ANNO 16 n° 275
Detenuto morto overdose, la denuncia: ĞLa famiglia aspetta la salma da 9 mesiğ
20/11/2012 - 09:41

Un giovane detenuto romano muore a Regina Coeli per un’overdose. A dieci mesi di distanza la salma, conservata in precarie condizioni in un deposito a Prima Porta, non è stata ancora messa a disposizione della famiglia. Niente funerale per Tiziano De Paola, di 29 anni, morto l’11 febbraio del 2012. La denuncia del Garante regionale dei detenuti Angiolo Marroni. Il direttore di Regina Coeli Mauro Mariani dice: «Non dipende più da noi, però per quanto sappiamo nell’inchiesta un altro detenuto ha ammesso di aver ceduto lo stupefacente alla vittima. Francamente non sappiamo perché a tutt’oggi la salma non sia stata riconsegnata alla famiglia».

GLI ESAMI SULLA SALMA - «Da dieci mesi una famiglia aspetta, invano, che l’autorità giudiziaria decida di autorizzare i funerali del proprio caro, deceduto per overdose nel carcere di Regina Coeli – ha denunciato il Garante dei detenuti -. Le indagini tutt’ora in corso non possono assolutamente giustificare questa situazione. Bisogna tenere in debito conto che, oltre alla perdita traumatica di un proprio caro, una famiglia sta vivendo il dramma di non poterlo piangere per un ultimo saluto». A quanto appreso dai collaboratori del Garante, sulla salma sono stati effettuati subito esami e rilievi autoptici ma una serie di contrattempi hanno dilatato oltre il lecito i tempi per la restituzione del corpo alla famiglia: prima un supplemento di indagini richiesto dalla difesa dell’indagato, poi la circostanza che la cremazione che si vorrebbe effettuare renderebbe impossibile ogni ulteriore esame, infine, una perizia ancora da effettuare sugli ovuli di droga trovati all'imputato.

A PRIMA PORTA - Nel frattempo, da oltre otto mesi la salma è ancora momentaneamente allocata in una cassa provvisoria nel «Deposito cremazioni» del cimitero di Prima Porta senza che, per altro, si siano effettuate procedure di conservazione organica della stessa. Insomma, anche per eventuali nuovi esami, il corpo del detenuto per lo stato in cui versa non è più ormai in grado di offrire risposte precise. «Fermo restando il diritto della Procura di svolgere le indagini e quello degli imputati di difendersi - ha aggiunto il Garante dei Detenuti del Lazio, Angiolo Marroni - non possiamo non considerare ciò che sta accadendo un ennesimo caso di malagiustizia nei confronti di un detenuto morto e della sua famiglia, moglie e due bambini, cui viene negato il diritto di poter piangere, per l’ultima volta, il proprio congiunto». Il direttore del carcere in cui è morto il De Paolo, Mauro Mariani, spiega: «Purtroppo un detenuto portatore di ovuli, nonostante i controlli effettuati al Grassi, è arrivato a Regina Coeli con alcuni ovuli in corpo. E’ un africano e mi risulta che abbia ammesso la sua responsabilità. Comunque questa vicenda non dipende più dall’amministrazione del carcere ma dalla magistratura».

corriere.it






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