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''Dialogo e confronto per concertare la politica dei servizi sociali''
Antonella Sberna soddisfatta per l’ampia partecipazione del terzo settore all’incontro sul Piano sociale di zona
31/10/2018 - 05:33
“Dialogo e confronto per concertare la politica dei Servizi sociali”
Antonella Sberna soddisfatta per l'ampia partecipazione del terzo settore all'incontro sul Piano sociale di zona
di Annamaria Lupi
VITERBO – Nei giorni scorsi oltre 60 tra associazioni, cooperative e organismi del terzo settore hanno partecipato all'incontro organizzato a Palazzo dei Priori per la presentazione del Piano sociale di zona per il 2018.
Un'ampia partecipazione che ha fatto molto piacere all'assessore ai Servizi sociali Antonella Sberna che, memore di precedenti riunioni quando ricopriva il ruolo di consigliere nella Consulta del volontariato, presupponeva che sarebbero state presenti una decina di associazioni.
“Credo sia stato apprezzato – osserva - il fatto che li abbiamo convocati, anche se a strettissimo giro visto che già dal giorno successivo alla comunicazione pervenuta dalla Regione relativa alla delibera sul Piano. Il 15 ottobre è arrivata la mail della Pisana, il 17 abbiamo incontrato i sindaci del distretto Vt3, successivamente abbiamo convocato gli organismi sindacali e le associazioni per le riunioni che si sono tenute, rispettivamente, il 24 e il 25 ottobre. Nonostante la Regione avesse fatto presente che non era fondamentale tenere questo tipo di consultazione perché tanto si trattava solo di una riconferma dello scorso anno, ho ritenuto opportuno che le associazioni conoscessero le specifiche del Piano. In più molti degli organismi che stavolta hanno partecipato prima non erano mai intervenuti a concertazioni quindi è stata anche un'occasione per instaurare un dialogo, al di là del piano di zona, per concertare un po' la politica dell'assessorato con tutto il terzo settore. Riuscire a portare avanti tutta una serie di progettualità in maniera integrata potrebbe costituire un discorso di prospettiva corretto per mettere a sistema tutte le risorse”.
Perché ritiene così importante la concertazione con gli organismi del terzo settore?
“Spesso loro arrivano dove non arriva il pubblico. Un'associazione può entrare più capillarmente nei problemi, nelle specificità. E' evidente quindi che ascoltare quello che succede, come dico io, alla periferia dell'impero, diventa importante per programmare tutta la politica dei servizi sociali. Diversi gli sproni giunti dalle associazioni tra cui quello di concertare riunioni almeno due-tre volte l'anno sia per concertare che per spiegare i progetti che vorremmo attuare e valutare, insieme a loro, se sono centrati sulle esigenze maggiormente espresse o se c'è da aggiustare il tiro. All'ente spetta poi la decisione ma se avviene sulla base di una concertazione con il terzo settore è certamente un arricchimento”.
Quello illustrato è il Piano sociale di zona per il 2018, ma l'anno è quasi terminato. Come mai se ne parla solo ora?
“Sino a 4-5 anni fa il Piano era triennale, ora la Regione chiede ogni anno di confermare in continuità quello che si sta facendo. Un modo di procedere che di fatto ha tolto ai Comuni gli strumenti per programmare. Si va a parlare di una programmazione per l'anno che sta finendo e senza conoscere il budget. Abbiamo quindi dovuto illustrare il Piano, basandoci sulle medie degli stanziamenti regionali dal 2014 al 2017, senza una cognizione del reale budget del 2018. Senza tale fondamentale informazione anche nell'erogazione dei servizi siamo limitati, non c'è possibilità di programmare. Dobbiamo sperare che la Regione Lazio ci riconfermi il budget”.
Un budget che annualmente si aggira attorno a quale cifra?
“Sui due milioni e mezzo di euro per gli otto Comuni, di cui uno è Viterbo, che fanno parte del distretto. Noi ci contiamo, anche se alcune misure tipo quella del contrasto alla povertà è stata sospesa nel 2015, ma quelle che sono misure essenziali che vanno in continuità restano sul territorio. Noi auspichiamo il ritorno alla programmazione triennale perché consentirebbe di realizzare delle economie e, anche con il terzo settore, si potrebbe fare un discorso diverso. Non solo di mera informazione ma organizzando degli incontri, che per me sono fondamentali, per dimostrare la volontà di questo assessorato a iniziare il confronto non solo sul Piano di zona ma anche per l'intero budget dei Servizi sociali. Perché il Piano sociale non rappresenta il 100% del servizio erogato dal Comune. Quello è il grande sostegno che la Regione fornisce per questo tipo di servizi poi però c'è il bilancio comunale che, per tutto il settore, si aggira oltre i 10 milioni di euro. I 2-3 milioni del Piano sono una boccata d'ossigeno per il distretto perché su certe misure si può contare solo sulle risorse regionali”.
Un incontro dunque fattivo e positivo?
