ANNO 16 n° 273
Dieci ''tipi'' mondiali
assolutamente da evitare
I tifosi (o i non tifosi) che nessuno vorrebbe incontrare in questi giorni
15/06/2014 - 00:00

di Andrea Arena

Dieci tipi da evitare – perché sono pericolosissimi - durante questi Mondiali.

10) Il tattico. Quello che ha gli occhi lucidi quando vede la difesa dell’Olanda che fa la diagonale, e si abbandona volentieri all’autoerotismo dopo una discesa sulla fascia di Dani Alves. Ma poi, quando l’Italia segna un gol, neanche esulta e anzi s’incazza perché il movimento di Candreva non era quello previsto. Beve soltanto robaccia energetica per non rischiare “cali di tensione” e mantiene un’affettuosa corrispondenza con Maurizio Pistocchi. Foto sul comodino: Arrigo Sacchi con gli occhiali a goccia.

9) Il politico. Il Mondiale in Brasile per lui è una questione prima di tutto sociale. T’attacca tutta una solfa sulle favelas, il disagio, le “grandissime riforme” del presidente Lula e, già che ci siamo, di Fidel, Chavez e pure Julio Iglesias. Guarda soltanto la Colombia e le squadre africane, e le incita a suon di “Adelante companeros”, braccio sinistro alzato, e pugno chiuso. Foto sul comodino: Gianni Minà.

8) La tifosa bollente. Una tizia che sostiene soltanto le squadre con giocatori e/o allenatori affascinanti. Una che ha pianto di brutto dopo il ritiro di David Beckham, ma che spera che Cristiano Ronaldo le faccia uno squillo quando passa in città. S’è presa un coccolone quando ha scoperto che quel fighetto coi capelli slavati è l’allenatore della Croazia, Niko Kovac, e non un nuovo testimonial per il profumo di Dolce & Gabbana. Di calcio, naturalmente, la nostra non capisce nulla, né tutto sommato le frega. Foto sul comodino: Ilary Blasi, una che ce l’ha fatta.

7) Il filosofo. Il calcio è vita, o la vita va presa a calci? Nel dubbio, vediamoci una puntata di Marzullo, che ci tira su il morale. Però, certi lanci di Pirlo, non potrebbero raggiungere l’iperuranio delle idee? E perché non mettere La Cura di Battiato come inno nazionale? La maglia azzurra sarà un riferimento occulto a Nietzsche oppure avevano soltanto sbagliato candeggio? Nell’attesa, per me un Lucano, grazie. Foto sul comodino: Zdenek Zeman al mare da piccolo con Ezra Pound.

6) Il berlusconiano. Aspettava questo momento da quattro anni, nascosto dietro il lettone di Putin, contando i giorni, le notti e le olgettine. Ora è uscito dalla sua tana, spilletta tricolore all’occhiello, bandiera in mano, soltanto per gridare: “Forza Italia, lo giuro sui miei figli, cribbio”. Foto sul comodino: Dudù.

5) L’ultrà. Avvelenato perso. Accende i fumogeni anche nel tinello, lancia cori contro le forze dell’ordine in piedi sul divano, fa gli ululati razzisti alla pubblicità dei Ringo boys. Per lui il Mondiale è soltanto la prosecuzione del campionato con altri mezzi. In attesa di sapere come si dice “Daspo” in portoghese, attende con ansia la sfida Usa-Iran, un derby atomico. Foto sul comodino: Claudio Amendola nudo.

4) Il no global. Perché spaccare tutto per il G8 quando puoi spaccare tutto per il Mondiale a 32 squadre? Una vera e propria manna dal cielo, anche se il dubbio è come vestirsi in Brasile: meglio il passamontagna alla genovese o il cappuccio No Tav? Sporchi capitalisti, tanto si sa che il Mondiale lo hanno già deciso le multinazionali: lo vincerà la Nike, in finale ai rigori contro il McDonalds. Foto sul comodino: la maschera di Guy Fawkes, fabbricata da bambini indiani sottopagati.

3) L’Arci italiano. Quando gioca la Nazionale non c’è per nessuno, Pina stacca il telefono. La notte prima non dorme, tutto il giorno è silenzioso, evita di parlare con gli sconosciuti perché potrebbero essere spie di Platini, e prega tre volte Marcello Lippi, inginocchiandosi verso Viareggio. In piedi per l’inno nazionale, mano sul cuore, poporopò compresi. La vescica gli regge fino al novantesimo, il cuore no. Foto sul comodino: Enzo Bearzot che gioca a scopone con Sandro Pertini.

2) Lo snob. Ripete: a me del calcio non me ne frega niente, è un gioco da bestie sottosviluppate. I Mondiali sono una sciagura, una buffonata, però un vantaggio c’è: quanto mi godo la città deserta durante le partite dell’Italia, faccio lunghe passeggiate, leggo romanzi minimalisti coreani, faccio cose, vedo gente. Ho riscoperto il gusto delle mostre d’arte contemporanea, di un aperitivo vegano in centro, il corso di yoga kundalini. Ah, se solo avessi un amico, o lo straccio di una donna. Foto sul comodino: Nanni Moretti.

1) Il tifoso occasionale. Durante l’anno lui se ne frega. Non legge i giornali, non vede le partite in tivù, al massimo chiede vago il risultato della Casertana al bar sotto casa. Ma ogni quattro anni esce dal letargo e si trasforma: Gazzetta, Corriere e Tuttosport ogni giorno, maratone televisive che manco Telethon, apre le porte di casa sua per accogliere amici e conoscenti e per stordirli davanti a Messico-Camerun con domande del genere: “Ma secondo voi è più forte Assou-Ekotto o Choupo-Moting?”. Per fortuna che il 13 luglio è tutto finito. Foto sul comodino: Ciao, il “simpatico” pupazzetto di Italia ’90.




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