

VITERBO – Talete dalla polvere all’altare. Questo l’obiettivo della società viterbese che gestisce l’acqua pubblica. Un obiettivo ambizioso, che nasce però dal grido d’allarme, l’ultimo in ordine di tempo, sollevato nell’ultimo consiglio d’amministrazione.
Il confine tra l’inizio di un nuovo corso economicamente virtuoso della società e il suo dissesto finanziario, che in termini operativi significherebbe il fallimento e, in pratica, il dissesto finanziario dei comuni soci di Talete, che dovrebbero ripianare i debiti, passa attraverso un progetto che il cda ha comunicato all’Ato Lazio-Nord Viterbo (Ambito territoriale ottimale) e agli stessi soci.
Se questo progetto andrà in porto, la gestione dell’acqua pubblica nella Tuscia potrebbe diventare un “modello” di riferimento, altrimenti si andrebbe ad una crisi al buio, con un’aggravante: l’arsenico.
Dal 1° gennaio prossimo, infatti, una bella fetta di territorio potrebbe trovarsi senza ente gestore e senza copertura sulla potabilità dell’acqua, dearsenificatori compresi.
La proposta che darebbe di nuovo la verginità ad una società da tempo sull’orlo della capitolazione, contiene tre punti: ottenere un mutuo, di cui la Regione si faccia garante, di 10milioni di euro rimborsabili in venti anni, ricapitalizzazione di 2milioni e 500mila euro, da realizzarsi nel futuro quinquennio, deliberazione di un ulteriore aumento tariffario.
Un pacchetto, dove ogni punto avrebbe un suo preciso obiettivo. Il mutuo ripianerebbe i debiti e darebbe ossigeno ad una gestione che viaggia sempre con il fiato in gola, la ricapitalizzazione dei soci rimetterebbe in ordine i conti e renderebbe più solida la struttura societaria, l’aumento tariffario permetterebbe di affrontare senza grossi patemi le spese ordinarie, quelle del personale e per la manutenzione degli impianti.
Parlando in “soldoni”, e per avere alcune quantità di riferimento, un comune di circa 3/4 mila abitanti dovrebbe sborsare all’incirca 5mila euro di ricapitalizzazione. Per quanto riguarda gli aumenti delle tariffe dell’acqua, una famiglia di tre persone pagherebbe circa 12 euro in più l’anno, mentre una famiglia di quattro persone circa 20 euro in più l’anno.
“Ognuno giudichi – dice il presidente di Talete, Marco Fedele – se sono cifre tali da far gridare allo scandalo, oppure se, come invece credo, si tratta di somme molto contenute che permetterebbero, sia ai soci che alle famiglie, di avere in cambio una società sana e ancora più efficiente nell’erogazione dei servizi. Diciamo anche, per rendere il quadro ancora più esauriente, che possiamo permetterci di agire in modo prudente e contenuto sulle tariffe e sulla ricapitalizzazione, anche perché la situazione è migliorata rispetto agli scorsi anni, basti soltanto vedere come e in che modo abbiamo affrontato e immediatamente risolto i problemi causati dalla nevicata del febbraio scorso”.
“Questo non toglie – continua il presidente Fedele – che i problemi ereditati erano e restano pesanti e che, specialmente per quanto riguarda la situazione contabile, non possiamo sottovalutarli né, ancor meno, non affrontarli. Su questo versante, quello del risanamento, stiamo viaggiando in ritardo e tecnicamente abbiamo il dovere, morale e legislativo, di sollevare il problema. Il combinato di quelle tre proposte avanzate dal cda – conclude Marco Talete – ci permetterebbe di intraprendere un nuovo cammino, decisamente virtuoso, avendo la certezza di onorare al meglio tutti gli impegni”.
Il presidente Marcello Meroi ha subito raccolto sia le preoccupazioni che la proposta elaborata dal cda inviando una lettera al governatore della Regione Lazio Renata Polverini e agli assessori regionali Marco Mattei (Ambiente) e Stefano Cetica (Bilancio), sollecitando l’adozione di quei provvedimenti” indispensabili – si legge in una nota di Meroi - per consentire alla società di proseguire la propria attività aziendale”. Meroi ne ha anche discusso con i segretari provinciali di tutti i partiti, chiedendo che il problema venga affrontato in maniera unitaria.