

VITERBO - Presunto pestaggio nel carcere di Mammagialla, dieci agenti della polizia penitenziaria restano in attesa dell'udienza preliminare.
Verrà rinviata d'ufficio l'udienza che era in programma per oggi di fronte al gup Francesco Rigato: a causa delle restrizioni Covid, per loro, rappresentati dagli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Roberto e Francesco Massatani, ci sarà ancora da aspettare.
Era il dicembre del 2018 quando il detenuto 32enne Giuseppe De Felice denunciò di essere stato pestato da una decina di poliziotti dopo una perquisizione che mise a soqquadro la sua cella nel carcere di Mammagialla. E di essere poi stato spedito in isolamento senza nemmeno passare in infermeria.
A raccontare per prima la presunta violenza la moglie dell'uomo, alla quale lui stesso confidò quanto accaduto: prima la sua cella sarebbe stata messa sottosopra dagli agenti, poi uno di loro avrebbe chiamato in disparte De Felice sulle scale e lì una decina di agenti con il volto coperto lo avrebbero pestato a sangue.
Per quell'aggressione, De Felice perse l'udito, riportando un'edema del condotto uditivo destro e un trauma costale, con contusione toracica destra.
''L’ho visto con il volto tumefatto – disse la moglie al quotidiano ''Il Dubbio'' – pieno di lividi e con il sangue all’occhio sinistro. Ho cominciato a urlare, ma mi ha detto di smettere perché ha paura di subire altre ritorsioni”.
Tutti gli indagati devono rispondere di lesioni personali aggravate, perchè come si legge negli atti ''in concorso tra loro e con premeditazione, abusando della qualità di ciascuno rivestita di agente di polizia penitenziaria, approfittando di circostanze tali da ostacolare la privata difesa (quali lo stato di detenzione delle vittime e l'assenza di videocamere nei luoghi dove si sono svolti i fatti), percosso De Felice, cagionando allo stesso lesioni personali e segnatamente, tra l'altro, edema condotto uditivo destro, trauma costale e contusione toracica destra''. Solamente tre di loro devono rispondere anche di falso e calunnia.