

VITERBO – 500 anni dalla Riforma luterana, una grande occasione per il capoluogo della Tuscia. In pochi forse sanno che quella che è passata alla storia come la città dei papi ebbe in quegli anni concitati che furono segnati dalle tesi di Martin Lutero un ruolo importantissimo e delicatissimo.
L’associazione Egidio 17 sta portando avanti un importante lavoro proprio per rimettere al centro dell’Europa la città di Viterbo, mettendo a frutto una ricorrenza così significativa per lo sviluppo del pensiero e della civiltà europea. Il 31 ottobre del 2017 costituisce l'irripetibile opportunità che la città ha per essere protagonista di un evento di portata internazionale e, allo stesso tempo, di recuperare un brano importante della propria storia. A tal proposito il 28 ottobre alle ore 11 si terrà un incontro, presso la Fondazione Carivit, per fare il punto su quanto è stato fatto sin qui dall’associazione Egidio 17, esporre le iniziative in programma per il prossimo anno e indicare gli obiettivi per il 2017.
Alcuni tra i più rappresentativi operatori culturali attivi sul territorio mostreranno come sia possibile declinare il progetto secondo differenti prospettive per recuperare un'immagine a tutto tondo della città e moltiplicarne le potenzialità, culturali ed economiche. Parteciperanno al tavolo Vincenzo Ceniti (Touring Club), Fabrizio Bastianini (Scuola Musicale Comunale di Viterbo), Simonetta Valtieri (Associazione culturale RinascimentiAmo: un futuro per il passato), Massimiliano Capo (Medioera), Padre Mario Mattei (Ordine degli Agostiniani), Federico Meschini (Quartieri dell'Arte), Manila Olimpieri (Promotuscia), Angelo Proietti Palombi (I sapori del rito), Antonello Ricci (Banda del Racconto), Filippo Rossi (Caffeina), Giampaolo Serone (Archeoares), Sofia Varoli Piazza (Egidio17). A introdurre i lavori Antonio Rocca, ideatore di Egidio 17.
Quando nel 2017 il mondo celebrerà il V centenario della Riforma Protestante - che ebbe in Viterbo, nell’Ecclesia Viterbiensis e nel padre generale degli Agostiniani, Egidio Antonini, un punto di riferimento internazionale per quanti nel primo 500 propendevano per il dialogo interreligioso e per il rinnovamento della Chiesa - Viterbo e la Tuscia debbono essere pronte per riappropriarsi del ruolo che gli spetta, un ruolo che la Controriforma e il Tribunale dell’Inquisizione hanno contribuito a fiaccare sempre di più fino a farne sparire del tutto la memoria. Questa la mission dell’associazione e del progetto.
Il territorio della Tuscia e il suo capoluogo in particolare sono ricchi di testimonianze di quella cultura rinascimentale ed ermetica vittima di damnatio memoriae. Un esempio gli affreschi del Castello di Montecalvello. Ma anche i libri e manoscritti dell’epoca che ancora si conservano nel Centro Diocesano di Documentazione grazie alle amorevoli ''cure'' del professor Luciano Osbat.
C’è poi il Sacro Bosco di Bomarzo, emblema assoluto della cultura ermetica e rinascimentale dell’epoca. Così come la tavoletta michelangiolesca della Crocifissione conservata nel Museo del Colle del Duomo. Ma il Rinascimento ha lasciato tanti segni importanti che potrebbero essere valorizzati proprio in occasione di questa importante ricorrenza.