

VITERBO - Ha partorito nel bagno di casa, assistita solo dalla cognata. Protagonista una giovane donna che ha messo al mondo un maschietto di 3,700 chilogrammi. Mamma e figlio stanno benissimo, tanto che, dopo un solo giorno di osservazione all’ospedale di Belcolle, dove erano stati entrambi trasportati subito dopo il parto, sono stati già dimessi.
L’episodio, che ricorda quanto avveniva fino a una cinquantina di anni fa, quando era normale mettere al mondo i figli tra le mura domestiche, assistite dalla levatrice o dai familiari, è avvenuto a Viterbo l’altro ieri. La giovane donna, già madre di un altro bambino, avrebbe dovuto partorire la settimana prossima, alla fine dei nove mesi di gestazione. Aveva predisposto tutto per ricoverarsi, al momento opportuno, all’ospedale di Belcolle, invece il bambino non ne ha voluto saperne di aspettare e, martedì mattina, all’improvviso, ha deciso di venire al mondo.
La donna, secondo quanto si è appreso, era seduta sul water, quando si è accorta che il figlio era in procinto di uscire. Non appena vista la testa del piccolo, la donna ha subito chiamato in soccorso la cognata, che in quel momento si trovava nella stanza accanto. Dopo pochi minuti il bambino era nato, nella maniera più naturale possibile, da sé, senza bisogno di cesareo, ostetrica o infermiere.
Appena partorito, tra lo shock e lo spavento iniziale, è scattata subito la corsa in ospedale per i controlli necessari tanto alla mamma quanto neonato. Certo è che non capita tutti i giorni al reparto di ostetricia di veder arrivare una mamma reduce da un parto in casa. E allora, tra lo stupore generale dei sanitari ma anche delle future mamme ricoverate in attesa di partorire, sono stati eseguiti tutti gli accertamenti del caso.
Il bambino sta bene ed è sano come un pesce. Anche sua madre sta benissimo, tanto che non ha avuto bisogno nemmeno dei punti di sutura. La donna stava talmente in forma che ieri passeggiava per i corridoi del reparto come se niente fosse. E dopo un solo giorno in osservazione sono stati dimessi dalla struttura ospedaliera.
In questo caso, è chiaro, il parto è avvenuto in casa per via di un’emergenza, ma, più in generale, è un argomento di attualità che ha destato non poche polemiche. Da un lato c’è chi si batte per il ritorno ai metodi della nonna, perché dare alla luce un bambino in casa porta più benefici che controindicazioni. Dall’altro c’è chi invece è a favore del progresso e non ha intenzione di rinunciare all’assistenza medica e agli anti dolorifici. In Italia solo una donna su cento sceglie di far nascere il proprio figlio in casa o in Casa di Maternità ( strutture extraospedaliere gestite da ostetriche ed educatrici, ndr), al contrario del resto d’Europa, basti pensare che in Germania esistono 60 Case Maternità contro le 4 nel nostro Paese.
Oltre ad essere un fenomeno in forte crescita anche tra le star internazionali (hanno partorito in casa anche Gisele Bundchen, Pamela Anderson e Cindy Crawford, ndr) c’è da dire che, contrariamente a quanto avviene negli ospedali, nelle Case Maternità le spese del parto vengono rimborsate in parte. Questo, però, per ora, accade solo in Emila Romagna, nelle Marche, in Trentino Alto Adige e in Piemonte.