ANNO 16 n° 273
Don Verzé, il giorno dell'addio Sequestrata la cartella clinica
SAN RAFFAELE - la camera ardente Don Verzé, il giorno dell'addio Sequestrata la cartella clinica Intervento della Finanza. Il giallo del testamento restituito ai legali. Tra i presenti, Cacciari, Podestŕ, Profiti, Albano e Pozzetto
02/01/2012 - 12:42

MILANO - Alle 9.30 è arrivata davanti alla basilica San Raffaele l’auto con la bara di don Luigi Verzé per la camera ardente allestita fino alle 11.30. Portata all’interno della chiesa la bara è stata coperta con i paramenti del sacerdote fondatore dell’ospedale di via Olgettina e una croce. Tra i presenti nella basilica, Guido Podestà, presidente della Provincia, Vittorio Malacalza, consigliere del cda della Fondazione San Raffaele, l’attore Albano Carrisi (ha cantato l'Ave Maria), l'ex ministro della Salute Ferruccio Fazio e Massimo Cacciari. Presenti anche il vicepresidente del San Raffaele Giuseppe Profiti e l’attore Renato Pozzetto. «Il San Raffaele continuerà la sua opera perchè la sua fiamma è salda e viva». Giuseppe Profiti, vicepresidente della fondazione San Raffaele del Monte Tabor, ha così voluto ricordare don Luigi Verzé, intervenendo nella camera ardente allestita per il sacerdote all'interno della basilica del San Raffaele. E «Bisogna guardare alla grandezza del San Raffaele e alla libertà di ricerca che c'è qui», è stata la breve battuta di Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia. Gli applausi hanno salutato la bara di Don Verzé alla fine della celebrazione.

LE INDAGINI - Il lutto s'intreccia con le indagini della Procura di Milano per bancarotta fraudolenta e per associazione a delinquere (reato per il quale, però, il sacerdote non risulta indagato). La Guardia di finanza ha acquisito la cartella clinica. Sono stati fotocopiati, su indicazione del pm Luigi Luzi, tutti i dati. «È una prassi consolidata - spiega il portavoce dell'ospedale, Paolo Klun, per sgomberare il campo da illazioni, considerate assurde, su una morte non naturale -. Succede sempre per persone coinvolte in vicende finanziarie». Non è stata disposta alcuna autopsia. Ma al centro dell'esame della Procura è finito anche il testamento. Il documento del prete manager è stato sequestrato durante la raffica di perquisizioni seguite all'arresto del faccendiere Pierangelo Daccò, notoriamente in rapporti d'affari con il San Raffaele e indicato come uno dei canali di distribuzione dei fondi neri. Le carte con le ultime volontà sono tornate in possesso di don Verzé e dei suoi legali solo nei giorni scorsi, con ogni probabilità tra il 28 e il 29 dicembre. È una coincidenza che va ad aggiungersi ad altri episodi suggestivi della parabola di don Verzé, prima tra tutte la sua scomparsa nel giorno in cui l'ospedale andava all'asta su decisione del Tribunale fallimentare.

L'EREDITÀ - È incanalata in una procedura sorvegliata dal Tribunale fallimentare. Ad assicurare la sopravvivenza dell'ospedale saranno degliimprenditori vicini al Vaticano o altri ancora (come Giuseppe Rotelli o Gianfelice Rocca). Rimane l'eredità morale della sua opera, che verosimilmente sarà portata avanti dai Sigilli. Le più vicine a lui sono Gianna Zoppei e Raffaella Voltolini. È ancora da capire, comunque, se nel testamento don Verzé abbia lasciato a loro anche beni materiali. Il prete manager pubblicamente s'è sempre vantato in modo scherzoso di essere nullatenente e di non percepire la pensione sociale. Ma, ancora poco prima di morire, la questione del sostentamento futuro dei fedelissimi è stata un cruccio.

fonte: Corriere.it






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