“E' durato un paio d'ore e mi ha fatto molto piacere la partecipazione e l'interesse dimostrati dai rappresentanti del terzo settore, tra cui la Asl. Abbiamo avuto anche modo di presentare il nostro assessorato e il lavoro già fatto in questi primi mesi con le risorse reperite dall'assestamento di bilancio: dai 10 posti nido alla riattivazione dell'assistenza domiciliare per lo scorrimento della lista d'attesa e anche illustrare la serie di proposte che intendiamo portare avanti come la ristrutturazione di alcuni locali di proprietà comunale per metterli a sistema con le associazioni. Mi farebbe piacere che nei prossimi anni, prima dell'assestamento di bilancio, ci si possa incontrare per valutare insieme il
di Annamaria Lupi
VITERBO – Nei giorni scorsi oltre 60 tra associazioni, cooperative e organismi del terzo settore hanno partecipato all'incontro organizzato a Palazzo dei Priori per la presentazione del Piano sociale di zona per il 2018.Un'ampia partecipazione che ha fatto molto piacere all'assessore ai Servizi sociali Antonella Sberna che, memore di precedenti riunioni quando ricopriva il ruolo di consigliere nella Consulta del volontariato, presupponeva che sarebbero state presenti una decina di associazioni.
“Credo sia stato apprezzato – osserva - il fatto che li abbiamo convocati, anche se a strettissimo giro visto che già dal giorno successivo alla comunicazione pervenuta dalla Regione relativa alla delibera sul Piano. Il 15 ottobre è arrivata la mail della Pisana, il 17 abbiamo incontrato i sindaci del distretto Vt3, successivamente abbiamo convocato gli organismi sindacali e le associazioni per le riunioni che si sono tenute, rispettivamente, il 24 e il 25 ottobre.
Nonostante la Regione avesse fatto presente che non era fondamentale tenere questo tipo di consultazione perché tanto si trattava solo di una riconferma dello scorso anno, ho ritenuto opportuno che le associazioni conoscessero le specifiche del Piano. In più molti degli organismi che stavolta hanno partecipato prima non erano mai intervenuti a concertazioni quindi è stata anche un'occasione per instaurare un dialogo, al di là del piano di zona, per concertare un po' la politica dell'assessorato con tutto il terzo settore. Riuscire a portare avanti tutta una serie di progettualità in maniera integrata potrebbe costituire un discorso di prospettiva corretto per mettere a sistema tutte le risorse”.
Perché ritiene così importante la concertazione con gli organismi del terzo settore?
“Spesso loro arrivano dove non arriva il pubblico. Un'associazione può entrare più capillarmente nei problemi, nelle specificità. E' evidente quindi che ascoltare quello che succede, come dico io, alla periferia dell'impero, diventa importante per programmare tutta la politica dei servizi sociali. Diversi gli sproni giunti dalle associazioni tra cui quello di concertare riunioni almeno due-tre volte l'anno sia per concertare che per spiegare i progetti che vorremmo attuare e valutare, insieme a loro, se sono centrati sulle esigenze maggiormente espresse o se c'è da aggiustare il tiro. All'ente spetta poi la decisione ma se avviene sulla base di una concertazione con il terzo settore è certamente un arricchimento”.
Quello illustrato è il Piano sociale di zona per il 2018, ma l'anno è quasi terminato. Come mai se ne parla solo ora?
“Sino a 4-5 anni fa il Piano era triennale, ora la Regione chiede ogni anno di confermare in continuità quello che si sta facendo. Un modo di procedere che di fatto ha tolto ai Comuni gli strumenti per programmare. Si va a parlare di una programmazione per l'anno che sta finendo e senza conoscere il budget. Abbiamo quindi dovuto illustrare il Piano, basandoci sulle medie degli stanziamenti regionali dal 2014 al 2017, senza una cognizione del reale budget del 2018. Senza tale fondamentale informazione anche nell'erogazione dei servizi siamo limitati, non c'è possibilità di programmare. Dobbiamo sperare che la Regione Lazio ci riconfermi il budget”.
Un budget che annualmente si aggira attorno a quale cifra?
“Sui due milioni e mezzo di euro per gli otto Comuni, di cui uno è Viterbo, che fanno parte del distretto. Noi ci contiamo, anche se alcune misure tipo quella del contrasto alla povertà è stata sospesa nel 2015, ma quelle che sono misure essenziali che vanno in continuità restano sul territorio. Noi auspichiamo il ritorno alla programmazione triennale perché consentirebbe di realizzare delle economie e, anche con il terzo settore, si potrebbe fare un discorso diverso. Non solo di mera informazione ma organizzando degli incontri, che per me sono fondamentali, per dimostrare la volontà di questo assessorato a iniziare il confronto non solo sul Piano di zona ma anche per l'intero budget dei Servizi sociali. Perché il Piano sociale non rappresenta il 100% del servizio erogato dal Comune. Quello è il grande sostegno che la Regione fornisce per questo tipo di servizi poi però c'è il bilancio comunale che, per tutto il settore, si aggira oltre i 10 milioni di euro. I 2-3 milioni del Piano sono una boccata d'ossigeno per il distretto perché su certe misure si può contare solo sulle risorse regionali”.
Un incontro dunque fattivo e positivo?
“E' durato un paio d'ore e mi ha fatto molto piacere la partecipazione e l'interesse dimostrati dai rappresentanti del terzo settore, tra cui la Asl. Abbiamo avuto anche modo di presentare il nostro assessorato e il lavoro già fatto in questi primi mesi con le risorse reperite dall'assestamento di bilancio: dai 10 posti nido alla riattivazione dell'assistenza domiciliare per lo scorrimento della lista d'attesa e anche illustrare la serie di proposte che intendiamo portare avanti come la ristrutturazione di alcuni locali di proprietà comunale per metterli a sistema con le associazioni. Mi farebbe piacere che nei prossimi anni, prima dell'assestamento di bilancio, ci si possa incontrare per valutare insieme il da farsi”.