

VITERBO - Nell’ufficio di Paolo Gianlorenzo. Ad ascoltare ciò che ha da dire dopo la chiusura delle indagini sulla ''M acchina del fango''(complimenti per la fantasia). Ad ascoltare la sua versione dei fatti dopo che, negli ultimi giorni, è finito sulle prime pagine, manco fosse Mario Balotelli. E per roba brutta, le accuse di estorsione, corruzione, diffamazione a mezzo stampa e altri reati minori, in un’inchiesta che vede tra gli altri indagati l’ex assessora regionale Angela Birindelli, l’ex sindaco Giulio Marini, l’imprenditore Giuseppe Fiaschetti e vari funzionari e impiegati pubblici.
Premettendo, naturalmente, che i processi di solito si fanno in tribunale. Comunque, lui respinge tutte le accuse e tenta di dare un'immagine di sé completamente diversa da quella disegnata dagli investigatori. Una specie di Gianlorenzo non certo nuovo, ma magari lavato con Perlana.
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