che, un reparto ad altissima specializzazione quale quello dell’Ematologia, laddove lei richiede che siano effettuati dei “trapianti”, necessita della presenza di servizi di sostegno, così come ho riportato nella mia precedente nota, quali la Rianimazione, un Laboratorio ad alta specializzazione, una Radiologia ad alta tecnologia, nonché la possibilità di acquisire, in tempi immediati, consulenze specialistiche, laddove necessarie.
Tali presenze risultano, e lo può appurare sia nella dottrina che presso strutture sanitarie ove interagiscono reparti di Ematologia ad alto rischio, assolutamente imprescindibili al fine di “garantire” la sicurezza di una utenza nei confronti della quale, in condizioni di particolari immunodepressioni, occorre, in molti casi, intervenire con specifici servizi di appoggio.
Questa, caro consigliere, è la principale motivazione che mi spinge all’impossibilità di porre in essere la richiesta che la sua qualificata persona mi ha posto.
Capisco cosa comporta il suo mandato, ma deve anche “comprendere” le motivazioni che attengono alla mia funzione, non certamente politica, ma solo “tecnico gestionale”:
Concludo con una considerazione finale. Le polemiche “mai pensate dallo scrivente” attengono anche all’esigenza di non destare preoccupazione nell’utenza che ha bisogno di prestazioni ematologiche e verso la quale dovremmo soltanto avere rispetto e comprensione nell’ambito delle nostre rispettive competenze, piuttosto che dare adito a distorte interpretazioni che non portano a nulla.
Cordiali saluti, Adolfo Pipino