ANNO 16 n° 273
Egitto,polizia assalta moschea-obitorio
16/08/2013 - 09:21

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite chiede a tutte le parti in campo la fine delle violenze in Egitto e esorta alla massima moderazione. Lo ha reso noto l'ambasciatrice argentina all'Onu, Maria Cristina Perceval.

 

La presidenza egiziana critica intanto la condanna di Obama contro le repressioni: 'Dichiarazioni non basate su fatti possano incoraggiare i gruppi armati violenti', afferma l'Egitto in un comunicato.

 

Secondo fonti vicine ai Fratelli musulmani la polizia ha preso d'assalto la moschea nella quale si trovano decine di corpi di manifestanti. Secondo testimoni ad al Jazira lacrimogeni e colpi di arma da fuoco sono stati sparati nei pressi della moschea al Iman al Cairo, a poca distanza da piazza Rabaa. La moschea è divenuta una sorta di 'obitorio' per le decine di vittime, 250 secondo i manifestanti, uccise ieri a Rabaa. A quanto si apprende, i cadaveri di al Iman non sono stati inclusi nell'ultimo bilancio ufficiale, che conta 638 morti nelle ultime 24 ore. Decine di cadaveri, avvolti in un lenzuolo bianco e in alcuni casi 'raffreddati' da una busta di plastica verde piena di ghiaccio: così si presentava oggi la moschea al Iman di Ebeid Street, non molto distante da piazza Rabaa. A sua difesa, i pro-Morsi avevano eretto nuove barricate. Nella moschea, nel corso della sera, erano arrivati i familiari delle vittime.

(dall'inviato Claudio Accogli)

Le fiamme della moschea di Rabaa al Adawia spinte dal vento della collera e della vendetta dei pro-Morsi incendiano l'Egitto: dopo lo sgombero forzato delle piazze simbolo, Rabaa e Nahda, nuovi scontri e attacchi contro i militari hanno insanguinato il Paese. Il bilancio ufficiale del blitz ha sfondato i 640 morti in tutto l'Egitto, mentre quello dei Fratelli musulmani ne conta oltre 4.500. Oltre 3.000 i feriti, altrettante le persone arrestate. Ma la repressione non ferma i manifestanti: ''Ci avete ucciso tutti, assassini'', gridava stamani un giovane ai militari a Rabaa, sventrata dopo lo sgombero di migliaia di dimostranti. ''Ho famiglia, ma non mi interessa, hanno fatto una strage'', gridava un altro dopo una accesa discussione con un poliziotto a un checkpoint. Ancora poche ore e arrivera' la preghiera di venerdi': i Fratelli musulmani hanno indetto una nuova mobilitazione in tutto il Paese. Il governo ribadisce la linea dura, e il ministero dell'Interno ha autorizzato la polizia a sparare a ''chiunque tenti di attaccare le forze di sicurezza o siti strategici''.

 

''Proseguiremo con la road map decisa dal popolo'', tuona un comunicato del governo provvisorio. A meno di novita' che non sembrano davvero all'orizzonte, nuovo sangue scorrera' nelle strade. Il Cairo e' una citta' assediata, con i sostenitori del presidente deposto Mohamed Morsi che, ispirati da una sorta di strategia di guerriglia urbana, hanno attaccato a sorpresa punti diversi della capitale: a Giza, il governatorato che abbraccia una parte del Cairo, i manifestanti hanno appiccato le fiamme alla sede del governatorato. Poi gli scontri con i ''residenti'', come vengono definiti dai media di Stato gli attivisti anti-Morsi che da ieri presidiano le strade armati di bastoni e machete. Ad Alessandria il bilancio piu' grave, con almeno 4 morti, dopo il corteo organizzato dai Fratelli musulmani.

 

Nel Nord Sinai attacchi contro checkpoint e circoli dei militari da parte di uomini armati hanno lasciato sul campo 6 vittime tra le forze dell'ordine. Resta alta la preoccupazione tra i cristiani copti, con 22 attacchi in 24 ore contro i luoghi di culto: il premier Hasem el Beblawi ha assicurato che il suo governo ''proteggera' le chiese''. Le violenze delle ultime 48 ore sono state severamente condannate dal presidente statunitense Barack Obama, dopo le veementi critiche ai militari piovute dall'Italia, con il ministro Emma Bonino che ha stigmatizzato una repressione ''brutale, inaccettabile, non scusabile'', dalla Gran Bretagna, dalla Francia e dalla Germania. Il premier turco, Recep Tayyp Erdogan, ha chiesto una riunione d'urgenza del consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. E sul governo provvisorio cade ufficialmente la tegola Mohamed El Baradei: il vicepresidente ad interim, premio Nobel per la Pace, ha messo sul tavolo del presidente Adly Mansour le proprie dimissioni, quest'ultimo e' stato costretto ad accettarle.

ansa.it






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