


VITERBO - (sim.lup.) - Comandante Andrea Pecorari, come è stata vissuta l’emergenza Covid dal corpo provinciale della guardia di finanza?
È stata una esperienza molto probante, ma anche esaltante. Ci ha fatto vedere che anche davanti alle prove più difficili siamo in grado di rimetterci in gioco.
E' stato molto difficile perché abbiamo dovuto in qualche modo riconvertire alcune risorse che hanno altro tipo di profilo operativo – marescialli, luogotenenti che normalmente svolgono verifiche fiscali anche a un certo livello, con una professionalità elevata, magari con un’età abbastanza avanzata - in controlli per strada che normalmente non facevano. Il dispositivo della guardia di finanza si è integrato perfettamente con quello dei carabinieri e della polizia Stato. All’inizio è stata una prova, un mettersi alla prova. La cosa esaltante è stata riuscire a superare questa prova e vedere soprattutto come il personale ha voluto un po’ buttare il cuore oltre l'ostacolo e si è rimesse in gioco. Ad esempio, avevamo informalmente esentato le persone più grandi di età, prossimi alla pensione dai servizi su strada per non esporli a un rischio eccessivo, invece tutti i capipattuglia anziani che erano stati esentati da questo servizio hanno chiesto di entrare nella rotazione dei servizi e quindi di fare il loro dovere nonostante non fossero obbligati. Hanno capito che in quel momento quello serviva. Abbiamo avuto pochissimi episodi di persone malate diverse dal Covid in questi 4 mesi.
Su quali direttrici sarà orientata la vostra attività nei prossimi mesi?
Su tre presidi. Il primo sono le grandi frodi fiscali, soprattutto quelle effettuate attraverso documentazione falsa attestante operazioni inesistenti che comportano motivazioni soldi che in realtà non ci sono, non si muovono, e rimangono nelle tasche dell’imprenditore infedele.
L’altra è la spesa pubblica, controllare questa miriade di flussi di spesa che vanno ai cittadini e agli imprenditori. Il problema non è soltanto che i soldi devono essere elargiti a chi ha i requisiti per averli. Molti di questi finanziamenti non saranno liberi, non saranno a fondo perduto per la sopravvivenza, molti di questi saranno finalizzati a un reinvestimento nell’attività economica. Il nostro obiettivo è verificare che vadano a chi spetta, vengano dati in maniera trasparente e che vengano impiegati come lo Stato vuole che siano impiegati.
Il terzo presidio è l’infiltrazione della criminalità, organizzata o meno, nell’economia. Su questo c’è una grande sensibilità da parte della Prefettura e delle altre forze di polizia. Abbiamo fatto diversi tavoli tecnici, ci siamo visti con le rappresentative più importanti delle associazioni datoriali, abbiamo dato la nostra massima disponibilità e abbiamo chiesto anche informazioni, perché poi ognuno conosce il settore in cui opera e gli indici di rischio cambiano da settore economico a settore economico. Per evitare che le situazioni di difficoltà attuale siano l’humus attraverso cui poi vengono infilati soldi illeciti e quindi delle presenze criminali all’interno delle attività imprenditoriali l’unica strada è quella di collaborare. Noi ci possiamo mettere la nostra professionalità e la tempestività d’intervento, però i cittadini e gli imprenditori devono fidarsi delle istituzioni, della magistratura e delle forze di polizia, perché certi segnali sono più facili da cogliere per chi opera nello specifico settore.
Non è solo un problema di criminalità organizzata. In questo momento anche la disponibilità di cifre relativamente piccole - 20, 30 40mila euro in contanti - può fare la differenza. Ci sono anche i livelli criminali non elevatissimi che possono avere temporaneamente questa disponibilità. Quello che gli imprenditori devono sapere è che quello che gli viene elargito oggi, poi lo dovranno ripagare sempre con gli interessi, ma soprattutto in termini di libertà. Quando la criminalità entra in un’attività commerciale o imprenditoriale, entra di spighetto ma piano piano, forse dopo anni, reclamerà sempre il controllo di quell’attività commerciale, non in maniera proporzionale ai soldi che ha dato, ma in maniera proporzionale al perso che può esercitare perché si tratta di criminali.

Nei giorni scorsi si è chiuso in primo grado con pene a 79 anni il processo ai componenti della cosiddetta mafia viterbese. Lei pensa che Viterbo abbia sviluppato gli anticorpi contro questo genere di attività?
Non sono a Viterbo da molti mesi, ma credo che, per come ho capito la società viterbese, gli anticorpi già ci siano. Probabilmente non c’è mai stato bisogno di verificare se quegli anticorpi che già ci sono, siano idonei o meno ad affrontare quel tipo di problema, perche non si è mai saputo se c’era o no. Non abbiamo svolto noi come guardia di finanza quelle indagini, non ho delle notizie o elementi diretti. Ma credo che Viterbo non sia un’area particolarmente vulnerabile a fenomeni di questo tipo. Chiaramente è appetibile come qualsiasi altra provincia italiana.
Come giudica la collaborazione che si è instaurata in questi mesi tra istituzioni locali e forze dell’ordine?
Eccezionale. Abbiamo passato per un mese circa, poi la durata si è diradata, tre ore al giorno in videoconferenza con prefetto, Asl, polizia, carabinieri. Non c’è stata mai un’occasione in cui uno solo dei presenti abbia eccepito un interesse di parte, un remare in maniera diversa dagli altri. Qualcosa di realmente stupefacente. Non perché non si andasse d’accordo prima, ma perché messi sotto stress tutti noi sappiamo dare il meglio di noi stesso, ma anche il peggio. Invece non è emerso mai un elemento di distonia.
Quali ricordi si porterà dentro di questi mesi?
Sicuramente le lunghe riunioni via web con tutti i colleghi. La sensazione iniziale di essere sempre un passo dietro il virus, e piano piano la sensazione invece di raggiungerlo e poi avere il passo avanti al virus. Quello è stato il momento in cui non ci siamo rasserenati, ma abbiamo capito che qualcosa stava cambiando.
La sera in cui ci sono stati i casi Covid alla casa dello studente. Non si sapeva come gestire così tanti studenti in un unico ambiente. E’ stato complesso, ma ce l’abbiamo fatta.
E poi il luogotenente anziano che è venuto a chiedermi di essere messo in pattuglia, di là dal fatto che era asmatico e che aveva la causa riconosciuta per la lombosciatalgia.