

Questa sera la lettura del nuovo decreto, da parte del Presidente Conte, che prolungherà al 30 aprile lo stato di emergenza per il Covid.
E' un tunnel senza uscita quello delle restrizioni che, a marzo, compiranno un anno.
Lo ha annunciato il ministro della Salute Roberto Speranza, intervenuto in mattinata alla Camera per illustrare i contenuti dei nuovi provvedimenti che saranno in vigore dal 16 gennaio. «Quando tutti i parametri peggiorano contemporaneamente abbiamo l'obbligo di prendere nuove misure e il governo ritiene inevitabile prorogare al 30 aprile stato di emergenza - ha detto Speranza -. Questa settimana c'è un peggioramento generale della situazione epidemiologica in Italia, aumentano le terapie intensive, l'indice Rt e focolai sconosciuti. Non facciamoci fuorviare. l'epidemia è nuovamente in una fase espansiva».
Si parla anche dello stop all’asporto dopo le 18 nei bar limitandolo forse solo alle bevande. Ma prevederà anche delle riaperture simbolicamente importanti: quella dei musei che apriranno i battenti nelle Regioni gialle.
Spostamenti tra regioni vietati fino al 5 marzo: nella bozza del nuovo decreto si legge che in tutta Italia «sono vietati gli spostamenti tra le regioni e le province autonome dal 16 gennaio 2021 al 5 marzo 2021», salvo quelli «motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione». Non solo. La stretta valida in tutta Italia prevede che per altri cinquanta giorni ci sarà la possibilità di visitare nelle case parenti o amici una sola volta al giorno al massimo in due persone (esclusi gli under 14). Confermato anche l'intervento sugli indici di rischio, per facilitare l'ingresso in zona arancione delle regioni a rischio alto.
«Le prime tappe della campagna di vaccinazione sono chiare e definite - ha continuato Speranza -: innanzitutto il personale sanitario, le Rsa e le persone dagli 80 anni in su. Si tratta di oltre 6 milioni di persone di cui più di 4 sono over-80. Aver scelto questa priorità rappresenta un tratto di umanità e civiltà profondamente giusto. Non credo ci possano essere dubbi: il Ssn, tanto più in una grave emergenza, ha obbligo di tutelare innanzitutto il diritto alla salute a partire dai più deboli, che corrono più rischi di perdere la vita».