ANNO 16 n° 273
Elezioni midterm Usa, l'America sconfessa Obama: 'Lavoreremo con il nuovo Congresso'
06/11/2014 - 09:20

L'onda repubblicana ha travolto Barack Obama. La lunga notte elettorale ha consegnato agli americani un Congresso interamente nelle mani della destra, che è riuscita a rafforzare la sua maggioranza alla Camera (mai così solida dal dopoguerra) e a strappare ai democratici il controllo del Senato. La rabbia dei cittadini americani nei confronti di Washington ha finito per scaricarsi su di un presidente che era stato osannato e portato in trionfo nel 2008 e nel 2012. Ma lavoratori, imprenditori, giovani, donne e minoranze non gli perdonano l'aver deluso le aspettative di cambiamento. Ed è stato così sconfessato dallo zoccolo duro del suo stesso elettorato, con tante persone che non sono andate nemmeno a votare. 'Ripudiato', come titolava in nottata il Washington Post. Si apre ora una fase nuova nella politica americana, con un presidente democratico che dovrà affrontare gli ultimi due anni del suo mandato da 'anatra zoppa', senza poter contare su una maggioranza parlamentare che appoggi le sue riforme.

 

E, a poche ore dal tracollo, Obama tende la mano ai vincitori, dicendosi 'impaziente' di collaborare col nuovo Congresso: 'Nei prossimi due anni possiamo trovare strade per lavorare insieme. Possiamo cooperare in diverse aree, come quella dell'aumento del salario minimo. Gli americani - sottolinea - hanno inviato un chiaro messaggio e ora si aspettano dei risultati: si deve lavorare duro per loro, e ci si deve concentrare sulle loro aspirazioni, non sulle nostre'. Per questo il presidente dice di aspettarsi dalla destra 'un'agenda molto precisa', perche' adesso i repubblicani in Congresso 'hanno la forza per fare le cose'. Non hanno piu' scuse, a partire dall'immigrazione. Ma e' proprio su questa delicata riforma che si consuma il primo duello con il futuro nuovo leader del Senato Mitch McConnell, che ha definito 'un grave errore' se Obama dovesse decidere di andare avanti unilateralmente. Con il presidente che al contrario si dice invece pronto ad agire per decreto entro la fine dell'anno: 'Prendero' decisioni che non piaceranno al Congresso e loro vareranno leggI che io non firmero', vedi un'abolizione dell'Obamacare', spiega. Aggiungendo di avere nei due anni che gli rimangono alla Casa Bianca solo l'obiettivo di aiutare il piu' possibile gli americani: 'Non ho aspirazioni politiche, non sono piu' candidato'. La vittoria della destra alle midterm, era stata ampiamente annunciata dai sondaggi. Ma alla fine è stata più ampia del previsto. Ai repubblicani, infatti, per ottenere la necessaria maggioranza alla Camera Alta bastava strappare ai democratici sei seggi, attenti a non perdere in tre Stati in cui erano insidiati dagli avversari (Georgia, Kansas e la Lousiana dove si andrà al ballottaggio).

 

Alla fine, quando ancora non si conoscono i risultati definitivi di due Stati (Alaska e Virginia), i seggi senatoriali conquistati sono 52. Almeno sette, dunque, quelli strappati al partito del presidente: North Carolina, Arkansas, Colorado, Iowa, West Virginia, Montana, South Dakota. Questi ultimi due a sorpresa, visto che non erano nella lista degli stati considerati in bilico. La rimonta della destra, dunque, è completata, dopo che nel 2012, nonostante la rielezione di Obama, i repubblicani si rimpossessarono della maggioranza alla Camera, spinti alla vittoria dall'onda dei Tea Party. La crescente impopolarità del presidente ha poi fatto il resto. E la debacle elettorale del suo partito fa adesso suonare il campanello di allarme in vista del 2016. Con i repubblicani decisi a riprendersi anche la Casa Bianca, ma che dovranno dimostrare di poter tornare ad essere un vero e proprio partito di governo. Non più ostaggio del ricatto dei Tea party e delle posizioni più conservatrici e oltranziste, ma un partito in grado di dialogare e fare compromessi. E il campanello d'allarme suona anche per Hillary Clinton: ha fatto campagna elettorale in ben 18 Stati e molti erano quelli in bilico in cui di Obama non volevano vedere nemmeno l'ombra. E alla luce dei fatti, l'ex first lady non ha portato a casa i risultati sperati. La vittoria della destra, infine, appare ancor più netta se si guarda alle sfide nei 36 Stati dove si votava anche per il governatore. I repubblicani si sono riconfermati anche in stati in bilico come la Florida, con Rick Scott, e il Wisconsin, con Scott Walker, indicato come uno dei possibili candidati alla presidenziali. I democratici hanno invece conservato la poltrona di governatore nello Stato di New York, con Andrew Cuomo, e in California, con Jerry Brown al suo quarto mandato. Sconfitto invece in Georgia il democratico Jason Carter, nipote dell'ex presidente Jimmy Carter.

ansa.it






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