

VITERBO - Ogni 3 settembre, alle ore 21, Viterbo si ferma. Le luci del centro storico si spengono, il brusio della folla lascia spazio ai comandi del Capofacchino e, da piazza San Sisto, prende vita il rito più atteso dell'anno: il Trasporto della Macchina di Santa Rosa, oltre 1.200 metri che separano Porta Romana dal Santuario di Santa Rosa, attraversando il cuore medievale della città.

Il viaggio inizia davanti alla chiesa di San Sisto. Dopo i tradizionali comandi del Capofacchino – «Sotto col ciuffo e fermi», «Sollevate e fermi» e il celebre «Per Santa Rosa, avanti!» – i cento Facchini sollevano la Macchina e si dirigono lungo via Garibaldi, tra due ali di folla.
La prima sosta è in piazza Fontana Grande, uno dei luoghi simbolo della città. Qui i Facchini possono recuperare le energie prima di affrontare via Cavour, uno dei tratti più impegnativi del percorso, fino a raggiungere piazza del Plebiscito, davanti a Palazzo dei Priori, dove è prevista la 'girata' e la seconda sosta.
Il cammino prosegue lungo via Roma fino a piazza delle Erbe, sede della terza fermata. Da qui la Macchina imbocca corso Italia, attraversando il cuore commerciale di Viterbo, per raggiungere la chiesa del Suffragio, dove è prevista la quarta sosta. Pochi metri più avanti, nei pressi della chiesa di Sant'Egidio, viene effettuata una breve fermata tecnica prima dell'ultimo tratto.
La quinta e ultima sosta è in piazza Verdi, davanti al Teatro dell'Unione. È il momento più intenso del Trasporto: dopo qualche istante di raccoglimento e concentrazione, i Facchini affrontano la salita finale verso il Santuario.
Gli ultimi cento metri rappresentano la prova più dura e spettacolare. La Macchina viene portata di corsa lungo la ripida salita di Santa Rosa, tirata anche con delle corde, mentre migliaia di persone accompagnano il passaggio con un lungo applauso. Pochi istanti dopo, Dies Natalis raggiunge il sagrato del Santuario, dove termina il Trasporto tra il suono delle campane, l'emozione dei Facchini e il grido corale di «Evviva Santa Rosa!».

È un percorso che si ripete ogni anno, sempre uguale e sempre diverso. Poco più di un chilometro che racchiude secoli di storia, fede e appartenenza, trasformando le vie di Viterbo nel palcoscenico di uno dei riti più suggestivi al mondo, riconosciuto dall'UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità.

