ANNO 16 n° 272
Detenuto ucciso in carcere, un agente della penitenziaria sceglie l'abbreviato
31/03/2022 - 12:33

di Andrea Stefano Marini Balestra

VITERBO - Nell’udienza davanti al Giudice per l’udienza preliminare, Savina Poli, è partito il processo a carico di due agenti di polizia penitenziaria operanti presso il carcere di Mammagialla accusati di concorso in omicidio colposo in relazione la morte del detenuto Giovanni Delfino massacrato a colpi di sgabello dal compagno di cella, un indiano malato di mente.

Infatti, l’accusa per gli agenti di polizia penitenziaria è stata da parte della Procura quella di mancata diligenza, imprudenza ed imperizia per non aver tenuto segregato il detenuto indiano riconosciuto dai medici come necessitato di grande sorveglianza, nonché isolamento, perché affetto da gravi turbe psichiche.

Le conseguenze della mancata “grande sorveglianza”, anzi la restrizione del detenuto insieme ad un altro, secondo l’accusa, è stata la causa della morte di Giovanni Delfino, colpito a morte per futili motivi dal soggetto ritenuto pericoloso.

Una grave svista degli agenti che oggi li ha portati davanti al Tribunale.

Nell’udienza preliminare si sono costituiti parti civili i parenti del defunto, dalla madre 83enne al fratello, la sorella, la moglie, il figlio ed anche due nipotini minori di età tutti assistiti dall’avv. Pirone del foro di Roma.

Uno dei due indagati, ha preferito richiedere il giudizio abbreviato per poter godere dei benefici di pena in ipotesi di condanna.

Il procedimento davanti al Gup, però, non si è ancora concluso perché alla data della prossima udienza del 19 maggio, il Giudice scioglierà la riserva sulla richiesta dell’abbreviato ed affronterà altre questioni relative la costituzione parte civile.

 






Facebook Twitter Rss